Il nome György Tarr non è famoso quanto quello del fratello, ma nel suo mondo è uno che conta.
È nato a Budapest nel 1959, è un pittore e restauratore e da decenni lavora quasi sempre in silenzio, sulle impalcature, dentro chiese fredde d’inverno e palazzi che profumano di calce e solventi.
Il suo legame con la cronaca di questi giorni è evidente: György è il fratello minore di Béla Tarr, il grande regista ungherese, morto da poco a 70 anni dopo una lunga e difficile malattia. Uno davanti alla macchina da presa, l’altro con gli occhi a pochi centimetri dagli affreschi.
Una famiglia tutta immersa nell’arte
In casa Tarr l’arte non era una parola astratta. Era il lavoro di tutti i giorni.
Il padre, Béla Tarr senior, era scenografo e disegnatore di scene teatrali.
La madre, Mari Tarr, per una vita è stata suggeritrice a teatro: sempre lì, nascosta, a tenere il filo delle battute degli attori.
Dentro questo ambiente crescono due figli che prendono strade diverse ma non opposte:
- Béla Tarr (1955) sceglie il cinema, diventa regista di culto, costruisce film lunghi, lenti, ipnotici.
- György Tarr (1959) si innamora delle pareti dipinte, dell’intonaco, dei colori da riportare alla luce.
Si potrebbe dire che uno ha lavorato sul tempo del presente, l’altro su quello del passato, ma entrambi hanno avuto a che fare con immagini, luce, superfici.
Gli anni della formazione
György cresce a Budapest, fra scuole, teatri e laboratori. Da ragazzo entra in ambienti dove si disegna, si dipinge, si costruisce.
Il percorso, a grandi linee, è questo:
- studia in una scuola di arti figurative e applicate, dove impara il mestiere di base: disegno, anatomia, materiali;
- lavora nel laboratorio di pittura dell’Opera di Stato Ungherese, dove si occupa di fondali e scenografie, superfici grandi da leggere anche da lontano;
- entra in una squadra di restauratori che si muove su chiese ed edifici storici, e lì capisce che il suo posto è proprio su quei ponteggi;
- prosegue con gli studi all’Accademia Ungherese di Belle Arti, con una specializzazione precisa: restauro di pittura murale.
È un percorso progressivo, molto concreto. Prima la pratica, poi i titoli. Quando comincia a firmare restauri in autonomia alle spalle ha già anni di lavoro “da apprendista” sulle spalle.
Che lavoro fa
Dire che György Tarr è un restauratore può sembrare generico. In realtà il suo campo è abbastanza preciso: affreschi e decorazioni murali, soprattutto in ambito sacro.
Nel corso della sua carriera ha lavorato su:
- santuari mariani,
- cattedrali e chiese parrocchiali,
- palazzi vescovili,
- residenze storiche con soffitti e pareti dipinti.
Il tipo di intervento è sempre simile, ma ogni cantiere è diverso. Si parte da superfici spesso sporche, annerite, con intonaco che si stacca e colori quasi scomparsi.
Il lavoro di György è fatto di passaggi lenti:
- pulire piano, senza graffiare;
- consolidare l’intonaco e la pellicola pittorica;
- fermare le parti che stanno per cadere;
- ricostruire solo dove serve, con integrazioni leggere che non cancellano l’originale.
Il risultato finale, quando va bene, è una chiesa o una sala che sembrano tornate vive ma non “rifatte”, con le tracce del tempo ancora visibili.
Il cantiere simbolo: un palazzo vescovile barocco
Tra i tanti lavori di György Tarr, uno dei più rappresentativi è quello in un palazzo vescovile barocco, un complesso grande e pieno di stanze decorate.
Lì ha seguito per anni:
- il restauro di una sala d’onore con un enorme affresco di soffitto,
- gli interventi su pareti dipinte, cornici, elementi decorativi,
- il recupero di interi cicli pittorici messi alla prova da umidità e incuria.
Parliamo di metri e metri di pittura. Ore e ore passate su armature d’acciaio, in equilibrio, con pennelli sottili in mano e lampade puntate sulle zone più danneggiate.
È un tipo di lavoro che difficilmente compare nei grandi giornali internazionali, ma che per le diocesi, per le comunità e per gli storici dell’arte conta moltissimo.
Il nome di György, in quel contesto, è associato a un restauro considerato esemplare, rispettoso dell’originale e tecnicamente solido.
Vita privata e riconoscimenti locali
Il profilo pubblico di György Tarr è discreto. Non è un artista che cerca l’esposizione personale continua, non gira festival, non sale sui palchi a ritirare premi sotto i riflettori.
Si sa però che:
- è sposato con Erika Tarr, che lavora nel giornalismo,
- ha tre figli,
- ha ricevuto in alcuni paesi ungheresi il titolo di cittadino onorario per i restauri realizzati nelle chiese e nei mausolei locali.
Sono riconoscimenti che arrivano spesso nelle piccole comunità: lo conoscono perché lo hanno visto lavorare per mesi in chiesa, in sacrestia, nelle sale adiacenti. Quando il cantiere finisce, il paese resta con un interno completamente cambiato e un nome da ringraziare.
Il legame con Béla Tarr e la sua morte recente
Impossibile parlare di György senza citare Béla Tarr.
Béla, il fratello maggiore, è morto di recente, a 70 anni, dopo una lunga malattia che negli ultimi tempi lo aveva allontanato dai festival e dalle scene pubbliche. È stato salutato come uno dei grandi maestri del cinema europeo, uno che ha cambiato il modo di raccontare il tempo e lo spazio sullo schermo.
György ha vissuto questa storia da dentro, come familiare e come artista.
Nelle biografie del regista, quando si racconta la famiglia, il suo nome compare sempre: fratello minore, restauratore, impegnato a rimettere in sesto immagini che esistono da secoli mentre Béla ne creava di nuove.
Ora che il regista non c’è più, la figura di György resta come un altro tassello di quella famiglia di artisti: meno visibile, ma legato allo stesso universo di lavoro silenzioso e di attenzione ai dettagli.
FAQ su György Tarr
Chi è György Tarr?
È un pittore e restauratore ungherese, nato nel 1959 a Budapest, specializzato in affreschi e decorazioni murali in chiese e palazzi storici.
Che rapporto ha con Béla Tarr?
È il fratello minore del regista Béla Tarr, morto di recente a 70 anni dopo una lunga malattia. Uno lavora nel cinema, l’altro nel restauro dell’arte sacra.
Di cosa si occupa esattamente nel suo lavoro?
Si occupa di pulire, consolidare e restaurare affreschi e pitture murali, soprattutto in edifici religiosi e dimore storiche. Lavora su volte, soffitti, pareti dipinte e decorazioni complesse.
Ha ricevuto premi o riconoscimenti?
Sì, in alcuni paesi ungheresi dove ha restaurato chiese e mausolei è stato nominato cittadino onorario, come segno di gratitudine per il suo contributo al patrimonio locale.
Perché se ne parla adesso?
Perché la morte recente di Béla Tarr ha riportato in primo piano la storia della famiglia, e con lei anche la figura di György, che da anni lavora in un altro campo artistico, lontano dai riflettori ma molto vicino alle opere d’arte che tutti vedono entrando in una chiesa o in un palazzo storico.

Sono giornalista pubblicista laureata in letteratura e content manager con una grande passione per la scrittura






