La notte di Capodanno al Le Constellation di Crans-Montana doveva chiudersi con musica alta, risate e neve fuori dal locale. È finita con decine di morti e oltre cento feriti, una delle tragedie più dure vissute dalla Svizzera negli ultimi anni.
Dentro quel seminterrato trasformato in trappola c’era un uomo che molti ragazzi avevano imparato a riconoscere all’ingresso: Stefan Ivanović, 31 anni, addetto alla sicurezza del locale. Serbo di origine, con cittadinanza svizzera, è morto facendo quello che per lui era naturale: aiutare gli altri a uscire e tornare indietro tra le fiamme per salvarne ancora.
Le origini di Stefan Ivanović
Si chiamava Stefan Ivanović, aveva 31 anni ed era buttafuori al Constellation, il locale del momento a Crans-Montana.
Le ricostruzioni lo descrivono come:
- serbo di origine, legato alla zona di Valjevo
- serbo–svizzero per passaporto, residente in Svizzera da anni
- fisico imponente, ma carattere tranquillo, molto rispettato da chi frequentava il locale
Chi lo conosceva parla di un ragazzo che lavorava tanto, sempre presente all’ingresso, pronto a fare da filtro ma anche a scambiare una parola con i clienti abituali.
Per la famiglia nei Balcani era il parente che aveva trovato fortuna all’estero; per i ragazzi di Crans-Montana, il volto familiare che ti accoglieva all’entrata del seminterrato.
La notte dell’incendio al Constellation
Pochi minuti dopo la mezzanotte del 1° gennaio 2026, la festa nel seminterrato del Constellation cambia volto.
Nella sala si usano fontane pirotecniche o scintille scenografiche sulle bottiglie di champagne. Le fiamme raggiungono il materiale fonoassorbente del soffitto, altamente infiammabile. Nel giro di istanti il locale si riempie di fumo denso e fuoco, il calore diventa insopportabile, il soffitto inizia a cedere.
In quel momento Stefan è di servizio all’ingresso. Una cliente lo avvisa che nella sala sotto sta andando a fuoco qualcosa. Da lì le testimonianze convergono su una sequenza precisa:
- Stefan si dirige verso il seminterrato
- aiuta i ragazzi a salire verso l’esterno, spingendoli verso la scala e urlando di uscire
- accompagna fuori un primo gruppo di giovani
- invece di fermarsi, torna giù per verificare chi è rimasto bloccato
È in questo secondo rientro che sparisce alla vista di tutti. In mezzo al fumo nero, alle fiamme e alla calca che tenta di fuggire, il buttafuori che aveva fatto uscire decine di persone rimane intrappolato.
Le ore di attesa e la conferma della morte
Per ore, Stefan risulta disperso.
Il suo telefono squilla, ma nessuno risponde. La famiglia si aggrappa a questa piccola speranza: forse è in ospedale, forse non può comunicare ma è vivo. Dall’altra parte, i soccorsi continuano a lavorare tra le macerie del seminterrato.
Nei giorni successivi vengono raccolti campioni di DNA dai familiari e confrontati con i resti trovati nel locale. È un passaggio doloroso ma necessario.
Alla fine arriva la certezza: il corpo di Stefan Ivanović è tra quelli recuperati nel rogo del Constellation.
Il trentunenne serbo–svizzero è ufficialmente una delle vittime della strage.
“Ha salvato dei ragazzi”: come lo ricordano
Dopo la conferma della morte, il nome di Stefan Ivanović inizia a comparire ovunque.
I giornali svizzeri e quelli serbi lo definiscono il buttafuori morto salvando vite, raccontando che ha accompagnato fuori diversi giovani prima di rientrare nel locale ormai avvolto dalle fiamme.
Amici, colleghi e sopravvissuti sottolineano alcuni punti:
- era molto conosciuto a Crans-Montana
- nei momenti di tensione sapeva mantenere la calma
- quella notte non ha pensato a se stesso, ma a chi era rimasto giù
Giovani che erano al Constellation raccontano di essersi visti spingere verso l’uscita da un “gigante buono” che li ha letteralmente portati fuori dalla sala, mettendo il proprio corpo tra loro e le fiamme.
Per loro, oggi, Stefan è un eroe nel senso più concreto del termine: senza quel gesto, qualcuno di loro non sarebbe vivo.
Il locale, le uscite e i nodi aperti
Per capire quanto fosse rischioso il suo gesto, basta guardare ai dettagli emersi sulle condizioni del locale.
Il Constellation era:
- un seminterrato con una sola scala stretta come accesso principale
- dotato di materiali fonoassorbenti infiammabili sul soffitto
- un ambiente dove si utilizzavano effetti pirotecnici sulle bottiglie in uno spazio chiuso
Ex dipendenti e testimoni parlano di:
- uscita d’emergenza non sempre utilizzabile
- estintori difficili da raggiungere
- poca chiarezza sulle procedure in caso di incendio
In un contesto del genere, un addetto alla sicurezza che rientra volontariamente nella sala in fiamme sceglie di mettersi nel punto più pericoloso dell’intero edificio, mentre tutti gli altri cercano di salire verso la scala.
La raccolta fondi per riportarlo a casa
Dopo l’identificazione, in Svizzera viene lanciata una raccolta fondi a nome di Stefan Ivanović.
L’obiettivo è:
- coprire le spese per il rimpatrio della salma in Serbia
- sostenere la famiglia, che si trova a gestire, oltre al lutto, anche i costi pratici di un funerale da organizzare tra due Paesi diversi
Il viaggio di ritorno verso la sua terra d’origine diventa un ultimo gesto collettivo: un modo per ringraziare chi, quella notte, ha messo la vita degli altri davanti alla propria.
Crans-Montana dopo il rogo: indagini e memoria
Intorno alla tragedia del Constellation si muovono ora diversi livelli:
- le indagini penali sulle responsabilità dei gestori del locale
- il dibattito sulle norme di sicurezza nei locali chiusi
- le richieste di giustizia da parte delle famiglie delle vittime
Tra le tante storie spezzate ci sono quelle dei ragazzi e dei lavoratori che erano lì solo per fare il loro turno.
Il nome di Stefan Ivanović resta legato a un’immagine precisa: quella di un uomo che, invece di correre verso l’uscita, ha scelto di tornare indietro per dare una possibilità in più a chi non ce la stava facendo.
Domande frequenti su Stefan Ivanović
Chi era Stefan Ivanović?
Era un addetto alla sicurezza / buttafuori di 31 anni, di origine serba e con cittadinanza svizzera, che lavorava al locale Le Constellation di Crans-Montana.
Dove si trovava durante l’incendio?
Era di servizio all’ingresso del locale. Quando ha saputo che nel seminterrato c’era un incendio, è sceso e ha cominciato ad aiutare i ragazzi a uscire.
Perché viene definito un eroe?
Perché ha accompagnato fuori diversi giovani dalla sala in fiamme e poi è rientrato ancora nel locale, dove è rimasto intrappolato. Testimoni e sopravvissuti attribuiscono a lui il salvataggio di più persone.
Come è stata confermata la sua morte?
Dopo ore in cui risultava disperso, la sua morte è stata confermata tramite identificazione con DNA, confrontando i campioni della famiglia con i resti trovati nel locale.
Cosa sta succedendo ora per lui e per la sua famiglia?
È stata organizzata una raccolta fondi per riportare il corpo in Serbia e sostenere la famiglia nelle spese. Stefan verrà sepolto nel suo Paese d’origine, accompagnato dal riconoscimento, in Svizzera e nei Balcani, del suo gesto di puro coraggio.
In mezzo a carte, numeri e responsabilità, la storia di Stefan Ivanović rimane quella di un uomo che, in pochi secondi, ha scelto di fare ciò che sentiva giusto: restare, aiutare, tornare indietro, anche quando per lui non c’era più alcuna garanzia di uscire vivo da quel seminterrato.

Sono giornalista pubblicista laureata in letteratura e content manager con una grande passione per la scrittura






