La notizia è arrivata come un colpo secco nel mondo del giornalismo sportivo: Alessandro Tiberti è morto a 61 anni.
Per chi vive di sport davanti alla tv, forse il suo nome non era tra i più chiacchierati. Ma dentro Rai Sport, soprattutto nella redazione che segue sport olimpici e paralimpici, Tiberti era molto più di una firma: era un punto di riferimento, un vicecaporedattore rispettato e, prima ancora, un collega stimato.
Proviamo a raccontare chi era davvero questo giornalista, cosa ha fatto in oltre venticinque anni di carriera in Rai e perché la sua scomparsa ha lasciato un vuoto così forte.
Le origini: la gavetta tra radio romane e tv locali
Prima di diventare “quello di Rai Sport”, Alessandro Tiberti è passato da dove, in Italia, sono passati tanti cronisti sportivi: le radio romane.
Microfoni piccoli, studi stretti, ma una palestra perfetta per:
- allenare la voce,
- imparare i tempi della cronaca,
- capire cosa vuol dire tenere compagnia agli appassionati mentre la partita scorre.
In quegli anni si avvicina in particolare al basket, uno sport che resterà una delle sue grandi passioni.
Dopo l’esperienza in radio, arrivano le tv locali e tematiche:
- Teleroma 56,
- Videomusic,
- Persona TV,
tappe che raccontano un percorso lento ma costante, da chi non cerca scorciatoie: si sale un gradino alla volta, e ogni gradino è un pezzo di mestiere in più.
Nel 1993 diventa giornalista professionista. Da lì in poi, la strada verso la Rai non è più solo un sogno.
L’arrivo in Rai Sport e il ruolo da vicecaporedattore
Il salto di qualità arriva con l’ingresso in Rai Sport.
Non parliamo di un semplice redattore: col passare degli anni, Tiberti diventa vicecaporedattore della redazione Sport Olimpici e Paralimpici.
Questo significa una cosa molto chiara: era uno di quelli che organizzano il racconto dei grandi eventi, che decidono:
- che taglio dare a un servizio,
- quali storie mettere in scaletta,
- quali discipline raccontare e in che modo.
Nel corso della sua carriera in Rai ha fatto un po’ di tutto:
- caposervizio,
- conduttore,
- telecronista di basket e baseball,
- inviato,
- volto e voce di Rai Sport in più contesti.
Non era il tipo che cerca la luce dei riflettori a ogni costo, ma chi lavorava con lui lo descrive come un professionista rigoroso, attento ai dettagli, con una grande cura per la preparazione e per la correttezza delle informazioni.
Olimpiadi, sport “minori” e lo sguardo oltre il risultato
Uno dei tratti che emerge con più forza dai ricordi dei colleghi è il suo rapporto con gli sport olimpici e paralimpici.
Mentre la grande platea guarda quasi solo calcio, Tiberti ha passato anni a dare spazio a discipline spesso considerate “minori”, ma che in realtà sono l’anima vera dei Giochi Olimpici:
- atletica,
- nuoto,
- ginnastica,
- sport di squadra fuori dal calcio,
- e tutto il mondo paralimpico, con le sue storie di fatica, rinascita e resilienza.
Chi ha lavorato con lui racconta che non gli interessava solo il “chi ha vinto”.
Gli interessava cosa c’era dietro:
- la storia dell’atleta,
- il percorso,
- il sacrificio,
- i dettagli tecnici che fanno capire allo spettatore perché una gara è stata speciale, al di là del cronometro.
Negli anni ha seguito più edizioni dei Giochi Olimpici, sia estivi che invernali, con il lavoro di chi mette insieme dirette, servizi, collegamenti e approfondimenti in una macchina enorme come quella della Rai.
Il rapporto con il mondo sportivo e i riconoscimenti
Il nome Alessandro Tiberti non circolava solo nei corridoi di Rai Sport.
Nel tempo è diventato una presenza riconoscibile anche in tanti contesti:
- eventi sportivi nazionali,
- gala e premiazioni,
- manifestazioni dedicate a discipline meno mediatizzate.
In alcune occasioni è stato anche premiato come giornalista durante serate di gala, ad esempio in eventi legati al mondo delle bocce e ad altre realtà sportive che raramente trovano spazio nei grandi titoli dei giornali.
È il profilo classico del cronista che, invece di vivere solo di prime pagine, si sporca le mani tutti i giorni con appuntamenti “di nicchia”, dando dignità alle storie che rischiano di passare sotto traccia.
Vita privata: i figli e il dolore di chi resta
Della vita privata di Alessandro Tiberti sappiamo pochissimo, e questo, in un certo senso, è già un segnale: era una persona che teneva separati lavoro e famiglia.
C’è però un dettaglio che torna nelle note di cordoglio ed è forse quello più importante: Tiberti lascia due figli, Lavinia e Gabriele.
Le associazioni di categoria, come i giornalisti sportivi e i colleghi di Rai Sport, nelle loro note pubbliche rivolgono un pensiero diretto a loro, con parole molto semplici: un abbraccio, la vicinanza di una comunità professionale che, al di là dei ruoli, resta fatta di persone.
Sulle cause della morte non è stato diffuso nulla di preciso:
- non ci sono indicazioni ufficiali su una malattia specifica,
- non ci sono riferimenti a incidenti,
- le note parlano di “scomparsa” e di “profondo cordoglio”.
In assenza di dati ufficiali, è giusto fermarsi qui, senza inventare diagnosi o scenari che non esistono nelle fonti.
Come lo ricordano i colleghi
Se si guarda alle parole scelte da chi ha lavorato con lui, i tratti che tornano più spesso sono tre:
- Professionalità: preparazione, rigore, attenzione alle notizie.
- Umanità: disponibilità, capacità di fare da riferimento ai colleghi più giovani, equilibrio nei momenti di tensione redazionale.
- Passione per lo sport: non solo per i grandi nomi, ma per tutte quelle discipline che popolano il programma olimpico e paralimpico e che spesso vivono di riflesso rispetto ai grandi mainstream.
Nelle righe dei comunicati, tra una formula istituzionale e l’altra, passa chiaro il messaggio: con Alessandro Tiberti non se ne va solo un giornalista di Rai Sport, ma un pezzo di memoria professionale di un reparto che lavora da anni dietro le quinte per raccontare lo sport italiano al pubblico generalista.
FAQ su Alessandro Tiberti
Chi era Alessandro Tiberti?
Era un giornalista sportivo di Rai Sport, vicecaporedattore della redazione Sport Olimpici e Paralimpici. In oltre venticinque anni di carriera in Rai ha lavorato come caposervizio, conduttore, telecronista e inviato.
Quanti anni aveva Alessandro Tiberti quando è morto?
Al momento della morte, Alessandro Tiberti aveva 61 anni.
Di cosa è morto Alessandro Tiberti?
Le note ufficiali e i comunicati delle associazioni giornalistiche parlano solo di “scomparsa” e di cordoglio. Non è stata resa pubblica una causa precisa, quindi non ci sono informazioni affidabili su eventuale malattia o incidente.
Che cosa seguiva in Rai Sport?
Tiberti lavorava soprattutto nell’area degli sport olimpici e paralimpici. Ha seguito numerose edizioni dei Giochi, occupandosi anche di telecronache di basket e baseball e di approfondimenti su discipline spesso definite “minori”.
Alessandro Tiberti aveva moglie e figli?
Dai messaggi di cordoglio emerge chiaramente che lascia due figli, Lavinia e Gabriele. Sulla figura della moglie o su altri dettagli privati non ci sono informazioni ufficiali rese pubbliche.
“Head Staff”, giornalista pubblicista laureata in letteratura, amo scrivere e apprendere costantemente cose nuove. Trovo che il mestiere del giornalista sia uno dei più affascinanti che esistano. Ti consente di apprendere, di conoscere il mondo, farti conoscere e di entrare in simbiosi con il lettore






