Base jumper morto sul Monte Brento oggi 5 gennaio: cosa è successo in Trentino e perché quella parete è così estrema

Serena Comito

Base jumper morto sul Monte Brento oggi 5 gennaio: cosa è successo in Trentino e perché quella parete è così estrema

Questa mattina il Monte Brento si è svegliato con l’ennesima tragedia.
Un lancio che doveva essere uno dei tanti si è trasformato in un impatto violentissimo contro la parete, davanti agli occhi dell’amico che lo stava filmando.

Un base jumper residente a Vienna, di origine austriaca, è morto dopo essersi lanciato dal Monte Brento, in Valle del Sarca, nel territorio di Dro (Trentino). L’incidente è avvenuto intorno alle 9 del mattino di oggi, 5 gennaio 2026.

Di seguito ricostruiamo cosa sappiamo finora, come si sono mossi i soccorsi e perché quella parete è considerata uno dei luoghi più spettacolari ma anche più pericolosi per il base jumping.

Chi era il base jumper morto sul Monte Brento

Al momento le fonti ufficiali parlano di un uomo austriaco, residente a Vienna. Il nome non è stato ancora diffuso, in attesa delle procedure formali di identificazione e dell’avviso ai familiari.

Secondo le prime ricostruzioni, l’uomo era un appassionato di sport estremi e si trovava in Trentino proprio per lanciarsi dal Monte Brento, considerato una sorta di “tempio” del base jumping. Non era da solo: con lui c’era un amico, anche lui nella zona del salto, che stava riprendendo il volo con una telecamera dal punto di lancio.

La dinamica dell’incidente sul Monte Brento

La scena, per come la raccontano giornali locali e soccorritori, è brutale.

  • Il jumper si lancia dal punto di salto noto come “exit Spartacus”, un dente di roccia molto usato dai base jumper sul versante del Monte Brento.
  • Pochi istanti dopo il lancio, perde il controllo della traiettoria.
  • Invece di proseguire in volo pulito verso la valle, finisce lungo un pendio scosceso della parete rocciosa sottostante, schiantandosi con grande violenza.

L’amico che lo stava filmando capisce subito che qualcosa è andato storto: il volo si interrompe troppo in fretta, la traiettoria non è quella di un normale salto controllato. È lui a chiamare il Numero Unico di Emergenza 112, intorno alle 9 del mattino, lanciando l’allarme e indicando la zona dell’impatto.

Le cause precise – errore di valutazione, problema tecnico all’attrezzatura, turbolenze – saranno oggetto di accertamenti, ma al momento tutte le fonti concordano su un punto: l’uomo ha perso il controllo del volo e non ha avuto scampo.

I soccorsi e il recupero della salma

Ricevuta la chiamata dell’amico, la centrale operativa attiva subito la macchina dei soccorsi:

  • decolla l’elicottero di soccorso,
  • vengono mobilitati i tecnici del Soccorso Alpino e Speleologico Trentino, in particolare la stazione di Riva del Garda, abituata a intervenire su questo tipo di incidenti.

L’elicottero individua la sagoma del jumper sul pendio sotto la parete del Monte Brento, nella zona di Gaggiolo di Dro, punto di atterraggio classico per i lanci in tuta alare e base jump dalla montagna.

Tecnico di elisoccorso ed équipe sanitaria vengono verricellati sul posto. Ma quando raggiungono l’uomo, non c’è più nulla da fare: le lesioni riportate nell’impatto sono incompatibili con la vita. I sanitari non possono che constatarne il decesso.

Dopo il nulla osta dell’autorità giudiziaria, il corpo viene recuperato e trasportato in elicottero a valle, sempre in località Gaggiolo, dove si chiudono le operazioni e viene avviata la parte formale di indagine e identificazione.

Perché il Monte Brento è così cercato dai base jumper (e così pericoloso)

Chi frequenta il mondo del base jumping conosce il nome Monte Brento anche se non è mai stato in Trentino.

Parliamo di una montagna di circa 1.545 metri, affacciata sulla Valle del Sarca e sulla zona delle Marocche di Dro, famosa per la sua parete strapiombante e per i lanci con tuta alare che terminano nei campi di atterraggio del Gaggiolo.

Negli ultimi vent’anni il Brento è diventato:

  • una delle mete più frequentate da jumper italiani e stranieri,
  • un nome ricorrente nei video di sport estremi,
  • ma anche teatro di numerosi incidenti mortali, legati proprio alla combinazione di pareti verticali, forte esposizione e margini di errore ridottissimi.

Basta un’apertura del paracadute leggermente ritardata, una turbolenza al momento sbagliato, una traiettoria calcolata male, e la distanza fra atleta e roccia si annulla in pochi secondi.

Seconda tragedia in pochi giorni tra Val di Ledro e Brento

La morte del base jumper austriaco oggi non è un episodio isolato. È la seconda tragedia in pochi giorni legata a lanci estremi nella stessa area geografica.

Il 1° gennaio 2026, un base jumper sloveno di 39 anni è morto lanciandosi da Cima Capi, tra la Val di Ledro e il lago di Garda, sempre in Trentino. Poco dopo il salto, ha impattato contro la parte alta della parete, rimanendo appeso con la vela a due alberi a circa 600 metri di quota; quando i soccorsi sono arrivati, non c’era più nulla da fare.

Telegiornali e siti locali sottolineano come il 2026 si sia aperto con una serie ravvicinata di incidenti legati a tuta alare e base jump proprio tra Val di Ledro e Monte Brento, confermando quanto questa zona sia amata dagli appassionati ma anche crudelmente selettiva.

Sport estremo, margine di errore minimo

Ogni volta che esplode una notizia con titoli tipo “base jumper morto oggi” torna la stessa domanda: ha senso rischiare così tanto?

Per chi pratica questa disciplina, il base jump è una combinazione di:

  • calcolo millimetrico,
  • gestione della paura,
  • conoscenza del vento e delle correnti,
  • fiducia totale nell’attrezzatura.

Ma, al di là dell’adrenalina, resta un dato: è uno degli sport con il tasso di mortalità più alti in assoluto. E quando si parla di pareti come quelle del Monte Brento, il margine tra un volo perfetto e un impatto letale si misura in micro–errori.

FAQ sull’incidente del base jumper morto oggi sul Monte Brento

Dove è avvenuto l’incidente del base jumper morto il 5 gennaio 2026?
Sul Monte Brento, in Valle del Sarca, nel comune di Dro (Trentino). Il salto è partito dall’exit Spartacus, uno dei punti più usati dai base jumper per lanciarsi dalla parete.

Chi era la vittima?
Si tratta di un uomo di origine austriaca, residente a Vienna. Al momento le autorità non hanno diffuso ufficialmente le sue generalità complete, in attesa delle procedure formali.

Cosa è successo durante il salto?
Pochi attimi dopo il lancio dal Monte Brento, il jumper avrebbe perso il controllo della traiettoria, finendo lungo un pendio scosceso della parete rocciosa. L’amico che lo stava filmando ha chiamato subito il 112, ma i soccorsi, arrivati in elicottero, hanno potuto solo constatare il decesso.

Quanti incidenti recenti ci sono stati nella stessa zona?
Questa è la seconda vittima in pochi giorni: il 1° gennaio un base jumper sloveno di 39 anni è morto lanciandosi da Cima Capi, tra la Val di Ledro e il Garda, sempre in Trentino.

Perché il Monte Brento è così famoso tra i base jumper?
Per la sua parete strapiombante, l’esposizione e la possibilità di effettuare lanci spettacolari con tuta alare, con atterraggio nei campi di Gaggiolo. Negli ultimi vent’anni è diventato una meta internazionale per il base jumping, ma anche un luogo segnato da diversi incidenti mortali.