Lutto a Ischia, morto Giovan Giuseppe “Zio Peppe” Mancusi: se ne va il cuoco che faceva sentire tutti a casa

Serena Comito

Lutto a Ischia, morto Giovan Giuseppe “Zio Peppe” Mancusi: se ne va il cuoco che faceva sentire tutti a casa

A Ischia basta dire “Zio Peppe” e non servono altre spiegazioni.
Dietro quel soprannome c’era Giovan Giuseppe Mancusi, 75 anni, chef e ristoratore, uno di quei volti che sembravano appartenere all’isola tanto quanto il porto, il Castello Aragonese o il profumo di fritto di mare nelle sere d’estate. È morto dopo essere stato colpito da un ictus e trasferito d’urgenza in terraferma. Il tentativo di salvarlo non è bastato. La notizia ha fatto in fretta il giro dei bar, delle cucine, delle chat: Ischia ha perso uno dei suoi punti di riferimento.

Chi era Giovan Giuseppe Mancusi, per tutti “Zio Peppe”

Il nome all’anagrafe era Giovan Giuseppe Mancusi, ma quasi nessuno lo chiamava così.
Per amici, clienti, colleghi era e resterà “Zio Peppe”, figura familiare, con il sorriso pronto e quella capacità tutta sua di mettere a proprio agio chiunque varcasse la soglia del locale.

Era un uomo di cucina e di relazioni. Amava parlare, raccontare, scherzare. Chi lo ha conosciuto lo descrive come una presenza costante: in sala, in cucina, in strada, sempre con qualcosa da dire e qualcuno da salutare. Non era solo il proprietario di un ristorante, era una sorta di “zio” collettivo per chi, sull’isola, aveva fame di piatti sinceri e di compagnia.

Negli anni il suo nome è diventato sinonimo di accoglienza: se ti portavano “da Zio Peppe” significava che sapevano dove farti stare bene.

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La carriera da cuoco e il “Re Mida” dei locali

La sua storia professionale è quella di uno che non ha mai avuto paura di rimboccarsi le maniche.
In cucina, Zio Peppe era rispettato e ascoltato. Non tanto per l’ossessione delle stelle o delle mode gastronomiche, quanto per la capacità di far tornare la gente. Prendeva un locale che arrancava, si metteva ai fornelli, cambiava il passo con piatti abbondanti, sapori netti, quella generosità di porzioni che fa sentire coccolati.

C’è chi lo definiva un piccolo “Re Mida” dei ristoranti: dove arrivava lui, l’atmosfera cambiava, i tavoli si riempivano, i clienti tornavano e trascinavano amici e parenti. Il suo segreto non era un ingrediente misterioso, ma un mix di mestiere, fiuto e umanità.

Dietro ai piatti c’era sempre la stessa filosofia: far uscire le persone dal ristorante più soddisfatte di come erano entrate. Non solo sazie, ma alleggerite.

Il ristorante Zio Peppe in via Leonardo Mazzella

Negli ultimi anni il suo regno era diventato il locale di via Leonardo Mazzella, a Ischia, un posto che tanti ricordavano con il vecchio nome e che lui aveva voluto ribattezzare proprio “Zio Peppe”.
Una scelta semplice e diretta: mettere sulla porta il soprannome con cui tutti lo chiamavano.

Chi entrava trovava un ambiente senza fronzoli, dove contavano di più il profumo che arrivava dalla cucina e il modo in cui venivi accolto. Non era raro vederlo spuntare dai fornelli con il grembiule, fermarsi al tavolo per due chiacchiere, controllare che tutto stesse andando come doveva.

Il ristorante era diventato un punto fermo per chi, sull’isola, cercava una cucina schietta, molto legata alla tradizione, e un clima in cui ci si sentiva ospiti più che semplici clienti.

Il carattere, le passioni, il calessino che tutti riconoscevano

La sua vita non era solo fatta di piatti e comande.
Da giovane aveva giocato a calcio, poi si era appassionato alla caccia, ma in realtà amava quasi tutto ciò che lo metteva a contatto con le persone: la tavola condivisa, le compagnie lunghe, le serate infinite tra racconti e risate.

Chi lo conosceva bene ricorda anche un’espressione che ripeteva spesso, in dialetto, per definire sé stesso:
si descriveva come “razz ’e pulicin gruoss”, un modo colorito per dire che di carattere non gli mancava nulla, né nella battuta né nella presenza.

E poi c’era il suo Calessino Piaggio, con cui girava per le strade di Ischia. Era impossibile non notarlo. Quel mezzo era quasi un’estensione del personaggio: bastava intravederlo da lontano per capire che da qualche parte, poco più avanti, ci sarebbe stato lui pronto a fermarsi a parlare con qualcuno.

Il malore improvviso e l’isola in lutto

La notizia della sua morte è arrivata come uno schiaffo.
Un ictus lo ha colpito all’improvviso. I soccorsi, la corsa in terraferma, il ricovero. Qualcuno aveva sperato che riuscisse a superare anche questa, come tante altre difficoltà affrontate nella vita. Invece no. Le cronache locali parlano di un tentativo di salvarlo che non è bastato.

Nel giro di poche ore Ischia ha iniziato a riempirsi di messaggi, ricordi, foto scattate davanti al locale, testimonianze di clienti abituali, amici di vecchia data, colleghi ristoratori.
Si parla di un’isola “colpita al cuore”, perché Zio Peppe non era solo un imprenditore, ma un pezzo di identità condivisa.

Dietro di sé lascia la moglie, i figli, i nipoti e una comunità che oggi si scopre più vuota. Per loro il dolore è quello intimo, che non può essere raccontato fino in fondo. Per il resto dell’isola è il senso di aver perso una voce, un volto, un modo di interpretare l’ospitalità che non si replica facilmente.

Domande frequenti sulla scomparsa di Giovan Giuseppe “Zio Peppe” Mancusi

Chi era Giovan Giuseppe Mancusi, detto Zio Peppe?
Era uno chef e ristoratore di Ischia, 75 anni, conosciutissimo sull’isola. Per tutti era “Zio Peppe”, volto storico della ristorazione locale e figura molto amata dalla comunità.

Com’era noto nel mondo della ristorazione?
Era considerato una sorta di “Re Mida” dei locali: dove lavorava lui, i ristoranti riprendevano vita. Ha gestito diverse attività, fino al ristorante che portava il suo nome in via Leonardo Mazzella.

Come è morto Zio Peppe?
È stato colto da un ictus ed è stato trasferito d’urgenza in terraferma per tentare di salvarlo, ma purtroppo non ce l’ha fatta.

Che tipo di locale era il ristorante Zio Peppe?
Era un ristorante dal clima familiare, con cucina legata alla tradizione e porzioni generose. Il punto forte non era solo il cibo, ma l’atmosfera creata da Zio Peppe e dal suo modo di accogliere le persone.

Perché la sua scomparsa colpisce così tanto Ischia?
Perché Zio Peppe era diventato nel tempo un simbolo dell’isola: cuoco, oste, personaggio, amico. La sua figura era legata a mille ricordi di pranzi, cene, feste, incontri casuali per strada. La sua assenza si sente tanto nelle vite private quanto nel tessuto sociale dell’isola.