Per milioni di spettatori è stato semplicemente il Boss delle cerimonie. Seduto sul suo trono dorato, circondato da fontane, scale monumentali e porzioni infinite di “nido di rondine”, Antonio Polese è diventato il volto dei matrimoni esagerati raccontati su Real Time.
Dietro il personaggio televisivo, però, c’era molto di più: un imprenditore partito dalla macelleria di famiglia, un uomo che ha trasformato una masseria nella campagna di Sant’Antonio Abate in un impero dei ricevimenti, ma anche una figura finita più volte al centro di inchieste e polemiche. La sua morte, nel 2016, ha chiuso un’epoca, senza però spegnere del tutto le luci sul suo “castello”.
Chi era Antonio Polese, da figlio di macellaio a re dei matrimoni
Antonio Tobia Polese nasce a Sant’Antonio Abate, in provincia di Napoli, in una famiglia di macellai.
Fin da ragazzino lavora nella macelleria di casa: è lì che impara a trattare con i clienti, a capire i gusti delle persone, a muoversi nel mondo del commercio più che in quello dello spettacolo.
Il sogno, raccontano le biografie, sarebbe stato quello di fare il ciclista, ma la strada lo porta altrove. Quando eredita una masseria di campagna, la trasforma prima in ristorante, poi in una struttura sempre più grande, capace di ospitare banchetti, serate, feste di paese.
Da lì, passo dopo passo, nasce la leggenda del Grand Hotel La Sonrisa, che nel giro di qualche decennio diventa uno dei luoghi simbolo del matrimonio “alla napoletana”: scenografico, musicale, vistoso, senza paura di esagerare con luci, fiori e piatti.
La nascita della Sonrisa e il successo dei matrimoni in grande stile
Negli anni Ottanta e Novanta La Sonrisa è già molto più di un ristorante.
Il complesso cresce, si allarga, si riempie di sale da ricevimento, scalinate, statue, fontane. La struttura comincia a essere chiamata “il castello”, sia per l’impatto visivo sia per lo stile barocco e carico di dettagli.
Qui passano cantanti neomelodici, personaggi dello spettacolo, matrimoni di ogni tipo: dalle nozze tradizionali ai festeggiamenti che sconfinano nello show, con carrozze, cavalli, torta a piani infiniti e ospiti vestiti come in un film.
La Sonrisa ospita anche eventi televisivi, come lo storico programma “Napoli prima e dopo” e, più avanti, diventa set per film e fiction, tra cui Reality di Matteo Garrone. In quegli anni, chi vuole un matrimonio “da favola” nella zona del Vesuviano sa che il castello di Polese è una delle destinazioni possibili.
Il programma Il Boss delle cerimonie e la trasformazione in fenomeno tv
Il salto nazionale arriva con la TV.
Nel gennaio 2014 debutta su Real Time il programma “Il Boss delle cerimonie”, interamente ambientato a La Sonrisa.
Il format è semplice ma elettrico: le telecamere seguono i preparativi di matrimoni, comunioni, compleanni e altre ricorrenze. Gli sposi raccontano i loro sogni, il Boss ascolta, consiglia, promette. Poi arriva il giorno della festa, tra tavolate interminabili, musica, balli, fuochi d’artificio, colpi di scena e parenti che diventano protagonisti.
Lo spettatore non guarda solo il banchetto: guarda Don Antonio, con il suo modo di stare in scena, metà oste e metà sovrano.
Le puntate macinano ascolti importanti per il canale, il castello diventa un’icona pop, i meme si moltiplicano. La sua figura, con il trono e il completo scuro, entra nell’immaginario collettivo.
Dopo la sua scomparsa, il format cambia titolo in “Il castello delle cerimonie”, ma resta legato per sempre al nome che lo ha reso famoso.
La malattia, il ricovero e la morte di Don Antonio
Nel 2016 arrivano le prime notizie sulle sue condizioni di salute.
Antonio Polese viene ricoverato per scompenso cardiaco e problemi legati al cuore, entrando e uscendo più volte dall’ospedale.
Il 1º dicembre 2016 la notizia diventa ufficiale: il Boss delle cerimonie è morto a 80 anni nella clinica Pineta Grande di Castel Volturno, in provincia di Caserta. Le cronache parlano di crisi cardiaca e di un fisico messo a dura prova.
Il paradosso tutto italiano è che, mentre la sua salute vacilla, su La Sonrisa si abbatte un altro macigno: la decisione del Tribunale di Torre Annunziata di confiscare la struttura per una lunga serie di abusi edilizi contestati alla proprietà.
Dopo la morte, viene allestita una camera ardente nella Sala Reale del castello, mentre in altre sale va avanti un matrimonio già in programma: da una parte il lutto, dall’altra la musica e i fuochi, quasi a sintetizzare l’intera vita di Polese, sospesa tra show e realtà.
Il giorno dopo, ai funerali, la folla è tanta: familiari, collaboratori, staff, ma anche gente del posto e fan del programma che vogliono salutarlo di persona.
La famiglia Polese, Donna Rita e l’eredità raccolta da Imma
Accanto a lui, per tutta la vita, c’è stata la moglie Rita Greco, la “signora Rita” vista spesso anche nel programma. Lei morirà quattro anni dopo, il 26 agosto 2020, sempre a 80 anni, per complicazioni legate al Covid-19.
La famiglia è al centro della gestione del castello:
- la figlia Imma Polese raccoglie il testimone del padre e diventa il volto principale de “Il castello delle cerimonie”, affiancata dal marito Matteo Giordano;
- altri figli, come Antonio e Pasquale, compaiono nelle ricostruzioni biografiche;
- i nipoti vengono gradualmente coinvolti nella gestione, come il giovane Antonio Jr., che il pubblico impara a conoscere nelle stagioni successive.
Per la famiglia, l’eredità non è solo economica: è anche la gestione di un marchio che porta ancora il volto del Boss, con tutto ciò che questo comporta in termini di aspettative, affetto ma anche critiche.
Ombre, inchieste e polemiche sul “castello”
Attorno alla figura di Antonio Polese e a La Sonrisa non ci sono solo luci.
Negli anni, diverse inchieste giornalistiche e giudiziarie hanno acceso i riflettori sulle ombre del “castello”.
La vicenda più nota è quella degli abusi edilizi: secondo le sentenze, tra la fine degli anni Settanta e il 2011 la struttura sarebbe cresciuta con una serie di interventi non autorizzati, tanto da portare alla confisca del complesso al patrimonio del Comune.
A questo si aggiungono le ricostruzioni di alcuni giornali — in particolare L’Espresso — sui vecchi rapporti di Polese con la Nuova Camorra Organizzata di Raffaele Cutolo, con riferimento a una condanna degli anni Ottanta per favoreggiamento personale in procedimenti collegati all’acquisto del cosiddetto “castello di Cutolo”.
Queste inchieste generano polemiche politiche, interrogazioni parlamentari e querele da parte di Polese e dei suoi legali. La magistratura, in più occasioni, riconosce come legittimo il lavoro di cronaca, pur senza trasformare ogni ricostruzione in una condanna definitiva su tutta la storia del personaggio.
Sul fronte televisivo, il programma viene accusato da parte dei critici di “normalizzare” ambienti e personaggi vicini alla malavita, dato che alcune cerimonie hanno come protagoniste famiglie finite nelle cronache giudiziarie. Real Time difende il format come racconto di costume, ma il dibattito resta aperto.
Cosa resta oggi del Boss delle cerimonie e del suo castello
A diversi anni dalla morte, il nome di Antonio Polese continua a vivere in tre dimensioni:
- nella memoria televisiva: repliche, clip, meme, citazioni del suo modo di parlare e di gestire gli sposi;
- nella realtà di La Sonrisa, che continua a ospitare matrimoni ed eventi sotto la guida di Imma Polese e della famiglia;
- nelle inchieste e nei procedimenti che, a ondate, tornano a coinvolgere il “castello” e alcuni dei suoi protagonisti.
Per molti, resterà per sempre il volto di un certo Sud televisivo, tra kitsch, autenticità, eccessi e tradizione. Un uomo capace di trasformare un ristorante di provincia in un simbolo nazionale, ma anche un personaggio complesso, lontano anni luce dall’idea di “favola perfetta” che i banchetti volevano mettere in scena.
Domande frequenti sul Boss delle cerimonie
Come si chiamava davvero il Boss delle cerimonie?
Il vero nome del Boss delle cerimonie era Antonio Tobia Polese, imprenditore e ristoratore di Sant’Antonio Abate, in provincia di Napoli.
Quando e dove è morto Antonio Polese?
È morto il 1º dicembre 2016, all’età di 80 anni, nella clinica Pineta Grande di Castel Volturno, in provincia di Caserta, dopo un periodo di problemi cardiaci.
Perché era famoso il Boss delle cerimonie?
È diventato famoso grazie al reality di Real Time “Il Boss delle cerimonie”, ambientato nel suo albergo-ristorante La Sonrisa, dove venivano organizzati matrimoni e cerimonie spettacolari.
Che cos’è La Sonrisa, il “castello delle cerimonie”?
La Sonrisa è un grand hotel per ricevimenti a Sant’Antonio Abate, noto per lo stile barocco, le grandi sale, le fontane e le scenografie usate per matrimoni in grande stile. Dopo la morte di Polese, il programma è diventato “Il castello delle cerimonie”.
Chi ha preso il suo posto nel programma?
Dopo la sua morte, la protagonista del programma è diventata la figlia Imma Polese, affiancata dal marito Matteo Giordano, che gestiscono il castello e le cerimonie al posto di Don Antonio.
“Head Staff”, giornalista pubblicista laureata in letteratura, amo scrivere e apprendere costantemente cose nuove. Trovo che il mestiere del giornalista sia uno dei più affascinanti che esistano. Ti consente di apprendere, di conoscere il mondo, farti conoscere e di entrare in simbiosi con il lettore






