Chi è Riccardo Minghetti, il 16enne romano disperso a Crans-Montana dopo l’incendio alla discoteca Le Constellation

Serena Comito

Chi è Riccardo Minghetti, il 16enne romano disperso a Crans-Montana dopo l’incendio alla discoteca Le Constellation

Per chi guarda le immagini di Crans-Montana solo dal telegiornale, è “uno dei dispersi dell’incendio in discoteca”.
Per chi lo conosce davvero, Riccardo Minghetti è molto altro: un ragazzo di 16 anni, romano, con la testa immersa tra libri di liceo scientifico, racchette da tennis, sci, amicizie costruite nel tempo tra Roma e la montagna svizzera.

Da giorni il suo nome è legato alla tragedia del locale Le Constellation, dove la notte di Capodanno le fiamme hanno trasformato una festa in un incubo. Lui risulta ancora disperso: non è tra le vittime identificate, non è tra i feriti riconosciuti. In mezzo, c’è l’attesa di una famiglia e di una città intera.

Chi è Riccardo Minghetti

Riccardo Minghetti è un sedicenne romano che vive con la famiglia nella zona Eur–Laurentino, a Roma.
È descritto da chi lo frequenta come un ragazzo “a posto”, sorridente, con la battuta pronta, uno di quelli che in classe noti per il modo di fare: mai sopra le righe, ma sempre presente.

Fa parte della comunità ebraica e, fin da piccolo, ha diviso il suo tempo tra la capitale e la località svizzera di Crans-Montana, dove negli anni è diventato quasi di casa. Non è il tipo che vive solo di social e schermo: preferisce stare in giro, muoversi, fare sport, condividere tempo reale con amici e famiglia.

Dietro il suo nome, in questi giorni, si muove un mondo fatto di compagni di scuola, professori, vicini di casa, famiglie che lo hanno visto crescere tra il quartiere romano e le piste da sci.

La vita a Roma tra liceo scientifico e sport

Nella quotidianità, Riccardo è uno studente del liceo scientifico Stanislao Cannizzaro, nel quadrante Eur di Roma.
È un istituto grande, con centinaia di ragazzi che ogni mattina riempiono corridoi e aule. Lì Riccardo segue le lezioni, studia matematica, fisica, latino, si prepara come tutti a verifiche e interrogazioni, sogna il futuro provando a tenere insieme voti, amici e passioni.

Da bambino ha fatto nuoto, poi si è spostato sui campi da tennis dello Sporting Club della zona. La racchetta è diventata una delle sue valvole di sfogo: partite con gli amici, allenamenti, tornei minori. Niente carriera costruita a tavolino, ma un modo sano per stare in movimento.

Come tanti coetanei, alterna i pomeriggi tra sport, studio e uscite in compagnia. E, quando può, la routine romana lascia spazio alla montagna.

Il legame speciale con Crans-Montana

Per chi lo conosce bene, Crans-Montana non è semplicemente “il luogo della tragedia”.
È il posto dove Riccardo è cresciuto tra sci, neve e sentieri, dove ha imparato a muoversi tra le piste, dove ogni inverno ritrovava facce conosciute, famiglie che da anni scelgono quella località per le vacanze.

I racconti degli amici e delle testate che hanno ricostruito la sua storia parlano di un ragazzo che “era più sulla montagna che a Roma”. In Svizzera, nel tempo, ha costruito una seconda dimensione: gruppi di amici, routine di vacanza, serate in paese, la familiarità con un posto lontano ma ormai familiare.

Crans-Montana, per Riccardo, è sempre stato questo:
la montagna da vivere, non solo da fotografare. Il rogo della discoteca Le Constellation ha spezzato quella continuità e stravolto un luogo che, fino a pochi giorni fa, per lui significava libertà e divertimento.

La notte dell’incendio alla discoteca Le Constellation

La notte di Capodanno Riccardo entra nel locale Le Constellation insieme a un gruppo di amici.
Tra loro c’è anche Manfredi Marcucci, coetaneo romano rimasto gravemente ustionato ma poi identificato e ricoverato in un ospedale specializzato. Nel gruppo c’è anche la sorella di Riccardo, che riuscirà a fuggire dalle fiamme e a salvarsi.

Dentro la discoteca, all’improvviso, scoppia l’incendio. Le ricostruzioni parlano di fumo, panico, gente che cerca l’uscita, corse verso le scale, qualcuno che cade, altri che restano intrappolati.
Una parte dei ragazzi riesce a uscire, altri vengono soccorsi e trasferiti in vari ospedali. Alcuni, tragicamente, non ce la fanno.

Riccardo in quei minuti sparisce.
Non compare tra i feriti immediatamente riconosciuti, non viene ritrovato all’esterno. La madre, presente in Svizzera, corre subito verso l’area del locale, cerca notizie, chiede di lui. Il padre si muove tra ospedali svizzeri e, in seguito, anche verso l’Italia, dove vengono trasferiti alcuni dei feriti più gravi.

Da allora il suo nome resta nella categoria più difficile da accettare: disperso.

La ricerca senza sosta e il silenzio della famiglia

I genitori di Riccardo stanno vivendo giorni sospesi.
Le testate raccontano di spostamenti continui tra Crans-Montana, gli ospedali svizzeri e le strutture italiane, nel tentativo di capire se il loro figlio possa essere tra i feriti non ancora identificati. Ci sono elenchi da incrociare, dati da verificare, contatti con le autorità locali e con la diplomazia italiana.

La famiglia ha scelto, per ora, la strada della discrezione. Niente interviste davanti alle telecamere, niente dichiarazioni pubbliche. Tutto quello che arriva all’esterno è filtrato da chi li conosce e dalle note ufficiali di scuola e comunità.

Tra le informazioni diffuse dalle autorità c’è il riferimento a alcuni feriti ricoverati all’estero, non ancora riconosciuti del tutto. È lì che, fino a prova contraria, resta la speranza: che tra quei letti ci possa essere anche Riccardo.

Il messaggio del liceo e della comunità

Il liceo Stanislao Cannizzaro ha dedicato a Riccardo un pensiero pubblico, parlando apertamente di “nostro studente”.
Nel messaggio la scuola invita a mantenere raccoglimento, discrezione e vicinanza alla famiglia, senza cercare scorciatoie sui social o nel chiacchiericcio. In pratica, chiede agli studenti di comportarsi da comunità, non da spettatori.

Anche la comunità ebraica lo cita tra i ragazzi dispersi, ricordando il legame di lunga data tra molte famiglie e la località di Crans-Montana. In queste ore, tra Roma e la Svizzera, si intrecciano preghiere, messaggi, chat e telefonate che ruotano tutte intorno alla stessa domanda: dov’è Riccardo?

Intanto, nelle aule del Cannizzaro, la sua sedia non è solo un posto vuoto. È il promemoria quotidiano di una storia che non è chiusa, e che per ora viene tenuta viva da un equilibrio fragile tra realismo e speranza.

Cosa rappresenta oggi il nome di Riccardo Minghetti

In mezzo alle cifre, alle indagini sulle responsabilità dell’incendio, ai numeri delle vittime, il nome di Riccardo Minghetti ricorda un aspetto che spesso si perde: dietro la parola “disperso” c’è una persona in carne e ossa, con una vita piena, con passioni e radici molto precise.

Riccardo è:

  • un ragazzo di 16 anni,
  • uno studente del liceo scientifico con la testa piena di formule e compiti in classe,
  • un adolescente romano che ama lo sport e la montagna,
  • un figlio, un fratello, un amico.

Tutto il resto – le ricostruzioni tecniche, le responsabilità, i numeri – viene dopo.

Fino a quando non ci sarà una risposta definitiva sul suo destino, il suo nome resterà sospeso tra cronaca e speranza. E, nel frattempo, continuerà a essere pronunciato nei corridoi di un liceo dell’Eur, nelle preghiere di una comunità, nelle conversazioni di chi, in questi giorni, non riesce a pensare a Crans-Montana senza pensare anche a lui.

Domande frequenti su Riccardo Minghetti

Quanti anni ha Riccardo Minghetti?
Riccardo Minghetti ha 16 anni.

Da dove viene Riccardo Minghetti?
È un ragazzo romano che vive con la famiglia nella zona Eur–Laurentino, a Roma.

Che scuola frequenta Riccardo Minghetti?
Riccardo è studente del liceo scientifico Stanislao Cannizzaro, nel quartiere Eur della capitale.

Perché si parla di lui in relazione a Crans-Montana?
Riccardo risulta disperso dopo l’incendio nella discoteca Le Constellation a Crans-Montana, dove si trovava per le vacanze di Capodanno insieme alla famiglia e ad alcuni amici.

È stato identificato tra le vittime o tra i feriti?
Al momento risulta ancora disperso: non è tra le vittime ufficialmente identificate né tra i feriti riconosciuti, e i genitori continuano a cercarlo anche tra i pazienti non identificati negli ospedali.