Savona si è svegliata con una di quelle notizie che fanno male subito, di pancia: è morto don Piero Giacosa, 62 anni, rettore della Cattedrale Nostra Signora Assunta e parroco della comunità dei Santi Giovanni Battista e Andrea. Si è spento all’Hospice Centro Misericordia Santa Maria Giuseppa Rossello, dopo alcuni mesi di malattia affrontati senza clamore, quasi in punta di piedi, continuando a stare vicino alla sua gente finché il fisico gliel’ha permesso.
Il suo nome, in poche ore, è comparso ovunque: siti della diocesi, giornali locali, gruppi WhatsApp, bacheche Facebook. Chi digita “morto don Piero Giacosa Savona” sta cercando di dare un nome a quello che tanti, tra Savona e Celle Ligure, sentono oggi: la sensazione che se ne sia andato un pezzo di casa.
La malattia, l’hospice e l’ultimo tratto di strada
Da tempo, nel giro più vicino a lui, si sapeva che don Piero stava lottando contro una malattia seria, arrivata quasi all’improvviso. Non era il tipo da lamentarsi o da mettere se stesso al centro: chi lo conosceva parla di un periodo vissuto con riservatezza e coraggio, senza trasformare la propria sofferenza in un palcoscenico.
Quando le condizioni si sono aggravate, è stato ricoverato all’Hospice Misericordia Santa Maria Giuseppa Rossello, struttura savonese dove tanti malati percorrono l’ultimo pezzo di vita accompagnati da cure e vicinanza. È lì che, il 3 gennaio 2026, don Piero ha chiuso gli occhi per l’ultima volta, circondato dalla preghiera di amici, confratelli e familiari.
La diocesi ha fatto sapere che la salma verrà portata nella chiesa di San Giovanni Battista, nel cuore del centro storico, dove alla vigilia delle esequie sarà recitato il rosario. Il funerale di don Piero Giacosa si terrà poi in Cattedrale, presieduto dal vescovo Calogero Marino, insieme a sacerdoti, religiosi, rappresentanti delle istituzioni e ai tanti fedeli che negli anni hanno incrociato il suo ministero.
Da Voze alla Cattedrale: una vita passata in mezzo alla sua gente
Per quasi tutti era semplicemente “don Pierone”, soprannome affettuoso che racconta già da solo il tipo di rapporto che aveva con la sua comunità. Nato il 29 ottobre 1963, originario di Voze, frazione di Noli, entra in seminario a undici anni, ai tempi del Seminario Minore. Prima arriva il diploma al liceo classico, poi gli studi alla Facoltà di Scienze Politiche dell’Università di Genova. Nel 1990 rientra in seminario come candidato al sacerdozio e il 28 aprile 1996 viene ordinato presbitero in Cattedrale dal vescovo Dante Lafranconi.
I primi passi da giovane prete li muove a Varazze, come viceparroco di Sant’Ambrogio Vescovo, per tre anni. Dal 1° ottobre 1999 arriva la svolta: viene nominato parroco e moderatore delle parrocchie di San Michele Arcangelo a Celle Ligure e di San Giorgio in Sanda. È lì che tantissime persone iniziano a conoscerlo davvero: presenza forte, carattere diretto, battuta pronta, ma anche porta di casa e di ufficio sempre socchiusa per chi aveva bisogno di parlare.
Nel 2019 il suo cammino lo riporta stabilmente a Savona, nel centro città: diventa parroco dei Santi Giovanni Battista e Andrea, una comunità che aveva già frequentato da seminarista e da diacono, tra gruppi giovani e scout. Dal 2021 il vescovo Marino gli affida anche il ruolo di rettore della Cattedrale Nostra Signora Assunta e di prevosto del Capitolo dei Canonici, riconoscendo in lui una figura capace di tenere insieme cura della liturgia, guida pastorale e attenzione concreta alla vita della diocesi.
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Oltre la parrocchia: economo, liturgista e ponte con l’Ucraina
La storia di don Piero non si esaurisce nei confini delle parrocchie. Per anni è stato una presenza costante anche nei “dietro le quinte” della diocesi di Savona-Noli.
Nel 2007 viene chiamato a fare il prorettore del Seminario Vescovile e l’economo diocesano, incarico che gli verrà rinnovato nel 2012. Nel frattempo assume anche la guida dell’Ufficio Liturgico diocesano, settore in cui molti gli riconoscevano competenza, cura dei dettagli e un’attenzione particolare al senso profondo delle celebrazioni.
A questo si aggiungono altri ruoli che raccontano bene la sua idea di sacerdozio “a tutto campo”:
- la reggenza, come legale rappresentante, di diverse parrocchie del territorio (Varazze, Porto Vado, Bergeggi, Stella),
- la direzione della casa alpina “Padre Cocchi” di Garessio, punto fisso per campi estivi e proposte rivolte ai giovani,
- il servizio come assistente ecclesiastico diocesano dell’UNITALSI, sempre vicino ai malati e ai pellegrini,
- la guida dell’Opera Santa Teresa di Gesù Bambino e dell’Opera Mater Misericordiae,
- l’impegno nell’UCID di Savona e nell’Apostolato del mare.
Un capitolo particolare del suo ministero è il rapporto con l’Esarcato apostolico per i fedeli cattolici ucraini di rito bizantino presenti in Italia. Tutto nasce ai tempi del seminario, con i primi contatti e gli scambi, e prosegue con viaggi in Ucraina, gemellaggi tra seminaristi, collaborazioni che nel tempo si intensificano fino a un incarico in ambito economico presso l’Esarcato. Col passare degli anni, don Piero impara anche a celebrare nel rito bizantino costantinopolitano, diventando di fatto un ponte tra tradizioni diverse, senza mai perdere il radicamento nella propria Chiesa di origine.
Celle Calcio, la “Civetta” e gli anni passati a bordo campo
Chi pensa a don Piero solo sull’altare, si perde metà della storia. A Celle Ligure il suo nome è legato anche al Celle Calcio, la famosa “Civetta”, società che nei primi anni Duemila rischiava seriamente di non iscriversi ai campionati.
Per circa quindici anni don Giacosa ne è stato presidente. Non un presidente di facciata, ma uno che al campo ci andava davvero, che conosceva i ragazzi, sapeva i risultati, ricordava promozioni e retrocessioni. Con lui al timone, la squadra – a lungo in Seconda Categoria – riesce a conquistare la Prima Categoria nel 2012, grazie a un ripescaggio arrivato dopo il terzo posto nei playoff.
Chi c’era ricorda le cene sociali, le battute sempre pronte, i rimproveri secchi quando servivano, e quella capacità di usare il calcio come scuola di vita e di comunità, non solo come tabellino della domenica. Per molti di quei ragazzi, oggi adulti, don Piero è stato allo stesso tempo parroco, dirigente, punto di riferimento e, quando necessario, voce che richiamava all’ordine.
Un carattere deciso, poco diplomatico ma profondamente umano
Nei racconti che arrivano dalla diocesi e dalle parrocchie dove ha prestato servizio ricorre spesso lo stesso ritratto: carattere sanguigno, umorale, schietto e leale nei rapporti, grande cultura, ironia fine, zero gusto per la diplomazia di circostanza. Non era uno che cercava applausi facili. Diceva quello che pensava, anche quando sapeva che poteva non piacere. Chi però imparava a conoscerlo sapeva benissimo che dietro quella ruvidità si nascondeva un affetto autentico.
La sua pastorale andava dalla catechesi al rapporto con i giovani, dalla cura delle celebrazioni alla vicinanza agli ammalati e ai più fragili, senza dimenticare il lato pratico e spesso complicato dell’amministrazione delle parrocchie. Allo stesso tempo coltivava interessi artistici e culturali, convinto che la fede dovesse parlare alla città, dialogare con la storia e con il presente, non rinchiudersi nelle sacrestie.
Oggi tutto questo si traduce in una cosa molto semplice: un vuoto enorme. Non solo per chi partecipava alle messe in Cattedrale o a San Giovanni Battista e Andrea, ma anche per chi l’aveva incontrato a Celle, nei pellegrinaggi, nei gruppi diocesani, nelle iniziative sportive. In molti, in queste ore, ripetono le stesse parole: “Quando avevamo bisogno, lui c’era”.
Savona e Celle in silenzio: il lutto di due comunità intere
La notizia della morte di don Piero Giacosa ha unito in un unico filo Savona, Celle Ligure e tutta la diocesi. Le campane, gli avvisi durante le celebrazioni, i messaggi delle associazioni raccontano un lutto condiviso, che va ben oltre i confini delle singole parrocchie.
Per le vie del centro, nei bar, nelle botteghe storiche, il suo nome gira di bocca in bocca. C’è chi lo ricorda in Cattedrale, con la voce ferma nelle celebrazioni più importanti; chi pensa alle processioni, alle feste patronali, alle partite della Civetta viste a bordo campo, al suo modo di scherzare e di dire le cose “come stavano”. E poi ci sono quelli che lo avevano cercato in un momento difficile e che oggi si sentono un po’ più soli.
Nel giro di poche ore, molte realtà del territorio hanno espresso pubblicamente il proprio cordoglio, sottolineando non solo il suo ruolo di parroco e rettore, ma soprattutto la capacità di ascoltare, la presenza costante, la vicinanza concreta nei momenti in cui la vita si faceva pesante.
Domande frequenti sulla morte di don Piero Giacosa a Savona
Chi era don Piero Giacosa?
Don Piero Giacosa era un sacerdote della diocesi di Savona-Noli, nato nel 1963 e ordinato nel 1996. Ha svolto il suo ministero a Varazze, poi a lungo come parroco a San Michele Arcangelo di Celle Ligure e San Giorgio in Sanda. Dal 2019 era parroco dei Santi Giovanni Battista e Andrea nel centro storico di Savona e, dal 2021, rettore della Cattedrale Nostra Signora Assunta e prevosto del Capitolo dei Canonici.
Di cosa è morto don Piero Giacosa?
È morto a 62 anni a causa di una malattia grave, emersa alcuni mesi fa e vissuta con grande discrezione. Negli ultimi tempi era ricoverato all’Hospice Centro Misericordia Santa Maria Giuseppa Rossello di Savona, dove si è spento il 3 gennaio 2026.
Che legame aveva con Celle Ligure e il Celle Calcio?
A Celle Ligure è stato per anni parroco di San Michele Arcangelo e, per circa quindici anni, presidente del Celle Calcio, la “Civetta”. Sotto la sua presidenza la squadra è passata dalla Seconda alla Prima Categoria nel 2012, ma soprattutto ha vissuto un periodo in cui parrocchia, società sportiva e vita del paese erano strettamente intrecciate.
Quando si terranno rosario e funerali?
Il rosario verrà recitato nella chiesa di San Giovanni Battista, nel centro di Savona, la sera precedente alle esequie. Il funerale di don Piero Giacosa sarà celebrato in Cattedrale, presieduto dal vescovo Calogero Marino, alla presenza di fedeli, sacerdoti, religiosi e autorità civili, per l’ultimo saluto a una figura che ha segnato profondamente la vita della diocesi.
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