Nel caos della notte di Capodanno in Svizzera, tra sirene, fumo e chiamate senza risposta, il nome di Giuliano Biasini è entrato nell’elenco che nessuno vorrebbe leggere: quello degli italiani dispersi dopo l’incendio del locale Le Constellation a Crans-Montana, nel Canton Vallese.
Di lui, ufficialmente, si sa pochissimo. I notiziari e i comunicati parlano di un cittadino italiano coinvolto nella tragedia, ma non indicano l’età, né la città di origine, né che lavoro facesse. Il suo nome compare soltanto accanto a una parola secca, terribile: “disperso”.
La notte dell’incendio al Constellation
È la notte tra il 31 dicembre e l’1 gennaio. A Crans-Montana, una delle località sciistiche più famose della Svizzera, il bar-discoteca Le Constellation è pieno di gente. È un locale al chiuso, in un seminterrato, con un’unica scala per entrare e uscire. Dentro ci sono oltre cento persone, soprattutto giovani, venuti da mezza Europa a festeggiare il Capodanno.
La musica è alta, i camerieri passano con le bottiglie, sui tavoli compaiono le candeline scintillanti che ormai accompagnano ogni “bottiglia in pista” nelle notti di festa. Sono proprio quelle, secondo le prime ricostruzioni, a innescare la tragedia: le scintille raggiungono il soffitto in legno, il fuoco prende velocità e in pochi secondi il locale si trasforma in una trappola.
Le testimonianze raccontano di:
- una fiammata improvvisa che corre in alto,
- il fumo denso che riempie la sala,
- il panico generale,
- gente che cerca di raggiungere l’unica uscita possibile, una scala stretta.
Quando i soccorritori riescono a domare l’incendio, il bilancio è devastante: decine di morti, oltre cento feriti, molti in condizioni critiche. E una lista, ancora aperta, di persone di cui non si hanno più notizie.
In quella lista c’è anche Giuliano Biasini.
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Il nome di Giuliano nelle liste dei dispersi italiani
Nelle ore successive alla tragedia, la Farnesina e l’Unità di crisi cominciano a incrociare telefonate, segnalazioni, nominativi.
Dai parenti, dagli alberghi, dai consolati arriva un flusso continuo di informazioni: chi è stato rintracciato, chi è ricoverato in ospedale, chi manca ancora all’appello.
Pian piano emerge un quadro doloroso:
- diversi italiani feriti, ricoverati in vari ospedali svizzeri,
- e un gruppo di connazionali dispersi, tra cui alcuni giovanissimi.
In questo elenco compare anche Giuliano Biasini. I giornali lo citano accanto ad altri nomi che, in questi giorni, abbiamo sentito spesso: Emanuele Galeppini, Giovanni Tamburi, Riccardo Minghetti, Chiara Costanzo e altri ragazzi i cui telefoni hanno smesso di squillare nella notte di Capodanno.
Di molti di loro si conoscono età, squadre del cuore, passioni, città di origine.
Di Giuliano, invece, i comunicati sottolineano un dettaglio quasi spiazzante: la sua età non è stata resa nota. Ciò significa che, al momento, le uniche informazioni ufficiali sono il nome e il fatto che sia un cittadino italiano ancora da rintracciare.
Famiglie in attesa tra consolato, ospedali e telefonate
Dietro un nome su un elenco, però, c’è sempre una storia che non finisce sui giornali.
Per ogni “disperso” c’è qualcuno che, da giorni, vive attaccato al telefono.
I racconti dalla Svizzera e dall’Italia sono sempre gli stessi:
- parenti e amici che provano a chiamare in continuazione,
- messaggi che restano senza risposta,
- arrivi in fretta e furia a Crans-Montana o nelle città svizzere dove sono stati trasferiti gli ustionati.
Le famiglie dei dispersi vengono indirizzate verso centri di raccolta informazioni e uffici provvisori del consolato, dove funzionari italiani e svizzeri cercano di:
- abbinare nomi a liste di ricoverati,
- verificare chi è stato spostato da un ospedale all’altro,
- coordinare i contatti con le autorità locali.
Ogni volta che una persona viene identificata tra i feriti, il suo nome esce dall’elenco dei dispersi.
Quello di Giuliano Biasini, finora, rimane.
Numeri che cambiano, nomi che restano
I dati ufficiali sulla strage di Crans-Montana sono in continuo aggiornamento:
- il numero dei morti viene ritoccato via via che proseguono le identificazioni;
- i feriti vengono distribuiti tra più ospedali, alcuni trasferiti in centri specializzati per grandi ustioni;
- l’elenco dei dispersi si accorcia lentamente, man mano che qualcuno viene ritrovato vivo o riconosciuto nelle corsie d’ospedale.
Ma ci sono nomi che resistono su quella lista, e che per questo diventano simbolo di un’attesa che sembra non finire.
Tra questi, ancora una volta, c’è quello di Giuliano Biasini, di cui non emergono foto, profili social, interviste di amici o colleghi. Solo una cosa è certa: da quella notte, lui non è più riuscito a dare un segno di sé.
Il lavoro delle autorità svizzere e italiane
Intanto proseguono su due binari diversi, ma collegati:
- le indagini sulla dinamica dell’incendio,
- e il lavoro di ricerca e identificazione di vittime e feriti.
Le autorità svizzere, fin dalle prime ore, hanno spiegato che:
- si propende per un’origine accidentale del rogo,
- le fiamme sarebbero partite da effetti pirotecnici o scintille di candelotti decorativi,
- il locale, pienissimo, con un’unica uscita e in piano interrato, ha trasformato un incendio “tecnicamente gestibile” in una strage.
L’Italia, dal canto suo, ha:
- attivato l’Unità di crisi della Farnesina,
- inviato personale consolare in loco,
- messo a disposizione medici e specialisti per supportare gli ospedali svizzeri, soprattutto per i grandi ustionati,
- chiesto aggiornamenti costanti sugli italiani ancora dispersi.
In mezzo a questo labirinto di procedure, documenti, cartelle cliniche e riconoscimenti, i nomi delle persone che mancano all’appello – tra cui Giuliano – restano sospesi.
Una storia ancora sospesa
Raccontare oggi la storia di Giuliano Biasini significa, in realtà, ammettere che la storia non è completa.
Sappiamo:
- che è italiano,
- che era presente, in qualche modo, nel contesto della notte di Capodanno a Crans-Montana,
- che il suo nome è stato inserito e confermato nelle liste degli italiani dispersi dopo l’incendio al Le Constellation.
Non sappiamo:
- dove fosse esattamente nel momento in cui le fiamme hanno avvolto il locale,
- se fosse in compagnia, se lavorasse lì, se fosse in vacanza,
- quanti anni abbia, che cosa facesse nella vita, da quale città italiana arrivasse.
Forse questi dettagli verranno fuori nei prossimi giorni, quando le autorità completeranno le operazioni di identificazione e le famiglie decideranno, o meno, di parlare pubblicamente.
Dietro un nome, una persona che qualcuno sta ancora aspettando
Nel flusso continuo di aggiornamenti, cifre e dichiarazioni, c’è un rischio: abituarsi alle parole “morti”, “feriti”, “dispersi” come se fossero solo categorie statistiche.
Il nome di Giuliano Biasini, anche se oggi è privo di volto per il grande pubblico, ci ricorda che:
- dietro ogni riga di elenco c’è una persona reale,
- da qualche parte, in Italia o altrove, c’è qualcuno che lo conosce,
- e c’è sicuramente chi lo sta aspettando da quella notte.
Fino a quando il suo nome resterà tra quelli dei dispersi, la sua storia rimarrà in sospeso.
Saranno le prossime ore e i prossimi giorni – tra esami, riconoscimenti e comunicazioni ufficiali – a dire se Giuliano potrà essere riportato ai suoi cari, o se il suo nome entrerà definitivamente nel capitolo più doloroso della strage di Crans-Montana.
“Head Staff”, giornalista pubblicista laureata in letteratura, amo scrivere e apprendere costantemente cose nuove. Trovo che il mestiere del giornalista sia uno dei più affascinanti che esistano. Ti consente di apprendere, di conoscere il mondo, farti conoscere e di entrare in simbiosi con il lettore






