Chi è Achille Barosi, il sedicenne italiano disperso dopo la strage di Capodanno a Crans-Montana

Serena Comito

Chi è Achille Barosi, il sedicenne italiano disperso dopo la strage di Capodanno a Crans-Montana

Nella lista dei nomi che da giorni rimbalzano tra notiziari, siti web e aggiornamenti dalla Svizzera, ce n’è uno che ricorre sempre uguale: Achille Barosi.
Sedici anni, italiano, legato all’area di Milano, studente di un liceo artistico delle Orsoline. Da quella notte di Capodanno il suo telefono è muto e il suo nome è finito nella colonna più temuta: quella dei dispersi.

Non ci sono interviste ai genitori in lacrime sotto casa, né lunghi profili social spulciati dai media. Di Achille, al momento, si sa poco. Ma quel poco basta per capire che dietro il suo nome c’è l’ennesima storia sospesa di una tragedia che ha colpito nel cuore la generazione dei giovanissimi.

Un sedicenne lombardo in vacanza sulla neve

Le informazioni arrivate in queste ore tracciano un identikit essenziale ma chiaro:

  • Achille ha 16 anni ed è indicato come sedicenne lombardo, legato al territorio milanese.
  • Frequenta un liceo artistico collegato alle Orsoline di Milano, una di quelle scuole dove si cresce tra disegni, progetti creativi e materie tradizionali.
  • È uno dei sei italiani dispersi dopo l’incendio ed esplosione del locale Le Constellation a Crans-Montana, in Svizzera.

Era lì per trascorrere il Capodanno in una delle località sciistiche più famose del Canton Vallese, come tanti coetanei che in questi anni scelgono la montagna all’estero per festeggiare l’arrivo del nuovo anno.

Dietro la definizione asciutta “sedicenne di Milano” si può facilmente immaginare una vita fatta di:

  • mattine tra banco e zaino,
  • pomeriggi di studio, sport o hobby creativi,
  • uscite con gli amici nel weekend,
  • sogni appoggiati su un futuro ancora tutto da scrivere.

La notte al Constellation: dal party di Capodanno all’inferno in pochi secondi

La scena è ormai nota. È la notte tra il 31 dicembre e il 1° gennaio.
A Crans-Montana il bar-discoteca Le Constellation è pieno: più di cento persone, musica alta, bottiglie che arrivano ai tavoli accompagnate da candeline scintillanti, l’ormai classico effetto “bottle service” da serata di Capodanno.

Il locale si trova in piano seminterrato, con una sola scala stretta come ingresso e uscita. Una caratteristica che, quella notte, peserà come una condanna.

Secondo le ricostruzioni delle autorità svizzere:

  • le scintille di una candelina o di un effetto pirotecnico interno raggiungono il soffitto in legno,
  • il fuoco prende velocità,
  • in pochi attimi si verifica un flashover, cioè il passaggio da fiamme localizzate a un incendio generalizzato, con temperature altissime e fumo denso.

La gente comincia a urlare, qualcuno tenta di filmare, poi prevale il panico. Tutti cercano la stessa via di fuga: quella scala unica, troppo stretta per lo sfogo improvviso di decine di persone. Alcuni riescono a salire, altri restano bloccati nella calca, altri ancora non arrivano mai in cima.

Quando l’incendio viene domato, il bilancio è devastante: decine di morti, oltre 100 feriti, molti giovani italiani, francesi, svizzeri e di altre nazionalità.

In mezzo a questo scenario c’è anche Achille. O almeno, c’era. Da quel momento in poi, di lui non si ha più traccia certa.

Il nome di Achille nelle liste dei dispersi italiani

Nelle ore successive alla strage scatta la macchina delle ambasciate, dei consolati e dell’Unità di crisi della Farnesina. Si incrociano telefonate, segnalazioni, elenchi di chi era presente alla festa e liste degli ospedali che stanno ricoverando i feriti.

È in questi documenti che appare, per la prima volta, il nome di Achille Barosi:

  • elencato come cittadino italiano di 16 anni,
  • inserito tra i sei dispersi italiani, accanto ad altri nomi che ormai conosciamo:
    Giovanni Tamburi, Chiara Costanzo, Riccardo Minghetti, Emanuele Galeppini e Giuliano Biasini.

Alcune testate e servizi televisivi spiegano che Achille è uno dei ragazzi milanesi di cui non si hanno più notizie dopo la notte di Capodanno. Altri, nelle cronache più brevi, si limitano a citare il nome e l’età, in mezzo a un elenco che è già di per sé un colpo allo stomaco.

Da subito è chiaro un punto:
il suo nome non compare tra:

  • le liste ufficiali dei feriti identificati,
  • le persone rintracciate e in vita,
  • le vittime già riconosciute.

Resta nella categoria più difficile da sopportare per una famiglia: “disperso”.

Famiglie in limbo tra ospedali, consolato e centro di accoglienza

I resoconti dalla Svizzera raccontano di genitori, fratelli e amici riuniti nel centro congressi Le Régent, trasformato per l’occasione in punto di raccolta per le famiglie delle vittime e dei dispersi.

Qui arrivano:

  • aggiornamenti dagli ospedali (Sion, Losanna, Berna, Zurigo),
  • le comunicazioni della polizia cantonale,
  • i contatti con ambasciata, consolato e Unità di crisi.

Le famiglie dei ragazzi dispersi, tra cui quella di Achille, vivono in una sorta di attesa sospesa:

  • qualcuno spera che il proprio figlio possa trovarsi in un reparto dove non è ancora stato possibile identificare tutti i feriti, magari sedati, senza documenti e senza telefono;
  • altri temono l’esito opposto: che il nome possa emergere tra quelli delle vittime man mano che procedono le identificazioni tramite esami più approfonditi, incluso il confronto del DNA.

In questo contesto, ogni notizia rischia di essere una pugnalata o un sollievo parziale.
Ogni ora che passa senza un nuovo aggiornamento su Achille rende più pesante il silenzio attorno al suo nome.

Sei dispersi, un’unica ferita collettiva

Il caso di Achille non è isolato. Fa parte di un gruppo di sei italiani dispersi, tutti legati a un universo molto preciso:

  • età intorno ai 16–17 anni,
  • studenti di liceo,
  • ragazzi che stavano trascorrendo Capodanno tra amici, neve, musica e speranze da fotografare con il telefono.

Il fatto che i loro volti non siano sempre associati a grandi biografie pubbliche rende ancora più evidente quanto la tragedia abbia colpito la vita normale: quella dei ragazzi che fino al giorno prima pensavano agli esami, alle interrogazioni, alle uscite del sabato sera.

Achille, sedicenne lombardo, studente di liceo artistico, è l’emblema di questa ferita:

  • troppo giovane per avere già un passato “da personaggio pubblico”,
  • abbastanza grande da essere pienamente consapevole della notte che stava vivendo,
  • nel posto sbagliato nel momento più sbagliato.

Le indagini sul locale e le domande ancora aperte

Mentre le famiglie aspettano notizie dei loro figli, le autorità svizzere vanno avanti su un altro fronte: quello delle indagini sulla sicurezza del locale.

Le prime informazioni diffuse parlano di:

  • origini accidentali dell’incendio,
  • nessun elemento che faccia pensare a terrorismo,
  • possibili responsabilità legate:
    • all’uso di effetti pirotecnici o candeline su bottiglie all’interno del locale,
    • ai materiali infiammabili presenti nella struttura,
    • alla configurazione del locale: seminterrato, soffitto in legno, un’unica via di fuga.

Sono tutte questioni tecniche che finiranno nelle carte delle procure e nei fascicoli degli avvocati. Ma, per chi ha perso qualcuno o non sa dove sia, sono anche domande brutali:
quell’incendio poteva essere evitato?
Quel locale avrebbe dovuto essere organizzato in modo diverso?
Quanti ragazzi, come Achille, sarebbero vivi se ci fosse stata un’altra uscita, o se quelle candeline non fossero mai state accese?

Una storia non ancora conclusa

La verità, per ora, è che la storia di Achille Barosi non è ancora arrivata all’ultima pagina.
Sappiamo:

  • che è un sedicenne lombardo,
  • che studiava in un liceo artistico a Milano,
  • che la notte di Capodanno si trovava a Crans-Montana,
  • che il suo nome è inserito da subito tra i sei italiani dispersi dopo la strage del Constellation.

Non sappiamo, ancora:

  • dove sia stato esattamente nell’istante in cui il locale ha preso fuoco,
  • se abbia tentato di fuggire verso la scala,
  • se qualcuno lo abbia visto negli ultimi secondi prima che il fumo e le fiamme inghiottissero la sala.

Finché il suo nome continuerà a comparire nelle liste dei dispersi, la sua storia resterà in sospeso, in quel punto in cui la speranza e la paura convivono nello stesso spazio.

Un nome da non lasciare solo in un elenco

In questi giorni, tra aggiornamenti sul numero dei morti, bilanci dei feriti e dichiarazioni ufficiali, è facile perdersi dentro le cifre.
Ma dietro a ogni numero c’è un volto.
Dietro ogni voce “disperso” c’è qualcuno che:

  • aveva un banco a scuola,
  • una chat di classe dove scriveva fino a qualche giorno fa,
  • un gruppo di amici che continuano a guardare le sue foto e a chiedersi dove sia.

Achille Barosi, sedicenne di Milano, è uno di loro.
Finché non ci sarà una risposta definitiva sul suo destino, il suo nome merita di essere ricordato non come una riga anonima in un elenco, ma come quello di un ragazzo che qualcuno, da qualche parte, sta ancora aspettando di riabbracciare.