Bari in lutto per Luigi Di Comite: morto a 87 anni il professore emerito di demografia

Serena Comito

Bari in lutto per Luigi Di Comite: morto a 87 anni il professore emerito di demografia

Bari ha salutato uno dei suoi professori piĂą autorevoli.
Negli ultimi giorni del 2025 si è spento Luigi Di Comite, 87 anni, demografo, docente universitario, per anni volto storico della Facoltà di Scienze politiche dell’Università di Bari “Aldo Moro”, di cui è stato anche preside e poi professore emerito.

La morte è arrivata il 30 dicembre 2025, chiudendo una vita spesa quasi interamente tra aule, dati, carte e studenti. La notizia è rimbalzata all’inizio di gennaio, aprendo il nuovo anno con un lutto che non riguarda solo l’ateneo, ma una parte importante della storia culturale della città.

Dalle radici a Corato all’università di Bari

Di Comite era nato il 28 giugno 1938 a Corato, nel Barese.
Da lì era iniziato un percorso che lo avrebbe portato a legarsi in modo definitivo a Bari e alla sua università.

La sua scelta, in ambito di studi, è stata chiara sin dall’inizio: la demografia. Non una disciplina “fredda”, ma uno strumento per capire come cambiano i territori, chi ci vive, chi parte, chi arriva. Nascite, decessi, flussi migratori, invecchiamento: dietro ogni curva statistica, per lui, c’erano domande concrete sul presente e sul futuro.

Entrato nell’ateneo barese, ha fatto carriera fino a diventare professore ordinario di demografia. Al termine del percorso accademico, l’università gli ha riconosciuto il titolo di professore emerito, segno di un legame che non si chiude con la pensione ma resta nella memoria istituzionale.

Anni da preside e punto di riferimento a Scienze politiche

Per chi ha frequentato Scienze politiche a Bari, il nome di Luigi Di Comite è stato, per molto tempo, una presenza fissa: sulla porta degli uffici, nei verbali di facoltà, negli orari degli esami.

Da preside, ha vissuto gli anni in cui:

  • la facoltĂ  ampliava l’offerta formativa,
  • arrivavano nuovi corsi e nuovi indirizzi,
  • aumentava l’attenzione ai fenomeni sociali e alle trasformazioni politiche in Italia e nel mondo.

Non era solo un amministratore di strutture e orari. Era uno di quei presidi che molti studenti ricordano come “la faccia” della facoltà: la persona a cui ci si rivolgeva quando bisognava capire il senso di una riforma, di un cambiamento interno, di una nuova linea didattica.

La demografia come chiave per leggere la realtĂ 

Il cuore del suo lavoro, però, restava l’insegnamento e la ricerca.

Nei corsi di demografia spiegava come:

  • i numeri sulla popolazione raccontino la storia di un Paese,
  • il calo delle nascite non sia solo un grafico in discesa, ma un problema di scuole che chiudono, di quartieri che invecchiano,
  • le migrazioni – in uscita dal Sud o in entrata da altri Paesi – incidano su lavoro, welfare, servizi sociali.

Ha studiato a lungo:

  • l’andamento demografico dell’Italia meridionale,
  • lo spopolamento di alcune aree,
  • l’arrivo di nuovi cittadini stranieri e il loro impatto sulla societĂ  pugliese.

Convegni, articoli scientifici, capitoli di libri: il suo nome compare in molte pubblicazioni che hanno accompagnato il dibattito sui grandi cambiamenti della popolazione negli ultimi decenni.

Il rapporto con gli studenti: rigore e disponibilitĂ 

Chi è passato dalle sue lezioni lo ricorda come un docente esigente, ma non distante.
Non era il professore che si limitava a dettare formule e definizioni; pretendeva studio, sì, ma allo stesso tempo cercava di far capire perché quei numeri dovessero interessare a chi voleva occuparsi di politica, amministrazione, relazioni internazionali.

Molti ex studenti, diventati poi funzionari pubblici, ricercatori, professionisti, in questi giorni hanno raccontato:

  • gli esami impegnativi ma corretti,
  • le spiegazioni extra dopo le lezioni, quando qualcuno restava indietro,
  • i consigli su tesi e percorsi futuri.

Per più di una generazione, il professor Di Comite è stato una figura che non si dimentica: uno di quei docenti che ti restano in testa quando guardi una statistica o leggi una notizia su natalità e migrazioni.

Il cordoglio dell’università e della città

Alla notizia della morte, l’Università di Bari ha diffuso note di cordoglio sottolineando il suo ruolo di:

  • ordinario di demografia,
  • preside di facoltĂ  in anni delicati,
  • maestro per studenti e colleghi.

Anche il Comune di Bari ha voluto ricordarlo, parlando di una perdita importante per la comunità accademica e per la città. Non è un dettaglio di protocollo: negli anni, Di Comite ha spesso offerto il suo sguardo da demografo anche al dibattito pubblico, aiutando a leggere i numeri della città con occhio critico.

I funerali si sono svolti a Bari, riunendo:

  • familiari e amici,
  • docenti e ricercatori,
  • rappresentanti delle istituzioni,
  • molti ex studenti che hanno voluto salutarlo di persona.

L’eredità di un maestro dei numeri

Con la sua scomparsa, l’università perde una delle voci che per prime, nel contesto pugliese, hanno insistito sull’importanza di leggere la struttura della popolazione per capire il futuro.

Rimangono:

  • le sue pubblicazioni,
  • le ricerche costruite insieme ad altri studiosi,
  • le tracce lasciate nei piani di studio e nell’impostazione dei corsi,
  • soprattutto, la formazione di migliaia di studenti che oggi, nel loro lavoro, continuano a maneggiare numeri e dati con quello stesso rispetto che lui chiedeva in aula.

In un tempo in cui si parla ogni giorno di denatalitĂ , invecchiamento e migrazioni, il lavoro di Luigi Di Comite resta attuale.
Bari lo saluta come uno dei suoi professori piĂą rappresentativi; il mondo accademico lo congeda come un demografo che ha saputo ricordare a tutti una cosa semplice: dietro le statistiche ci sono sempre persone, famiglie, storie reali.