Alberto Rizzetto, 43 anni, pizzaiolo e portalettere tra Isola Vicentina e Schio: la storia, la malattia, la sua pizzeria d’asporto e il dolore della moglie e dei tre figli

Daniela Devecchi

Alberto Rizzetto, 43 anni, pizzaiolo e portalettere tra Isola Vicentina e Schio: la storia, la malattia, la sua pizzeria d’asporto e il dolore della moglie e dei tre figli

Una vita tra casa, lavoro e forno della pizzeria

Quarantatré anni non sono un’età in cui ci si aspetta un epilogo.
Per Alberto Rizzetto, invece, la malattia è arrivata troppo presto, lasciando nel dolore una moglie, tre figli e due comunità – Isola Vicentina e Schio – che negli ultimi anni si erano abituate a incrociarlo ogni giorno: al banco di una pizzeria d’asporto, dietro il volante mentre consegnava posta, per strada con la sua aria di uomo qualunque, sempre di corsa tra lavoro e famiglia.

Il suo nome è rimbalzato sulle cronache locali con una frase che pesa: “portato via dalla leucemia a 43 anni”. Dietro quella formula asciutta, però, c’è una storia fatta di turni, sacrifici, notti in pizzeria e un ultimo anno e mezzo passato a lottare contro una malattia durissima.

Isola Vicentina, il paese di casa

Alberto viveva a Isola Vicentina, in provincia di Vicenza.
È lì che cresce la sua famiglia, è lì che tutti lo indicano semplicemente come “Alberto”, senza bisogno di cognomi. Nel piccolo mondo di un paese, basta poco per essere riconosciuti: un sorriso, un modo di salutare, la strada che fai ogni giorno.

Chi lo conosceva lo descrive come un uomo molto legato ai suoi affetti, attento a tenere insieme tutto: il lavoro fisso, l’attività in proprio, il tempo con i figli.

Isola è il punto di partenza e di ritorno. Schio, invece, è il luogo dove la gente andava a cercarlo quando aveva voglia di pizza.

Pizza Bonita: la pizzeria d’asporto a Schio

Nel 2016 succede qualcosa che cambia il suo quotidiano: nasce la “Pizza Bonita di Alberto Rizzetto”.
Una pizzeria d’asporto a Schio, in via Pio X, che nel giro di poco diventa il suo secondo indirizzo di casa. Non un grande locale da copertina, ma quel tipo di posto dove i clienti tornano perché sanno che dietro al bancone c’è sempre la stessa faccia.

Alberto non è soltanto il proprietario: è il pizzaiolo che impasta, inforna, parla con la gente mentre aspetta che la pizza esca dal forno.

Quante pizze avrà sfornato in quegli anni? Impossibile contarle. Di certo, per molti, il suo nome resta legato all’odore di cartone caldo portato via sotto la pioggia o nelle sere d’estate.

Il fatto che avesse anche un altro lavoro rende tutto ancora più chiaro: quella pizzeria non era solo un’idea imprenditoriale, era un pezzo di sogno personale, costruito mattoncino dopo mattoncino.

Il lavoro alle Poste: un volto conosciuto anche per strada

Oltre alla pizzeria, Alberto lavorava come portalettere / impiegato alle Poste.
Una di quelle professioni che ti tengono costantemente a contatto con la gente: consegne, giri quotidiani, saluti veloci davanti al portone, qualche parola scambiata mentre si firma una raccomandata.

Tra Schio e Isola, quindi, Alberto aveva due “giri” diversi:

  • la posta al mattino,
  • il forno della pizzeria la sera.

Due ruoli diversi, stesso stile: disponibilitĂ , senso del dovere, quella presenza silenziosa che diventa parte del paesaggio di tutti i giorni.

Per questo, quando la notizia della sua morte arriva, sono in tanti a sentirla come qualcosa che li riguarda da vicino, anche se magari lo conoscevano solo di vista o per nome.

La leucemia, il trapianto, il coma: un anno e mezzo di lotta

La parte piĂš dura della storia comincia circa un anno e mezzo prima della sua morte.
Ad Alberto viene diagnosticata una leucemia. Per un padre di tre figli di 40 e pochi anni è un terremoto.

Le cronache raccontano un percorso pesante:

  • un lungo periodo di cure e controlli,
  • il tentativo di tenere insieme, finchĂŠ possibile, lavoro e famiglia,
  • la decisione di affrontare un trapianto di midollo, arrivato due mesi prima del decesso.

Il trapianto, purtroppo, non porta il cambio di rotta sperato.
Dopo l’intervento, Alberto entra in coma e rimane in quello stato per circa un mese. A quel punto la sua battaglia è tutta nelle mani dei medici e dei macchinari, mentre la famiglia resta sospesa tra paura e speranza, con la sensazione di non poter fare nulla se non aspettare.

Il 29 dicembre, a soli 43 anni, la sua vita si interrompe.
Le parole che ricorrono negli articoli e nelle note di cordoglio sono sempre le stesse: “non si era mai arreso alla malattia”. Non è una frase messa lì per caso. Restituisce l’immagine di qualcuno che ha provato fino alla fine a restare aggrappato alla propria quotidianità, alla propria famiglia, ai propri progetti.

Isola e Schio in lutto: il vuoto lasciato da Alberto

La scomparsa di Alberto lascia un vuoto in due comunitĂ  che, in fondo, erano abituate a considerarlo una presenza fissa.

Da Isola Vicentina, dove tutti sapevano che dietro quel cognome c’erano una moglie e tre bambini che oggi devono imparare a fare i conti con un’assenza enorme.

Da Schio, dove la Pizza Bonita era diventata un piccolo punto di riferimento: un luogo dove telefono e forno non smettevano mai di suonare, dove la gente passava a ritirare la pizza ma spesso si fermava anche per un saluto.

La notizia corre sulle chat, sui profili social, sulle pagine dei giornali locali.
Arrivano messaggi di cordoglio, ricordi, le solite frasi che si dicono in questi casi – “persona buona”, “sempre gentile”, “grande lavoratore” – ma che, in un contesto così, suonano più vere del solito.

Non ci sono grandi discorsi pubblici, nessuna dichiarazione roboante.
C’è solo la fotografia nitida di un uomo di provincia che ha passato la vita a lavorare, crescere i figli, tenere in piedi la famiglia, e che se n’è andato troppo presto per una malattia che non guarda in faccia nessuno.

Domande frequenti su Alberto Rizzetto

Chi era Alberto Rizzetto?
Alberto Rizzetto era un uomo di 43 anni che viveva a Isola Vicentina, in provincia di Vicenza. Era sposato e padre di tre figli. Nella sua vita teneva insieme due lavori: portalettere / impiegato alle Poste e titolare di una pizzeria d’asporto a Schio.

Dove si trovava la pizzeria di Alberto Rizzetto?
La pizzeria d’asporto di Alberto si chiamava “Pizza Bonita di Alberto Rizzetto” e si trovava a Schio, in via Pio X. Era attiva dal 2016 e nel tempo era diventata un punto di riferimento per molti clienti della zona.

Di che cosa è morto Alberto Rizzetto?
Alberto è morto a causa di una leucemia. Aveva combattuto contro la malattia per circa un anno e mezzo, affrontando cure impegnative e, due mesi prima del decesso, un trapianto di midollo. Dopo il trapianto è entrato in coma e vi è rimasto per circa un mese, prima di spegnersi il 29 dicembre, a soli 43 anni.

PerchĂŠ se ne parla tanto a Isola Vicentina e a Schio?
Perché Alberto era una figura molto conosciuta: da una parte come pizzaiolo e titolare di Pizza Bonita a Schio, dall’altra come dipendente delle Poste, presente ogni giorno sulla strada e nei giri di consegna. La sua morte ha colpito profondamente entrambe le comunità, che si sono ritrovate a ricordarlo e a stringersi attorno alla famiglia.

Che cosa resta oggi della sua storia?
Resta il ricordo di un padre giovane, di un uomo che ha portato avanti il doppio ruolo di lavoratore dipendente e di piccolo imprenditore, e di qualcuno che, di fronte a una malattia grave, ha continuato a lottare fino alla fine. Resta soprattutto il vuoto di chi, in paese e davanti al forno della pizzeria, era abituato a incrociare il suo sguardo e oggi si ferma un attimo di piĂš prima di passare oltre.