Una vita tra casa, lavoro e forno della pizzeria
QuarantatrĂŠ anni non sono unâetĂ in cui ci si aspetta un epilogo.
Per Alberto Rizzetto, invece, la malattia è arrivata troppo presto, lasciando nel dolore una moglie, tre figli e due comunitĂ â Isola Vicentina e Schio â che negli ultimi anni si erano abituate a incrociarlo ogni giorno: al banco di una pizzeria dâasporto, dietro il volante mentre consegnava posta, per strada con la sua aria di uomo qualunque, sempre di corsa tra lavoro e famiglia.
Il suo nome è rimbalzato sulle cronache locali con una frase che pesa: âportato via dalla leucemia a 43 anniâ. Dietro quella formula asciutta, però, câè una storia fatta di turni, sacrifici, notti in pizzeria e un ultimo anno e mezzo passato a lottare contro una malattia durissima.
Isola Vicentina, il paese di casa
Alberto viveva a Isola Vicentina, in provincia di Vicenza.
Ă lĂŹ che cresce la sua famiglia, è lĂŹ che tutti lo indicano semplicemente come âAlbertoâ, senza bisogno di cognomi. Nel piccolo mondo di un paese, basta poco per essere riconosciuti: un sorriso, un modo di salutare, la strada che fai ogni giorno.
Chi lo conosceva lo descrive come un uomo molto legato ai suoi affetti, attento a tenere insieme tutto: il lavoro fisso, lâattivitĂ in proprio, il tempo con i figli.
Isola è il punto di partenza e di ritorno. Schio, invece, è il luogo dove la gente andava a cercarlo quando aveva voglia di pizza.
Pizza Bonita: la pizzeria dâasporto a Schio
Nel 2016 succede qualcosa che cambia il suo quotidiano: nasce la âPizza Bonita di Alberto Rizzettoâ.
Una pizzeria dâasporto a Schio, in via Pio X, che nel giro di poco diventa il suo secondo indirizzo di casa. Non un grande locale da copertina, ma quel tipo di posto dove i clienti tornano perchĂŠ sanno che dietro al bancone câè sempre la stessa faccia.
Alberto non è soltanto il proprietario: è il pizzaiolo che impasta, inforna, parla con la gente mentre aspetta che la pizza esca dal forno.
Quante pizze avrĂ sfornato in quegli anni? Impossibile contarle. Di certo, per molti, il suo nome resta legato allâodore di cartone caldo portato via sotto la pioggia o nelle sere dâestate.
Il fatto che avesse anche un altro lavoro rende tutto ancora piĂš chiaro: quella pizzeria non era solo unâidea imprenditoriale, era un pezzo di sogno personale, costruito mattoncino dopo mattoncino.
Il lavoro alle Poste: un volto conosciuto anche per strada
Oltre alla pizzeria, Alberto lavorava come portalettere / impiegato alle Poste.
Una di quelle professioni che ti tengono costantemente a contatto con la gente: consegne, giri quotidiani, saluti veloci davanti al portone, qualche parola scambiata mentre si firma una raccomandata.
Tra Schio e Isola, quindi, Alberto aveva due âgiriâ diversi:
- la posta al mattino,
- il forno della pizzeria la sera.
Due ruoli diversi, stesso stile: disponibilitĂ , senso del dovere, quella presenza silenziosa che diventa parte del paesaggio di tutti i giorni.
Per questo, quando la notizia della sua morte arriva, sono in tanti a sentirla come qualcosa che li riguarda da vicino, anche se magari lo conoscevano solo di vista o per nome.
La leucemia, il trapianto, il coma: un anno e mezzo di lotta
La parte piĂš dura della storia comincia circa un anno e mezzo prima della sua morte.
Ad Alberto viene diagnosticata una leucemia. Per un padre di tre figli di 40 e pochi anni è un terremoto.
Le cronache raccontano un percorso pesante:
- un lungo periodo di cure e controlli,
- il tentativo di tenere insieme, finchĂŠ possibile, lavoro e famiglia,
- la decisione di affrontare un trapianto di midollo, arrivato due mesi prima del decesso.
Il trapianto, purtroppo, non porta il cambio di rotta sperato.
Dopo lâintervento, Alberto entra in coma e rimane in quello stato per circa un mese. A quel punto la sua battaglia è tutta nelle mani dei medici e dei macchinari, mentre la famiglia resta sospesa tra paura e speranza, con la sensazione di non poter fare nulla se non aspettare.
Il 29 dicembre, a soli 43 anni, la sua vita si interrompe.
Le parole che ricorrono negli articoli e nelle note di cordoglio sono sempre le stesse: ânon si era mai arreso alla malattiaâ. Non è una frase messa lĂŹ per caso. Restituisce lâimmagine di qualcuno che ha provato fino alla fine a restare aggrappato alla propria quotidianitĂ , alla propria famiglia, ai propri progetti.
Isola e Schio in lutto: il vuoto lasciato da Alberto
La scomparsa di Alberto lascia un vuoto in due comunitĂ che, in fondo, erano abituate a considerarlo una presenza fissa.
Da Isola Vicentina, dove tutti sapevano che dietro quel cognome câerano una moglie e tre bambini che oggi devono imparare a fare i conti con unâassenza enorme.
Da Schio, dove la Pizza Bonita era diventata un piccolo punto di riferimento: un luogo dove telefono e forno non smettevano mai di suonare, dove la gente passava a ritirare la pizza ma spesso si fermava anche per un saluto.
La notizia corre sulle chat, sui profili social, sulle pagine dei giornali locali.
Arrivano messaggi di cordoglio, ricordi, le solite frasi che si dicono in questi casi â âpersona buonaâ, âsempre gentileâ, âgrande lavoratoreâ â ma che, in un contesto cosĂŹ, suonano piĂš vere del solito.
Non ci sono grandi discorsi pubblici, nessuna dichiarazione roboante.
Câè solo la fotografia nitida di un uomo di provincia che ha passato la vita a lavorare, crescere i figli, tenere in piedi la famiglia, e che se nâè andato troppo presto per una malattia che non guarda in faccia nessuno.
Domande frequenti su Alberto Rizzetto
Chi era Alberto Rizzetto?
Alberto Rizzetto era un uomo di 43 anni che viveva a Isola Vicentina, in provincia di Vicenza. Era sposato e padre di tre figli. Nella sua vita teneva insieme due lavori: portalettere / impiegato alle Poste e titolare di una pizzeria dâasporto a Schio.
Dove si trovava la pizzeria di Alberto Rizzetto?
La pizzeria dâasporto di Alberto si chiamava âPizza Bonita di Alberto Rizzettoâ e si trovava a Schio, in via Pio X. Era attiva dal 2016 e nel tempo era diventata un punto di riferimento per molti clienti della zona.
Di che cosa è morto Alberto Rizzetto?
Alberto è morto a causa di una leucemia. Aveva combattuto contro la malattia per circa un anno e mezzo, affrontando cure impegnative e, due mesi prima del decesso, un trapianto di midollo. Dopo il trapianto è entrato in coma e vi è rimasto per circa un mese, prima di spegnersi il 29 dicembre, a soli 43 anni.
PerchĂŠ se ne parla tanto a Isola Vicentina e a Schio?
PerchĂŠ Alberto era una figura molto conosciuta: da una parte come pizzaiolo e titolare di Pizza Bonita a Schio, dallâaltra come dipendente delle Poste, presente ogni giorno sulla strada e nei giri di consegna. La sua morte ha colpito profondamente entrambe le comunitĂ , che si sono ritrovate a ricordarlo e a stringersi attorno alla famiglia.
Che cosa resta oggi della sua storia?
Resta il ricordo di un padre giovane, di un uomo che ha portato avanti il doppio ruolo di lavoratore dipendente e di piccolo imprenditore, e di qualcuno che, di fronte a una malattia grave, ha continuato a lottare fino alla fine. Resta soprattutto il vuoto di chi, in paese e davanti al forno della pizzeria, era abituato a incrociare il suo sguardo e oggi si ferma un attimo di piĂš prima di passare oltre.

Sono giornalista pubblicista laureata in letteratura e content manager con una grande passione per la scrittura






