Congedo parentale: cosa cambia dal 2026, fino a che età si può usare e come funzionano i 3 mesi all’80%

Daniela Devecchi

Congedo parentale: cosa cambia dal 2026, fino a che età si può usare e come funzionano i 3 mesi all’80%

Se stai pensando a un figlio nel 2026, o ne hai già uno in casa che cresce a vista d’occhio, il tema congedo parentale non è più una questione teorica: riguarda ferie, turni, stipendi, organizzazione familiare. Con la Legge di Bilancio 2026, appena approvata, le regole non vengono stravolte, ma c’è un allargamento importante della finestra di tempo in cui puoi usare i mesi di congedo.

L’idea di fondo è semplice: gli anni delle elementari e delle medie diventano più coperti, almeno sul piano della flessibilità. Il pacchetto economico (i famosi 3 mesi all’80% e gli altri al 30%) resta invece sostanzialmente invariato.

Prima del 2026: com’era strutturato il congedo parentale

Per capire davvero la novità, serve fare un passo indietro. Fino al 31 dicembre 2025, per i lavoratori dipendenti il congedo parentale funziona così: è un periodo di astensione facoltativa dal lavoro per la cura dei figli, previsto dal Testo unico maternità e paternità (d.lgs. 151/2001) e ritoccato varie volte negli ultimi anni.

La regola più importante riguarda la durata complessiva. Per ogni figlio:

  • la coppia ha a disposizione 10 mesi in totale, che possono diventare 11 se il padre usa almeno 3 mesi di congedo;
  • la madre può arrivare al massimo a 6 mesi;
  • il padre anche, con la possibilità di salire a 7 se si prende almeno 3 mesi;
  • se c’è un genitore solo, il tetto è 10 mesi, con una copertura economica più ampia.

La finestra entro cui usare questi mesi, fino al 2025, arriva al compimento dei 12 anni del figlio (o 12 anni dall’ingresso in famiglia per adozione/affido, comunque non oltre i 18).

Sul fronte indennità, i passaggi degli ultimi anni sono stati pesanti:

  • per molto tempo il congedo parentale è stato pagato al 30% della retribuzione;
  • con la manovra 2023 e poi 2024 è comparso un primo mese, poi un secondo, retribuiti in modo più generoso;
  • dal 2025, grazie a un ulteriore intervento, si è arrivati a 3 mesi complessivi indennizzati all’80%, in modo strutturale.

Oggi, quindi, il “pacchetto tipo” per un lavoratore dipendente è questo:

  • 3 mesi complessivi (da dividere fra i due genitori, o da usare dal genitore solo) retribuiti all’80%;
  • 6 mesi indennizzati al 30%, a prescindere dal reddito;
  • eventuali altri 2 mesi non retribuiti, salvo casi di reddito molto basso.

Questa architettura non viene smontata dalla manovra 2026. Il vero cambiamento sta nell’età del figlio entro cui puoi usare questi mesi.

Dal 2026 il congedo parentale arriva fino ai 14 anni

La novità più immediata da raccontare a chi ha figli è questa: dal 1° gennaio 2026 il congedo parentale si potrà usare fino ai 14 anni di età del figlio, non più solo fino ai 12.

Significa che, se hai ancora mesi di congedo parentale non utilizzati, potrai prenderli anche quando il bambino sarà già alle medie. Per chi ha figli in quella fascia d’età, e magari genitori anziani da gestire, è una valvola di flessibilità non da poco.

Vale per:

  • lavoratrici e lavoratori dipendenti del settore privato;
  • dipendenti pubblici (che applicano le stesse cornici, con le solite specificità di comparto);
  • genitori adottivi o affidatari, per cui il calcolo si fa dalla data di ingresso in famiglia, con il limite dei 18 anni.

Attenzione però: non aumentano i mesi totali a disposizione. Restano i soliti 10 (o 11 con il “bonus papà”). Quello che cambia è dove puoi collocarli nel tempo. Se prima, di fatto, andavano concentrati per forza tra nido, materna e primi anni delle elementari, dal 2026 c’è più margine di gioco anche più avanti.

I 3 mesi all’80%: cosa cambia e cosa no

Qui gira parecchia confusione, anche perché i titoli spesso mescolano piani diversi. I famosi 3 mesi all’80% non sono stati toccati in modo diretto dalla Legge di Bilancio 2026.

La regola ad oggi è questa:

  • i 3 mesi complessivi all’80% (invece che al 30%) devono comunque essere fruiti entro i 6 anni di età del figlio;
  • la manovra 2026 non ha cambiato questo vincolo, ma ha allungato la finestra generale del congedo fino a 14 anni;
  • in pratica, l’extra-retribuzione resta concentrata nei primi anni di vita del bambino, mentre l’estensione a 14 anni riguarda soprattutto i periodi pagati al 30% o non retribuiti.

Perché è importante chiarirlo? Perché qualche lettura superficiale ha fatto pensare che “i mesi ben pagati” si potessero spostare liberamente fino alle medie. Non è così: al momento i documenti INPS e le relazioni tecniche confermano la logica dei 6 anni come soglia per l’80%.

Il quadro più probabile, salvo circolari correttive nel corso del 2026, è quindi questo: primi anni di vita coperti da un mix di maternità/paternità obbligatorie e congedo all’80%, seconda infanzia e pre-adolescenza sostenute dai mesi al 30% e da una finestra più lunga per distriburli.

Giorni di malattia del figlio: raddoppio e nuova fascia d’età

Accanto al congedo parentale “classico”, la manovra 2026 mette mano anche ai permessi per malattia del figlio, quelli che servono quando il bambino ha la febbre, la bronchite, l’influenza intestinale che sballa tutta la settimana.

Da anni, per i figli tra i 3 e gli 8 anni, erano previsti 5 giorni lavorativi l’anno per ciascun genitore. Dal 2026 questi giorni:

  • diventano 10 all’anno per ciascun genitore;
  • possono essere usati per figli tra i 3 e i 14 anni (quindi di nuovo fino alla terza media).

C’è però un dettaglio non secondario: nei documenti parlamentari e nelle analisi specialistiche si specifica che, in gran parte di questi casi, si tratta di assenze non retribuite, ma con copertura figurativa ai fini pensionistici. In altre parole, l’anzianità contributiva va avanti, ma lo stipendio potrebbe restare a zero per quei giorni, salvo integrazioni previste dai contratti o dalle politiche aziendali.

Per molti genitori, quindi, il raddoppio dei giorni è una buona notizia solo se accompagnato da una copertura economica aziendale o dal fatto di potersi organizzare in coppia, alternando chi si prende carico delle assenze senza perdere troppi soldi in busta paga.

Chi ci guadagna con le novità 2026

La sensazione è che il pacchetto 2026 non rivoluzioni la vita di chi ha figli piccolissimi, perché la grande innovazione su quel fronte (i 3 mesi all’80%) è già entrata in vigore nel 2025.

Chi può essere più contento?

Chi ha figli tra gli 8 e i 14 anni. Fino al 2025, una volta superata la soglia dei 12 anni, il congedo parentale non esisteva più. Ora c’è la possibilità di:

  • usare eventuali mesi residui di congedo parentale fino ai 14 anni;
  • contare su più giorni di permesso per malattia del figlio nella fascia 3–14.

Per le famiglie monogenitoriali, o per chi non ha nonni e reti di supporto ai margini della città, questa flessibilità può fare la differenza tra riuscire a gestire una crisi familiare e dover ricorrere a ferie, permessi non programmati o addirittura rinunce al lavoro.

Sul fronte delle aziende, il quadro è in evoluzione: nel 2025 diversi grandi gruppi hanno lanciato pacchetti propri, con congedi di paternità più lunghi e periodi retribuiti al 100% in aggiunta a quelli INPS. La cornice legale resta il minimo garantito, ma la partita culturale si gioca sempre di più anche nei contratti, nei regolamenti aziendali e nelle politiche di welfare.

FAQ – Congedo parentale 2026

  • Fino a che età si può usare il congedo parentale dal 2026?
    Dal 1° gennaio 2026 il congedo parentale si può usare fino ai 14 anni di età del figlio (o 14 anni dall’ingresso in famiglia per adozione/affido, nel limite dei 18 anni). Prima il limite era 12 anni.
  • I 3 mesi di congedo parentale all’80% cambiano dal 2026?
    No. I 3 mesi all’80% della retribuzione restano previsti, nel complesso, per la coppia (o il genitore solo) e devono essere usati entro i 6 anni del figlio. La manovra 2026 non ha spostato questa soglia.
  • Quanti mesi di congedo parentale spettano in totale?
    La durata complessiva non cambia: 10 mesi per la coppia, che diventano 11 se il padre si prende almeno 3 mesi di congedo. La madre può arrivare a 6 mesi, il padre a 6 (o 7 con il bonus). Il genitore solo può arrivare a 10 mesi.
  • Cosa cambia per la malattia del figlio dal 2026?
    I giorni annui di assenza per malattia del figlio passano da 5 a 10 per ciascun genitore e la fascia d’età sale da 3–8 anni a 3–14 anni. Nella maggior parte dei casi, però, si tratta di giorni non retribuiti, con sola copertura figurativa ai fini contributivi.
  • Le novità 2026 valgono anche per autonomi e partite IVA?
    No, le modifiche principali della Legge di Bilancio 2026 riguardano il congedo parentale dei lavoratori dipendenti. Per autonomi e iscritti alla Gestione separata restano in vigore regole più restrittive, con indennità in genere al 30% e senza i 3 mesi all’80%.