Al cinema di Natale lo vedi nel letto, malconcio ma lucidissimo, nei panni di Eugenio Zalone, l’uomo che ha costruito da zero l’impero dei Divani Zalone in Buen Camino. Qualche mese fa, invece, era l’Achille Lauro visionario e un po’ fantasma di Parthenope di Paolo Sorrentino.
Dietro quei due personaggi c’è la stessa persona: Alfonso Santagata, 78 anni, una vita nel teatro di ricerca, decine di film con i registi più importanti del cinema italiano e la tranquillissima naturalezza di chi, da mezzo secolo, abita il margine senza bisogno di rumore.
Età, origini e formazione
Alfonso Santagata nasce il 18 ottobre 1947 a San Paolo di Civitate, in provincia di Foggia. Lì le radici, il Sud, il dialetto che ogni tanto riaffiora nelle sue interpretazioni.
Da giovane si sposta al Nord, a Milano, dove inizia a formarsi come attore:
- frequenta la scuola del Piccolo Teatro,
- studia alla Civica scuola d’arte drammatica (oggi Paolo Grassi).
È l’Italia degli anni Settanta: teatro politico, sperimentazione, nuove regie. Santagata passa di mano in mano a maestri veri. Lavora con Dario Fo e Franca Rame, poi con Luca Ronconi e Carlo Cecchi. Impara un modo di stare in scena che non ha nulla di compiacente: corpo, voce, cadute, goffaggini, tragedia e comicità mescolate.
Dalla compagnia Katzenmacher al teatro del margine
Nel 1979 succede qualcosa di decisivo: nasce la compagnia Katzenmacher, in Toscana, zona Gavorrano. A fondarla sono Alfonso Santagata, Claudio Morganti e Tullio Ortolani. Il primo spettacolo si chiama proprio “Katzenmacher”, ed è già un manifesto: personaggi spostati, ai bordi, un’umanità storta ma potentissima.
Con Katzenmacher, Santagata:
- scrive e dirige,
- recita,
- lavora su materiali di Büchner, Beckett, Dostoevskij, Shakespeare, Cervantes riscritti, sporcati, portati in dialetto o in una lingua sfasata, piena di inciampi.
Nascono titoli come “Hauser Hauser”, “Büchner mon amour”, “Ubu ’u pazz”, “Farsa Madri – Amlèt tu sùit”, fino ai lavori più recenti come “Lei”, liberamente ispirato a La mite di Dostoevskij.
Il suo è un teatro del margine nel senso pieno: lavora in carceri, in luoghi periferici, in paesi non sempre facili da intercettare. È un teatro che non rincorre il grande pubblico, ma che da anni è un riferimento per chi ama la scena di ricerca.
I ruoli al cinema: da Gomorra a Parthenope
Se non bazzichi le sale teatrali, è probabile che tu abbia incrociato Alfonso Santagata così, quasi di lato, nei film degli ultimi trent’anni.
Qualche tappa:
- Palombella rossa (1989) di Nanni Moretti
- Hotel Paura (1996) di Renato De Maria
- Gomorra (2008) di Matteo Garrone, dove è Dante Serini, l’imprenditore della storia di Franco e Roberto
- Pranzo di Ferragosto (2008) di Gianni Di Gregorio, in cui interpreta Luigi
- Noi credevamo (2010) di Mario Martone, dove appare come Saverio ’o trappetaro
- La città ideale (2012) di Luigi Lo Cascio, nei panni del pubblico ministero
Negli anni Duemiladieci continua a essere chiamato da registi che cercano volti “veri”: Gianni Amelio, giovani autori, cinema d’autore e indipendente.
Poi arriviamo alla stagione recentissima:
- Astolfo e Io vivo altrove!, con Giuseppe Battiston;
- Le ultime cose, L’intrepido e altre presenze più appartate;
- soprattutto Parthenope (2024), dove Paolo Sorrentino gli affida il ruolo di Achille Lauro, armatore e figura fissa nella vita della protagonista, sospeso tra mito, ricchezza e decadenza.
In Parthenope, Santagata è uno dei volti che danno corpo alla Napoli storica del film: un uomo di potere, di mare, di sguardi lunghi e silenzi pesanti, molto lontano dal padre di provincia che vediamo da Zalone – eppure con la stessa densità.
Alfonso Santagata in Buen Camino: chi è Eugenio, il padre dei Divani Zalone
Arriviamo a Buen Camino, il nuovo film di Gennaro Nunziante con Checco Zalone, uscito nelle sale il 25 dicembre 2025.
Qui, Alfonso Santagata interpreta Eugenio Zalone, il padre del protagonista. Non un padre qualsiasi:
- è il vero fondatore dei “Divani Zalone”, l’azienda che ha reso ricchissimo il figlio;
- ha passato una vita a lavorare, da operaio e poi da imprenditore, facendosi da solo;
- quando lo incontriamo nel film è malato, immobilizzato a letto, dopo un ictus.
Il figlio Checco è tutto l’opposto: yacht, feste, Costa Smeralda, influencer vari, soldi buttati in ogni modo possibile.
Eugenio è il contrappeso morale del film:
- rappresenta la “vecchia Italia” che si è costruita lavorando;
- è lo specchio di quello che il figlio sta sprecando;
- è la voce, spesso silenziosa, che ricorda cosa c’era prima del lusso esagerato.
Anche se appare meno di altri personaggi, la sua presenza tiene insieme tutto: ogni divano venduto, ogni villa pacchiana, ogni colpo di testa di Checco rimanda a quel corpo fermo nel letto, che ha tirato su tutto da zero.
Santagata lo interpreta con un misto di severità, ironia e fragilità: uno sguardo basta per capire cosa pensa del figlio, senza bisogno di grandi monologhi. E infatti molte recensioni natalizie del film hanno sottolineato proprio questo: in mezzo alle gag di Zalone, il padre Eugenio è il punto fermo, l’ombra che ricorda da dove viene davvero quell’enorme montagna di soldi.
Premi recenti e riconoscimenti
Negli ultimi anni, il mondo del cinema e del teatro ha iniziato a restituirgli, in forma ufficiale, quello che ha dato in decenni di lavoro.
- Nel 2024 riceve il Premio Toni Bertorelli “Controluce”, uno dei riconoscimenti dedicati agli attori e alle attrici che illuminano i personaggi “di lato”, non necessariamente da protagonisti. Lo condivide con Milena Mancini, e in giuria siedono, fra gli altri, nomi come Marco Bellocchio e Valeria Golino.
- All’inizio del 2025 è ospite di Hollywood Party su Rai Radio 3: una puntata intera per lui, dove si parla di Parthenope, di Achille Lauro, ma anche di Katzenmacher, di Ronconi, di Fo, di una vita passata a frequentare palchi difficili e set importanti.
Nel mondo del teatro di ricerca, il suo nome circola spesso accostato a parole come “maestro”, “magnetico”, “istintivo”. Non è il tipo da premi rumorosi o da passerella, ma in questi ultimi anni la sua figura è sempre più riconosciuta come fondamentale per capire un certo modo di fare teatro in Italia.
Vita privata e curiosità
Sulla vita privata di Alfonso Santagata non circolano molti dettagli, e questo è già un dato: niente presenza social, nessuna intervista costruita su amori e famiglia.
Le cose che emergono riguardano quasi sempre il suo modo di lavorare:
- è noto per un rapporto molto fisico con la scena, un lavoro sul corpo che passa da piegamenti, inciampi, cadute, corpi storti e ridicoli;
- gli attori e gli allievi che lo incontrano nei laboratori parlano di lui come di un maestro severo ma generoso, che chiede tanto a chi recita, ma per primo si mette in gioco;
- negli anni ha portato il teatro in contesti non usuali – carceri, paesi minerari, spazi di provincia – continuando a scegliere il margine più che il centro.
Non è il tipo da raccontare aneddoti personali ai giornali, ma, se guardi il percorso, una cosa salta agli occhi: ogni volta che il cinema mainstream ha avuto bisogno di un volto vero, un po’ sghembo, capace di stare accanto al protagonista senza farsi schiacciare, Santagata c’era.
FAQ su Alfonso Santagata
Quanti anni ha Alfonso Santagata?
È nato il 18 ottobre 1947, quindi nel 2025 ha 78 anni.
Da dove viene Alfonso Santagata?
È originario di San Paolo di Civitate, in provincia di Foggia, ma si è formato e ha lavorato a lungo tra Milano, la Toscana e molte altre città italiane.
Che personaggio interpreta in Buen Camino con Checco Zalone?
In Buen Camino interpreta Eugenio Zalone, il padre di Checco: è il vero fondatore dei Divani Zalone, l’imprenditore che ha lavorato una vita per costruire la fortuna che il figlio sta rischiando di sperperare.
In quali altri film famosi è apparso?
Tra i titoli più noti: Gomorra di Matteo Garrone, Pranzo di Ferragosto di Gianni Di Gregorio, Noi credevamo di Mario Martone, La città ideale di Luigi Lo Cascio, Parthenope di Paolo Sorrentino.
È solo attore o anche regista?
È sia attore sia regista teatrale. Ha fondato la compagnia Katzenmacher e per decenni ha firmato regie e riscritture di grandi classici, diventando uno dei nomi chiave del teatro di ricerca italiano.

Sono giornalista pubblicista laureata in letteratura e content manager con una grande passione per la scrittura






