C’è un tipo di personaggio che non appartiene solo alla cronaca rosa: appartiene a un’epoca. Gigi Rizzi era uno di quelli. Il suo nome tornava fuori ogni volta che si parlava di Saint-Tropez, di paparazzi, di estati che sembravano non finire mai. E naturalmente tornava fuori ogni volta che si raccontava Brigitte Bardot, perché una delle storie più chiacchierate della sua vita privata passò proprio da lì: un’estate, un flirt, un clamore mediatico che fece scuola.
Rizzi non era un attore e non era un cantante. Era un “personaggio”, nel senso pieno e un po’ spietato del termine: uno che viveva di presenza, relazioni, notti lunghe e un certo modo di stare al mondo. Quello della Dolce Vita, con un piede in Italia e l’altro in Costa Azzurra.
Chi era Gigi Rizzi e da dove veniva
Gigi Rizzi, all’anagrafe Luigi Rizzi, veniva dall’Italia. Le ricostruzioni più diffuse lo descrivevano come piacentino, cresciuto in una famiglia legata all’industria dei laterizi, e poi diventato un habitué della Riviera francese. Per molti era uno di quei ragazzi italiani che, tra anni Sessanta e Settanta, giravano tra locali, hotel e spiagge dove bastava una foto per diventare “storia”.
Fu proprio in quel periodo che venne associato a un gruppo che la stampa chiamava spesso “gli italiani di Saint-Tropez”: ragazzi ben inseriti, sempre presenti, sempre nel posto giusto al momento giusto. E lui, più di altri, aveva il talento di farsi ricordare.
L’estate del 1968 con Brigitte Bardot: il flirt che lo rese famoso
Il legame che trasformò Gigi Rizzi in un nome che ancora oggi circola fu la storia con Brigitte Bardot nell’estate del 1968 a Saint-Tropez.
Bardot era già un mito planetario. E proprio per questo, qualunque cosa facesse diventava una notizia. Con Rizzi non fu diverso: quella relazione breve, raccontata come un flirt estivo, finì sulle riviste e nei racconti mondani fino a diventare una specie di “fotografia” perfetta di quegli anni: mare, festa, provocazione e una dose enorme di curiosità pubblica.
Non era il grande amore “da film”. Era piuttosto una storia che venne amplificata dalla macchina del gossip. E, in un certo senso, era inevitabile: quando una donna come Bardot viveva un momento privato, quel momento diventava pubblico in tempo reale.
C’è chi parlò di pochi mesi, chi di una parentesi intensa e breve. In ogni caso, fu sufficiente per fissare per sempre il nome di Rizzi nell’album dei “volti” che ruotarono attorno a Bardot.
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Non solo mondanitĂ : il Number One e la Milano di quegli anni
La cosa interessante è che Rizzi non viveva soltanto di fotografie e feste. Nelle biografie che lo ricordavano, c’era anche un capitolo più concreto: quello dei locali.
Si racconta che nel 1967, insieme a un socio, aprì a Milano il Number One, locale diventato un simbolo della nightlife dell’epoca, in una città che in quegli anni respirava mondanità e trasformazione. E poco dopo arrivò anche una “versione” a Roma. Questo pezzo è importante perché spiega come potesse permettersi quel mondo: non era solo “presenza”, era anche un modo di lavorare dentro quel sistema.
Il suo nome, da lì in poi, rimase appiccicato a quel tipo di atmosfera: notti lunghe, contatti, feste, personaggi che entravano ed uscivano come se tutto fosse una scena.
Perché Gigi Rizzi è rimasto nell’immaginario
Rizzi incarnava una figura che oggi sembra quasi irreale: il playboy da riviera, la persona che “vive” dove gli altri vanno in vacanza, e che viene raccontata più per ciò che rappresenta che per ciò che fa davvero.
La sua storia, in fondo, è il riassunto di un’epoca in cui bastava un’estate, una relazione famosa e una manciata di copertine per diventare una leggenda pop. E quando si parla di Bardot – che aveva segnato il costume e non solo il cinema – i racconti su Saint-Tropez sono una parte inevitabile del quadro. Rizzi era uno dei nomi che spuntavano lì, tra i più ricorrenti.
La morte a Saint-Tropez nel 2013
Gigi Rizzi morì il 23 giugno 2013 a Saint-Tropez, per un malore improvviso. Il dettaglio che molti giornali sottolinearono fu quasi simbolico: sarebbe accaduto proprio nel giorno del suo compleanno, nel luogo che aveva fatto da palcoscenico alla sua leggenda.
E anche questo, nel modo in cui le storie vengono raccontate, sembrò “coerente” con la sua immagine: Saint-Tropez come punto di partenza e di arrivo, come se la sua vita fosse rimasta legata a quella costa fino alla fine.
Una storia che oggi si racconta al passato, ma resta viva nei ricordi
Oggi il nome di Gigi Rizzi torna fuori soprattutto quando si ricostruisce la vita sentimentale di Brigitte Bardot e l’immaginario della Riviera degli anni Sessanta. Bardot era diventata un simbolo globale e la sua vita privata, volente o nolente, finì spesso in prima pagina. Rizzi, con quel flirt del 1968, restò incastrato in quella narrazione per sempre.
E forse è proprio questo il punto: certe figure non diventano famose per un capolavoro o per una carriera lunga. Diventano famose perché rappresentano un’epoca. Gigi Rizzi, nel bene e nel male, rappresentò quella stagione lì. E per questo il suo nome continua a saltare fuori, ogni volta che si parla di Bardot, di Saint-Tropez e di un mondo che oggi sembra impossibile da replicare.
FAQ
Chi era Gigi Rizzi?
Era un playboy italiano legato alla mondanitĂ tra Italia e Costa Azzurra, diventato celebre soprattutto per la vita a Saint-Tropez e per le cronache della Dolce Vita.
Che rapporto ebbe con Brigitte Bardot?
Visse un flirt molto chiacchierato con Brigitte Bardot nell’estate del 1968 a Saint-Tropez, una storia breve ma amplificata dalla stampa dell’epoca.
Gigi Rizzi lavorava o era solo un personaggio mondano?
Venne associato anche al mondo dei locali: tra le ricostruzioni più note c’è l’apertura del Number One a Milano negli anni Sessanta.
Quando è morto Gigi Rizzi e dove?
Morì il 23 giugno 2013 a Saint-Tropez, per un malore improvviso.
Perché se ne parla ancora oggi?
Perché il suo nome è rimasto legato all’immaginario della Riviera e alla vita privata di Brigitte Bardot, diventando un simbolo di quell’epoca.
“Head Staff”, giornalista pubblicista laureata in letteratura, amo scrivere e apprendere costantemente cose nuove. Trovo che il mestiere del giornalista sia uno dei più affascinanti che esistano. Ti consente di apprendere, di conoscere il mondo, farti conoscere e di entrare in simbiosi con il lettore






