Alberto Zapolla, operatore del Suem 118 di Treviso morto per malore improvviso: collasso cardiaco fatale in centrale

Serena Comito

Alberto Zapolla, operatore del Suem 118 di Treviso morto per malore improvviso: collasso cardiaco fatale in centrale

Per vent’anni ha risposto al telefono per organizzare ambulanze, trasferimenti, trasporti ordinari.
Questa volta, però, i soccorsi non sono riusciti a salvarlo lui.

Alberto Zapolla, 59 anni, storico operatore del Suem 118 di Treviso dell’Ulss 2 Marca Trevigiana, è morto dopo un malore improvviso all’interno della centrale operativa. Un collasso cardiaco fatale, arrivato nel primo pomeriggio, proprio mentre stava per iniziare il turno.

Il malore improvviso in centrale al Suem 118 di Treviso

È un martedì di fine dicembre, poco prima delle festività di Natale. Nella centrale del Suem 118 di Treviso la giornata è come tante altre: telefoni che squillano, monitor accesi, operatori che incrociano dati e ambulanze.

Secondo le ricostruzioni, Alberto Zapolla si sente male all’improvviso, poco prima di mettersi al lavoro. Viene descritto come “accasciato” all’interno della struttura, in prossimità della zona ristoro, vicino alla macchinetta del caffè.

Chi è presente capisce subito che non è un semplice mancamento.

Scatta il riflesso che tutti, lì dentro, conoscono bene: chiamata interna, corsa verso di lui, manovre di emergenza.

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I tentativi di rianimazione: defibrillatore e corsa in cardiochirurgia

Questa volta non è un paziente dall’altra parte della linea, ma un collega. E i soccorritori sono proprio quelli del 118.

Gli operatori e il personale sanitario intervengono subito:

  • iniziano la rianimazione cardiopolmonare;
  • utilizzano il defibrillatore, con diverse scariche;
  • fanno di tutto per far ripartire il cuore.

La macchina dei soccorsi, che lui contribuiva a far funzionare ogni giorno, si muove ora per lui. Zapolla viene trasferito in cardiochirurgia, accompagnato dai colleghi che continuano le manovre di rianimazione durante il tragitto.

Nonostante l’impegno del personale e tutti i tentativi messi in campo, l’esito non cambia: il malore viene definito un collasso cardiaco fatale. Per Alberto non c’è più nulla da fare.

Chi era Alberto Zapolla nel Suem 118 e nell’Ulss 2

Nelle cronache e nelle note ufficiali dell’Ulss 2 Marca Trevigiana, Alberto Zapolla viene descritto come un volto storico del Suem 118 di Treviso.

Da circa vent’anni lavorava come operatore / centralinista:

  • rispondeva alle chiamate relative ai trasporti ordinari delle ambulanze;
  • organizzava gli spostamenti per visite, dimissioni, trasferimenti ospedalieri;
  • gestiva quella parte “dietro le quinte” che permette a medici e infermieri di trovarsi al posto giusto al momento giusto.

Non era quindi l’operatore che risponde al 118 per le emergenze più eclatanti, ma una figura chiave nella gestione dell’intera rete dei trasporti sanitari. Un lavoro meno visibile, ma fondamentale per tenere in piedi ogni giorno la logistica della sanità.

Chi lo ha conosciuto lo descrive come:

  • serio e affidabile,
  • innamorato del proprio lavoro,
  • sempre disponibile con i colleghi.

Il direttore generale dell’Ulss 2 ha parlato di lui come di un “valido operatore, amato da tutti”, sintetizzando in poche parole il peso umano e professionale che aveva all’interno della struttura.

Il lutto al Suem 118 di Treviso e il dolore dei colleghi

La morte di Alberto Zapolla ha colpito duramente l’intera centrale del Suem 118.
Molti operatori hanno appreso la notizia mentre erano in servizio, costretti a continuare a rispondere alle chiamate d’emergenza nonostante il vuoto lasciato da un collega che fino al giorno prima era lì con loro.

Nelle ore successive, messaggi di cordoglio e ricordo sono comparsi sui social e nei comunicati locali:

  • chi ha lavorato con lui parla di una persona semplice, discreta, sempre pronta a dare una mano;
  • qualcuno ricorda turni condivisi, battute tra una chiamata e l’altra, la capacità di reggere lo stress di un lavoro che vede ogni giorno incidenti, malori, situazioni-limite.

La sensazione, leggendo tra le righe, è quella di una famiglia professionale che perde un pezzo importante proprio dentro casa, in un luogo dove normalmente si combatte per strappare le persone alla morte.

La famiglia e l’ultimo saluto

Tra le poche informazioni personali rese pubbliche, emerge che Alberto Zapolla lascia la moglie Teresa e il fratello Francesco.
Nulla è stato divulgato su eventuali figli o su altri familiari, così come non sono stati resi noti, nelle parti accessibili delle notizie, tutti i dettagli legati a data, ora e luogo dei funerali.

Il messaggio ufficiale dell’Ulss 2 si chiude con una frase semplice: vicinanza alla famiglia in questo momento di grande dolore. Un modo sobrio per ricordare che, dietro il ruolo di operatore del Suem 118, c’era un uomo, una vita privata, affetti che oggi devono fare i conti con una perdita improvvisa e inaspettata.

Cosa sappiamo del malore che ha ucciso Alberto Zapolla

Le informazioni disponibili convergono su pochi punti chiari:

  • il malore è descritto come improvviso;
  • avviene all’interno della centrale operativa del Suem 118 di Treviso, nel primo pomeriggio di un martedì di dicembre;
  • i colleghi presenti intervengono subito con rianimazione e defibrillatore;
  • il trasferimento in cardiochirurgia avviene mentre le manovre sono ancora in corso;
  • l’episodio viene definito un collasso cardiaco fatale, verosimilmente riconducibile a un infarto;
  • non sono state diffuse informazioni su eventuali patologie pregresse o fattori di rischio.

Non risultano, al momento, indagini particolari oltre agli accertamenti sanitari di prassi. Parliamo di un malore naturale, non di un incidente sul lavoro o di un evento traumatico esterno.

Domande frequenti sulla morte di Alberto Zapolla

Chi era Alberto Zapolla?
Era un operatore del Suem 118 di Treviso, in servizio da circa vent’anni all’interno dell’Ulss 2 Marca Trevigiana. Si occupava in particolare dell’organizzazione dei trasporti ordinari delle ambulanze, una parte fondamentale, anche se poco visibile, della macchina dei soccorsi.

Quanti anni aveva?
Al momento della morte aveva 59 anni.

Dove si è sentito male?
Il malore lo ha colpito all’interno della centrale operativa del Suem 118 di Treviso, poco prima dell’inizio del turno di lavoro.

I colleghi hanno provato a rianimarlo?
Sì. Sono intervenuti immediatamente, hanno eseguito manovre di rianimazione prolungate e utilizzato il defibrillatore con diverse scariche. Successivamente è stato portato in cardiochirurgia con rianimazione in corso, ma ogni tentativo è risultato vano.

Di cosa è morto?
Le cronache parlano di un collasso cardiaco fatale, verosimilmente un infarto improvviso che non ha lasciato scampo, nonostante l’intervento immediato dei colleghi e dei sanitari.

Chi lascia?
Dalle informazioni rese pubbliche risulta che lascia la moglie Teresa e il fratello Francesco. Altri dettagli sulla sua vita privata non sono stati diffusi.