Peri, Verona: chi è il 25enne di Dolcè che ha sparato ai ciclisti? La scoperta shock

Daniela Devecchi

Peri, Verona: chi è il 25enne di Dolcè che ha sparato ai ciclisti? La scoperta shock

Una statale quasi vuota, un sabato mattina di allenamento in Val d’Adige. I ragazzi della Sc Padovani Polo Cherry Bank pedalano in fila, l’ammiraglia dietro, il solito mix di fatica e concentrazione. All’improvviso un’auto scura si affianca, il finestrino si abbassa, partono due colpi di pistola. Panico, urla, il gruppo che si abbassa sulle bici per istinto. Nessuno cade, nessuno si ferisce, ma la sensazione è quella di una tragedia mancata per un soffio.

Da poco è stato identificato il responsabile: un 25enne incensurato di Dolcè, denunciato dai carabinieri. Ma chi è questo ragazzo e cosa sappiamo davvero di lui?

Dove è successo: Peri, Val d’Adige, provincia di Verona

Il fatto è avvenuto sabato 20 dicembre 2025, verso mezzogiorno, lungo la strada statale 12 dell’Abetone e del Brennero, nel tratto tra Dolcè e la frazione di Peri, nel territorio della provincia di Verona.

La squadra coinvolta, la Sc Padovani Polo Cherry Bank, era in zona per un ritiro di allenamento. Un gruppo di giovani corridori stava svolgendo un’uscita su strada, affidandosi alla classica formula: atleti davanti, ammiraglia che li protegge alle spalle.

Nel video che gira da giorni si vede chiaramente una berlina scura che si mette accanto alle bici, il finestrino che si abbassa, poi il rumore dei colpi e i ragazzi che si abbassano sulle pieghe. Un attimo dopo l’auto sparisce.

Il profilo del 25enne di Dolcè

Di lui, per ora, si conoscono solo pochi elementi, ma tutti concordanti:

  • è un ragazzo di 25 anni,
  • è originario e residente a Dolcè,
  • risulta essere incensurato, quindi senza precedenti penali,
  • viene indicato dalle autorità come “25enne del posto” o “giovane veronese”.

Il nome e cognome non sono stati resi pubblici. Nessuna testata li riporta, nessun comunicato ufficiale li cita. Per questo, anche qui, ci si limita a parlare di lui con queste definizioni generiche: età, zona di provenienza, assenza di precedenti.

Niente dettagli su lavoro, studi, famiglia o vita privata: al momento non ci sono elementi solidi da usare su questi aspetti.

La dinamica: il sorpasso, i colpi e la fuga

Secondo la ricostruzione dei carabinieri della zona, il 25enne stava guidando una BMW di grossa cilindrata lungo la SS12.

Durante un sorpasso del gruppo di ciclisti:

  • si è accostato alle bici,
  • ha abbassato il finestrino,
  • ha estratto una pistola,
  • ha sparato due colpi in direzione degli atleti,
  • si è poi allontanato rapidamente.

Per una combinazione di fortuna e riflessi:

  • i colpi erano a salve,
  • nessun ciclista è stato fisicamente colpito,
  • non ci sono state cadute a catena.

L’arma, una pistola a salve / scacciacani, è stata ritrovata più tardi:

  • senza tappo rosso, che per legge deve essere presente,
  • nascosta sotto il pianale del bagagliaio dell’auto,
  • insieme a cartucce a salve.

Il gesto, anche senza proiettili veri, resta estremamente pericoloso: il botto di un’arma, in mezzo a un gruppo che procede compatto, può bastare per far perdere il controllo a qualcuno e provocare un incidente gravissimo.

Il movente: l’odio per chi va in bici

Sul motivo che ha scatenato tutto, il quadro tracciato dagli inquirenti è piuttosto chiaro.

Nelle sintesi delle indagini si parla di:

  • “futili motivi legati alle manovre di circolazione”,
  • una vera e propria avversione verso i ciclisti,
  • fastidio crescente per la presenza delle bici sulle strade.

In pratica, il 25enne avrebbe ammesso una forte antipatia per chi pedala su strada, in particolare per i gruppi che costringono le auto a rallentare o a sorpassare con maggiore prudenza.

Il suo gesto nasce lì: rabbia alla guida, irritazione per il sorpasso, la scelta di usare la pistola a salve per spaventare i ragazzi e “sfogare” quella ostilità.

Nessun contatto precedente con gli atleti, nessuna ruggine personale: solo un sentimento generico e pericoloso di odio verso chi va in bici.

Come è stato identificato

Il lavoro dei carabinieri è partito dalle immagini registrate dall’ammiraglia e dai video circolati online. Da lì è iniziata una ricostruzione precisa:

  • sono stati analizzati modello e colore dell’auto,
  • è stato notato un faro non funzionante,
  • si è lavorato sugli orari e sui passaggi registrati lungo la SS12.

Incrociando questi elementi con i sistemi di controllo del traffico e le verifiche sul territorio, gli investigatori sono arrivati alla BMW in uso al 25enne.

Nel corso della perquisizione del veicolo:

  • è stata trovata la pistola a salve senza tappo rosso,
  • nascosta sotto il pianale del bagagliaio,
  • con munizioni a salve compatibili con i colpi esplosi.

A quel punto è scattata la denuncia a suo carico.

Le accuse e cosa rischia

Ad oggi, il 25enne di Dolcè risulta:

  • denunciato a piede libero (quindi non detenuto),
  • indagato per una serie di reati che, in combinazione, non sono affatto leggeri.

Le contestazioni principali riguardano:

  • minaccia aggravata,
  • porto di armi od oggetti atti a offendere,
  • esplosioni pericolose.

La pistola era “solo” a salve, ma:

  • era priva del tappo rosso,
  • era occultata in modo improprio in auto,
  • è stata utilizzata in un contesto in cui erano coinvolti atleti in movimento su strada, con la possibilità concreta di causare un incidente.

L’evoluzione giudiziaria dipenderà da molti fattori: l’eventuale richiesta di rito abbreviato, la valutazione della Procura, le perizie, le possibili attenuanti. Ma il quadro, per un ragazzo incensurato, è comunque serio.

La paura dei corridori e il clima tra auto e bici

Dall’altro lato ci sono i giovani della Sc Padovani.

Il presidente, i direttori sportivi e lo staff parlano di:

  • “tragedia sfiorata”,
  • atleti e accompagnatori in stato di shock,
  • paura vera, fisica, per quello che hanno vissuto in quei secondi.

A prendere posizione è anche Alessandro Petacchi, ex campione e oggi responsabile tecnico della squadra. Le sue parole vanno in una direzione chiara: denuncia un clima di intolleranza crescente verso chi usa la bici su strada, tra clacson, insulti, sorpassi al limite e comportamenti aggressivi da parte di alcuni automobilisti.

Chi pedala su quelle strade lo sa bene: basta poco perché un’uscita di allenamento diventi un rischio continuo. In questo caso i colpi erano a salve e nessuno è caduto. Ma la linea è sottile.

Perché il nome non viene pubblicato

Un dettaglio che spesso passa in secondo piano riguarda l’identità del ragazzo.

Ad oggi:

  • le autorità non hanno diffuso il suo nome nei comunicati,
  • le principali testate parlano sempre e solo di “un 25enne del posto”,
  • l’unico identikit consentito è quello generico: età, residenza in zona, incensurato.

Per questo non compaiono nome e cognome. Non è una scelta di stile, ma una conseguenza diretta del fatto che si parla di un indagato, non di una persona condannata, e di dati che non sono stati resi pubblici.

FAQ sul caso del 25enne di Dolcè

Dove è successo l’episodio dei colpi ai ciclisti?
L’episodio è avvenuto lungo la strada statale 12 dell’Abetone e del Brennero, nel tratto tra Dolcè e Peri, in provincia di Verona, nella tarda mattinata di sabato 20 dicembre 2025.

Chi è il 25enne che ha sparato ai ciclisti?
È un ragazzo di 25 anni, incensurato, residente a Dolcè (Verona). Al momento non sono stati diffusi nome e cognome: viene indicato solo come “25enne del posto” o “giovane veronese”.

Che arma ha usato il 25enne?
Ha utilizzato una pistola a salve / scacciacani, priva del tappo rosso. L’arma è stata ritrovata nascosta sotto il pianale del bagagliaio dell’auto, insieme alle cartucce a salve.

Perché ha sparato contro il gruppo di ciclisti?
Secondo le ricostruzioni, all’origine del gesto c’è una miscela di rabbia alla guida e forte avversione verso i ciclisti, in particolare verso i gruppi che occupano la carreggiata e costringono le auto a rallentare o sorpassare con prudenza.

Di quali reati è accusato il 25enne di Dolcè?
Al momento risulta denunciato a piede libero e indagato per minaccia aggravata, porto di armi od oggetti atti a offendere ed esplosioni pericolose.