La scena è questa: Greta Thunberg seduta sull’asfalto, davanti a un palazzo della City di Londra, con un cartello in mano. Sopra c’è scritto che sostiene i “Palestine Action prisoners” e che si oppone al genocidio. Poco dopo arrivano gli agenti, la fermano e scatta l’ennesimo arresto della ragazza che, da anni, è diventata il volto delle proteste globali.
Ma qui c’è un elemento nuovo e pesante: per la prima volta Greta viene arrestata in base al Terrorism Act britannico, la legge che disciplina il contrasto al terrorismo nel Regno Unito.
Che cosa significa davvero? E perché un semplice cartello può portare a un’accusa del genere?
Chi è Greta Thunberg oggi
Oggi Greta Thunberg ha 22 anni ed è molto più di “quella dei Fridays for Future”. È nata il 3 gennaio 2003 a Stoccolma, in una famiglia già abituata ai riflettori: la madre è la cantante lirica Malena Ernman, il padre è l’attore Svante Thunberg, il nonno era il regista Olof Thunberg.
Tutto però cambia nel 2018, quando la vediamo per la prima volta seduta davanti al Parlamento svedese con il cartello “Skolstrejk för klimatet”. Da lì nasce il movimento globale Fridays for Future, le piazze piene di studenti, gli interventi all’ONU, la copertina di Time, le sue frasi diventate virali.
Negli ultimi anni però il suo profilo si è allargato: non parla più solo di clima, ma collega la crisi ambientale a temi come colonialismo, guerra, Gaza, diritti umani. Il suo attivismo si è spostato sempre di più verso un’idea di giustizia globale, e lo scontro con i governi è diventato inevitabilmente più duro.
L’arresto a Londra del 23 dicembre 2025
L’episodio che ha fatto esplodere il caso si consuma il 23 dicembre 2025 nella City di Londra, in Fenchurch Street, davanti a un edificio utilizzato dalla compagnia assicurativa Aspen Insurance.
Quella mattina è in corso un’azione di protesta: alcuni attivisti usano vernice rossa spruzzata con estintori per imbrattare la facciata del palazzo e si incollano alla struttura. La polizia interviene e li arresta per danni criminali.
Greta arriva in un secondo momento. Non lancia vernice, non si incolla. Si siede fuori dall’edificio e mostra un cartello con due messaggi chiari:
- sostiene i prigionieri di Palestine Action, in sciopero della fame nelle carceri britanniche;
- dichiara di opporsi al genocidio.
Per la polizia questo basta: una donna di 22 anni viene fermata e arrestata per aver mostrato un cartello che, secondo le autorità, esprime supporto a un’organizzazione bandita. Tutti gli indizi coincidono con Greta Thunberg.
Perché il Terrorism Act entra in gioco
Il passaggio chiave è uno: Palestine Action è stata dichiarata organizzazione “proscritta” dal governo del Regno Unito.
Il riferimento legale è la Section 13 del Terrorism Act 2000, che vieta di esporre simboli, slogan o materiali considerati come sostegno pubblico a un gruppo inserito nella lista delle organizzazioni terroristiche.
Nel mirino non c’è, quindi, un blocco stradale o un’occupazione, ma un cartello di solidarietà. È questo il punto che rende l’arresto di Greta particolarmente delicato: la linea tra diritto di protesta e supporto a un gruppo bandito viene spostata su un terreno estremamente sottile.
Al momento non sono ancora stati resi pubblici tutti i dettagli successivi all’arresto: condizioni di rilascio, eventuale cauzione, data di un’udienza. Ma il segnale politico è già fortissimo.
Chi sono i Palestine Action prisoners e perché stanno facendo lo sciopero della fame
Per capire il contesto bisogna spostarsi dentro e fuori dalle carceri britanniche.
Palestine Action è una rete di attivisti che, negli ultimi anni, ha preso di mira soprattutto strutture legate a Elbit Systems, colosso dell’industria militare israeliana, e aziende considerate coinvolte nella produzione o nel supporto di armamenti usati a Gaza. Le azioni sono spesso spettacolari: vernice rossa, occupazioni di tetti, sabotaggi simbolici.
Con la messa al bando dell’organizzazione, molti attivisti sono finiti in custodia cautelare, senza possibilità di libertà su cauzione, in attesa di processo.
Da qui nasce lo sciopero della fame: alcuni di loro vanno avanti da decine di giorni, con almeno due prigionieri arrivati sopra la soglia dei 50 giorni, una durata che mette seriamente a rischio la vita.
Le loro richieste sono tre, tutte politiche:
- concessione della cauzione;
- revoca del bando di Palestine Action;
- riduzione delle restrizioni sulle comunicazioni con l’esterno.
Greta, nel commentare la vicenda, sostiene che lo Stato ha il dovere di intervenire per evitare che queste persone muoiano in carcere e definisce “ragionevoli” le loro richieste. Di fatto, accusa il governo britannico di voler zittire una forma di dissenso legata a Gaza e all’industria bellica.
Non è la prima volta: i precedenti con la giustizia britannica
Lo sapevi che Greta Thunberg era già finita davanti a un giudice inglese e ne era uscita assolta?
Nel 2023 viene arrestata durante una protesta a Londra contro l’Energy Intelligence Forum, il grande summit annuale dell’industria petrolifera. Gli attivisti bloccano l’ingresso dell’hotel che ospita l’evento, la polizia impone condizioni molto severe e Greta viene accusata di averle violate.
Il caso arriva davanti al Westminster Magistrates’ Court e, nel febbraio 2024, il giudice John Law dichiara il non luogo a procedere: le condizioni imposte dalla polizia erano troppo vaghe, quindi illegittime, e la protesta viene descritta come pacifica e non violenta.
Per molti giuristi è un precedente importante, perché mette un freno – almeno sulla carta – al giro di vite contro le manifestazioni climatiche.
Ora lo scenario cambia: non si parla più di ordine pubblico, ma di una norma antiterrorismo. È un salto di livello, e lo scontro legale rischia di essere molto più duro.
Arresti, espulsioni, flottiglie: il fronte Gaza
Nel 2025 il nome di Greta finisce spesso vicino a una parola: Gaza.
A giugno partecipa alla Gaza Freedom Flotilla, salendo a bordo della nave Madleen, in partenza da Catania con l’obiettivo di rompere simbolicamente il blocco navale imposto alla Striscia e consegnare aiuti umanitari. La nave viene abbordata dalla marina israeliana in acque internazionali e trainata verso Israele.
Greta e gli altri attivisti vengono arrestati, trattenuti e poi espulsi, dopo il rifiuto di firmare documenti in cui avrebbero riconosciuto di essere entrati illegalmente nel Paese. L’episodio viene da lei definito una sorta di “rapimento” politico.
A ottobre torna di nuovo nel mirino delle autorità israeliane con un’altra iniziativa navale, parte della Global Sumud Flotilla: ancora detenzione, ancora espulsione.
Questi episodi, sommati all’arresto di Londra, contribuiscono a scolpire una nuova immagine di Greta: non più solo simbolo del clima, ma attivista globale, pronta a esporsi sul terreno più esplosivo della politica internazionale, quello di Gaza e del rapporto con Israele.
Greta Thunberg: cosa rischia davvero dopo l’arresto di Londra
Al di là dell’immagine pubblica, resta una domanda pratica: che cosa rischia Greta Thunberg dopo questo arresto?
Tutto dipenderà da:
- come verrà interpretata la Section 13 del Terrorism Act,
- se il cartello sarà considerato o meno “supporto pubblico” a un’organizzazione bandita,
- se la procura deciderà di procedere fino in fondo o di fermarsi a una sanzione più leggera.
Uno scenario possibile è che il caso diventi un nuovo terreno di scontro giuridico, come già accaduto per le proteste climatiche: da una parte il governo, che difende la stretta sulle organizzazioni legate alla questione palestinese; dall’altra chi vede in questo uso del Terrorism Act un attacco diretto alla libertà di espressione e di dissenso politico.
Nel frattempo, una cosa è già successa: il suo cartello davanti a quel palazzo di Londra è diventato un simbolo di come la protesta, oggi, venga letta e repressa quando si avvicina troppo ai nervi scoperti della politica internazionale.
Domande frequenti sull’arresto di Greta Thunberg a Londra
Perché Greta Thunberg è stata arrestata a Londra il 23 dicembre 2025?
È stata fermata perché mostrava un cartello di solidarietà con i prigionieri di Palestine Action, organizzazione dichiarata “proscritta” dal governo britannico. La polizia sostiene che il cartello costituisca supporto pubblico a un gruppo bandito ai sensi del Terrorism Act 2000.
Greta Thunberg ha partecipato ai danneggiamenti dell’edificio a Londra?
No, secondo le ricostruzioni non ha imbrattato la facciata né si è incollata alla struttura. Si è seduta all’esterno con un cartello. I danneggiamenti sarebbero stati compiuti da altri attivisti, arrestati separatamente per danni criminali.
Che cosa rischia dal punto di vista legale?
Dipende da come verrà applicata la Section 13 del Terrorism Act. In teoria sono previste pene che possono includere anche la detenzione, ma sarà decisivo capire se la magistratura riterrà il gesto di Greta un vero “supporto” a un’organizzazione bandita o un atto di libera manifestazione del pensiero.
È la prima volta che Greta viene arrestata nel Regno Unito?
No. Nel 2023 era già stata arrestata durante una protesta contro un summit dell’industria petrolifera a Londra. Nel febbraio 2024 un giudice l’ha però assolta, dichiarando illegittime le condizioni imposte dalla polizia ai manifestanti.
Perché Greta Thunberg è così coinvolta nella causa palestinese?
Per lei la crisi climatica è legata a guerre, colonialismo e sfruttamento delle risorse. Da qui la scelta di schierarsi apertamente contro la guerra a Gaza, partecipare a flottiglie umanitarie e sostenere gruppi che contestano il ruolo delle aziende belliche. È una posizione che la espone sempre di più allo scontro diretto con governi e apparati di sicurezza.

Sono giornalista pubblicista laureata in letteratura e content manager con una grande passione per la scrittura






