Giovanna Venosi come sta la madre che ha provato a salvare Anna Tagliaferri? La tragedia, l’operazione, le condizioni attuali

Daniela Devecchi

Giovanna Venosi come sta la madre che ha provato a salvare Anna Tagliaferri? La tragedia, l'operazione, le condizioni attuali

Il femminicidio di Anna Tagliaferri, 40 anni, imprenditrice molto conosciuta a Cava de’ Tirreni, non ha ucciso solo una donna: ha ferito nel corpo e nella memoria anche sua madre, Giovanna Venosi, 75 anni.

È lei la donna che ha tentato di mettersi tra la figlia e il compagno, Diego Di Domenico, durante l’aggressione nell’appartamento di via Ragone, e che è finita a sua volta colpita, ricoverata e portata in sala operatoria.

Secondo le ricostruzioni, la lite è esplosa nel pomeriggio, intorno alle 16.30, nella casa dove la coppia si trovava insieme alla madre di lei. L’uomo avrebbe impugnato un coltello da cucina e sferrato numerosi fendenti contro Anna – si parla di almeno sei-otto coltellate, tra collo, viso e torace – per poi salire sul tetto del palazzo e lanciarsi nel vuoto, morendo sul colpo.

Quando i soccorsi sono arrivati, Anna era già in condizioni disperate ed è morta poco dopo il trasporto in ospedale. Accanto a lei, a terra, c’era la madre: ferita, ma viva.

Chi è Giovanna Venosi, la madre ferita

Il suo nome emerge quasi solo nei lanci di cronaca, ma dietro a quell’etichetta – “la madre ferita” – c’è una donna di 75 anni che condivideva con la figlia la quotidianità in quell’appartamento di via Ragone, in una città dove la famiglia Tagliaferri è legata da cinquant’anni alla storica Pasticceria Tirrena, simbolo locale della tradizione dolciaria.

I racconti concordano su un punto: nel momento in cui la lite è degenerata, Giovanna ha provato a fermare l’uomo, cercando di proteggere Anna con il proprio corpo. È in quell’istante che viene colpita. Alcune ricostruzioni parlano di ferite serie, altre di lesioni meno profonde, ma tutte sottolineano il gesto della madre che si mette in mezzo per salvare la figlia.

L’operazione e le condizioni attuali

Dopo l’aggressione, Giovanna Venosi è stata trasportata in codice rosso all’ospedale Santa Maria dell’Olmo di Cava de’ Tirreni. Qui è stata sottoposta a un intervento chirurgico. Le ferite erano gravi, ma i medici sono riusciti a stabilizzarla.

Oggi la donna è fuori pericolo di vita: è stata operata, resta ricoverata e monitorata, ma il quadro non viene descritto come critico.

Accanto al trauma fisico, c’è quello psicologico: ha assistito al femminicidio della figlia, ha tentato di impedirlo ed è sopravvissuta a un’aggressione consumata a pochi metri da lei. Il percorso di ripresa sarà lungo, soprattutto sul piano emotivo.

L’unica testimone oculare

C’è un altro elemento che rende ancora più pesante ciò che aspetta Giovanna Venosi: è l’unica testimone oculare di quanto accaduto in quell’appartamento.

I carabinieri e la Procura attendono di poterla ascoltare non appena le condizioni lo consentiranno, per ricostruire in modo preciso:

  • come è iniziata la lite,
  • se c’erano stati segnali pregressi di tensione o violenza,
  • che cosa ha visto e sentito nei minuti in cui Diego Di Domenico ha impugnato il coltello e ha colpito Anna.

Finora non risultano denunce per maltrattamenti o segnalazioni formali. Proprio per questo, la voce di Giovanna sarà decisiva per capire se dietro questo gesto ci fosse un’escalation taciuta o se tutto sia esploso all’improvviso.

Il lutto di una città, il peso di una madre

Cava de’ Tirreni si è fermata. Le iniziative natalizie sono state sospese, le saracinesche abbassate in segno di lutto, i messaggi di cordoglio si sono moltiplicati per ricordare Anna Tagliaferri, descritta come una donna solare, appassionata del suo lavoro, molto amata dai clienti della storica pasticceria di famiglia.

Dentro questo lutto collettivo, però, c’è un dolore che resta più silenzioso: quello di Giovanna Venosi. Una madre che ha visto morire la figlia, che ha provato a salvarla, che porta sul proprio corpo le tracce di quell’ultimo tentativo e che ora, mentre cerca di riprendersi dopo l’operazione, sa che dovrà rivivere tutto nelle aule di giustizia.

La sua storia è il volto meno raccontato dei femminicidi: le madri, i padri, i figli, i fratelli che restano. In questo caso, una donna anziana che ha trasformato l’istinto materno in un gesto fisico – frapporsi tra il coltello e la figlia – e che è riuscita a sopravvivere.

Per lei, da ora in poi, ci sarà un prima e un dopo via Ragone. E per la città, il suo nome non dovrebbe restare solo quello di “madre ferita”, ma diventare quello della testimone vivente di quanto la violenza di genere riesca a spezzare, in pochi secondi, intere famiglie.