Chi è Douglas Kelley, lo psichiatra americano del processo di Norimberga che studiò i gerarchi nazisti, da Hermann Göring al resto degli imputati, e ha ispirato il film “Norimberga 2025”? Storia, ruolo, rapporto con Göring e mistero del suicidio col cianuro

Daniela Devecchi

Chi è Douglas Kelley, lo psichiatra americano del processo di Norimberga che studiò i gerarchi nazisti, da Hermann Göring al resto degli imputati, e ha ispirato il film Norimberga 2025? Storia, ruolo, rapporto con Göring e mistero del suicidio col cianuro

C’è una figura che fino a poco tempo fa stava in fondo ai libri di storia, tra note a piè di pagina e saggi per addetti ai lavori: Douglas McGlashan Kelley, lo psichiatra americano del processo di Norimberga.
Oggi il suo nome torna a circolare perché la sua storia è alla base del film “Norimberga” (2025), dove lo vediamo alle prese con i gerarchi nazisti rinchiusi in cella, soprattutto con Hermann Göring.

Ma chi era davvero questo medico, che cosa ha visto dietro le sbarre del carcere di Norimberga e perché il suo destino personale somiglia così tanto a quello dei suoi pazienti più famosi?

Età, origini e studi: il percorso di uno psichiatra ambizioso

Douglas McGlashan Kelley nasce l’11 agosto 1912, in California, in un contesto tutt’altro che straordinario. Nessun mito da biopic: è un ragazzo americano brillante, curioso, che mostra presto interesse per la mente umana e per i comportamenti considerati “devianti”.

Si forma in alcune tra le più importanti università statunitensi, fra medicina e psicologia, fino a ottenere una preparazione solida sia sul piano clinico sia su quello della ricerca. Lavora su temi come:

  • i disturbi di personalità,
  • l’uso dei test proiettivi,
  • il rapporto tra violenza, crimine e psiche.

Prima della guerra, Kelley dirige un ospedale psichiatrico e si costruisce la reputazione di medico veloce nel giudizio, molto sicuro di sé, con un certo gusto per le diagnosi nette. È il profilo perfetto, agli occhi dell’esercito, per occuparsi di casi “difficili”.

Il ruolo nel carcere di Norimberga: lo psichiatra davanti ai gerarchi nazisti

Alla fine della Seconda guerra mondiale, quando gli Alleati decidono di mettere sotto processo i principali capi del regime nazista, serve qualcuno che certifichi una cosa delicatissima: gli imputati sono mentalmente capaci di essere giudicati?

Qui entra in scena Douglas Kelley. In qualità di psichiatra dell’esercito americano, viene mandato nel carcere di Norimberga per:

  • valutare la competenza mentale dei 22 principali imputati,
  • capire se qualcuno di loro soffra di psicosi gravi,
  • monitorare il rischio di suicidio in cella,
  • raccogliere materiale clinico su quella che molti speravano fosse una sorta di “psicopatologia del nazismo”.

Kelley incontra uno a uno i gerarchi nazisti: uomini che fino a poco prima avevano gestito eserciti, ministeri, campi di concentramento. Li osserva, parla con loro, registra le risposte, somministra test come il Rorschach e altri strumenti psicologici dell’epoca.

Una delle sue conclusioni più controverse, che ancora oggi fa discutere, è che la maggior parte di quei leader non appare affatto “pazza” in senso clinico. Secondo le sue valutazioni, sono:

  • lucidi,
  • capaci di pianificare,
  • perfettamente in grado di intendere e di volere.

Questo ribalta un’idea comoda: non si possono archiviare i crimini nazisti dicendo “erano tutti folli”. Per Kelley, il vero orrore è che persone psicologicamente funzionanti possano aderire a un sistema di violenza estrema se trovano un contesto politico e sociale che le sostiene.

Il rapporto con Hermann Göring: duello psicologico in cella

Tra tutte le figure che Kelley incontra, quella che lo segnerà di più è Hermann Göring, ex maresciallo del Reich, fondatore della Gestapo e volto simbolo del potere nazista.

Göring si presenta in cella come un personaggio teatrale, narcisista, intelligente, abituato a comandare. Non è il mostro rozzo che molti immaginano, ma un politico consumato, abile a usare:

  • charme,
  • ironia,
  • manipolazione.

Nel faccia a faccia tra i due, raccontato poi nei libri e ripreso dal film “Norimberga 2025”, si costruisce una sorta di partita a scacchi psicologica.
Kelley vuole capire che tipo di mente ha davanti; Göring, dal canto suo, tenta di usare il colloquio per riaffermare il proprio prestigio, per riscrivere la storia, per mostrarsi come grande statista tradito dal corso degli eventi.

Il risultato di questa relazione è potente: Kelley rimane colpito dal fatto che Göring non sia un folle in delirio, ma un uomo lucido che giustifica, minimizza o rivendica le proprie scelte. Una mente capace di grande organizzazione, messa al servizio di un progetto criminale.

Non è curioso che proprio questo rapporto, nato tra le mura di una prigione, diventi decenni dopo il cuore di un film destinato al grande pubblico?

Dopo il processo: libri, università e ombre private

Finito il processo di Norimberga, la vita di Douglas Kelley torna negli Stati Uniti, ma non torna mai davvero alla “normalità”.

Da un lato c’è il successo:
scrive, tra gli altri, il libro “22 Cells in Nuremberg”, tiene lezioni universitarie, entra nel mondo della criminologia e della psichiatria forense. Viene percepito come una figura all’avanguardia, uno dei pochi ad aver studiato da vicino i “volti del male” del Novecento.

Dall’altro lato, però, si accumulano tensioni nella sua sfera personale:

  • problemi di alcol,
  • litigi familiari,
  • minacce di gesti autolesivi,
  • un temperamento sempre più difficile da contenere.

È come se il lavoro fatto nel carcere di Norimberga avesse aperto una porta che non si è mai più richiusa. Kelley, l’uomo che ha guardato negli occhi i gerarchi nazisti, sembra combattere a lungo con i propri fantasmi.

Il suicidio col cianuro: lo stesso destino di Göring

Il 1° gennaio 1958, mentre si trova a casa con la famiglia, Douglas Kelley litiga duramente con i suoi cari. A un certo punto, prende una capsula di cianuro, annuncia che la ingerirà e lo fa davvero, davanti alla moglie, ai figli e al padre.

Muore quasi subito.

Il dettaglio che colpisce chiunque ascolti questa storia è evidente: la stessa modalità di suicidio scelta da Hermann Göring nel 1946, alla vigilia dell’impiccagione. Göring aveva eluso la condanna prendendo una capsula di cianuro in cella, lasciando aperta per anni la domanda su come fosse riuscito a procurarsela.

Nel caso di Kelley, il gesto viene subito collegato a Norimberga.
C’è chi sostiene che il cianuro fosse lo stesso tipo di sostanza in uso ai nazisti e chi si spinge oltre, ipotizzando un legame diretto con ciò che era stato sequestrato nel dopoguerra. Altri ridimensionano, parlano di un medico che aveva avuto accesso a veleni per lavoro e ricerca.

Quello che resta è la potenza simbolica: lo psichiatra che ha studiato i gerarchi nazisti, l’uomo che ha cercato di capire Göring, sceglie – anni dopo – la stessa via d’uscita.

Perché la storia di Douglas Kelley parla ancora al presente

Oggi, con l’uscita del film “Norimberga 2025”, il nome di Douglas Kelley riemerge non solo per il fascino della vicenda biografica, ma per le domande che porta con sé.

  • È rassicurante pensare che i protagonisti dei genocidi siano “pazzi”.
    Kelley ci toglie questa consolazione: sostiene che molti di quei leader fossero psicologicamente normali, solo immersi in un sistema che premiava l’obbedienza cieca, l’ideologia e la violenza.
  • Il male come possibilità ordinaria.
    La sua esperienza a Norimberga suggerisce che certe derive non nascono per forza da cervelli deviati, ma da scelte politiche e morali compiute da individui perfettamente capaci.
  • Lo specchio per chi guarda oggi.
    La figura di Kelley, con il suo mix di rigore scientifico, ambizione e fragilità personale, è uno specchio scomodo: mostra quanto possa essere sottile la linea tra chi studia il male e chi ne viene divorato.

Forse è proprio per questo che la sua storia, per molti anni confinata nelle biblioteche specialistiche, torna adesso al centro della scena, tra cinema, libri e nuovi dibattiti.

Domande frequenti su Douglas Kelley

Chi è Douglas Kelley?
Douglas Kelley è stato uno psichiatra americano dell’esercito degli Stati Uniti, nato nel 1912, diventato famoso per il suo ruolo nel processo di Norimberga, dove valutò lo stato mentale dei principali gerarchi nazisti e in particolare il profilo psicologico di Hermann Göring.

Che ruolo ha avuto nel processo di Norimberga?
Kelley era lo psichiatra incaricato di esaminare gli imputati nel carcere di Norimberga: doveva stabilire se fossero mentalmente idonei a sostenere il processo, valutare eventuali disturbi psichiatrici e prevenire gesti estremi come il suicidio in cella.

Perché la sua storia è collegata al film Norimberga 2025?
Il film Norimberga 2025” si ispira alla sua esperienza nel carcere di Norimberga e in particolare al suo confronto con Hermann Göring. Il personaggio principale è proprio Douglas Kelley, rappresentato come lo psichiatra che cerca di capire “la mente del nazismo”.

Come è morto Douglas Kelley?
Douglas Kelley è morto nel 1958, negli Stati Uniti, per suicidio con cianuro. Il gesto è particolarmente evocativo perché richiama quello di Hermann Göring, che si uccise nello stesso modo per evitare l’impiccagione dopo la condanna a Norimberga.

Perché la figura di Kelley è ancora attuale?
La figura di Kelley è attuale perché mette in discussione l’idea che il male estremo sia sempre frutto di follia. Le sue conclusioni sui gerarchi nazisti, considerati per lo più mentalmente lucidi, aprono interrogativi ancora vivi su responsabilità individuale, obbedienza e fragilità delle democrazie di fronte ai leader autoritari.