A Napoli ci sono luoghi che non sono semplicemente bar o locali, ma punti fermi dellâesistenza. Posti dove si va per abitudine, per consolarsi, per festeggiare, per guardare il mare e sentirsi a casa.
Lo Chalet Ciro di Mergellina è uno di questi. E per tanti napoletani lo Chalet aveva soprattutto un volto: quello di Antonio De Martino.
La notizia della sua morte ha fatto in fretta il giro della città . Non solo perchÊ se ne va il proprietario di un locale storico, ma perchÊ se ne va una figura che, per decenni, ha rappresentato un certo modo di vivere il lungomare, il caffè, il dolce, la chiacchiera. Un pezzo di identità napoletana appoggiato su un bancone pieno di sfogliate, babà e gelati.
Chi era Antonio De Martino, volto dello Chalet Ciro
Per chi passava distrattamente davanti allo Chalet Ciro, Antonio De Martino poteva sembrare âsoloâ il titolare. Per chi invece quel bancone lâha frequentato per anni, era molto di piĂš.
Era il patron, il padrone di casa, quello che controllava tutto con lo sguardo: dalla crema del caffè alla cottura delle sfogliate, dallâesposizione dei dolci alla velocitĂ con cui venivano serviti i coni sul marciapiede di Mergellina.
Era lâuomo che ti salutava anche se non conosceva il tuo nome, che riconosceva i clienti abituali, che sapeva distinguere il turista di passaggio dal napoletano che tornava lĂŹ per la centesima volta. Uno che nel suo lavoro ci stava dentro con le mani, non solo con la firma sulle carte.
Chi lo descrive usa spesso le stesse parole: passione, presenza, cura maniacale per il prodotto. Non era un imprenditore distante, ma uno di quelli che, fino allâultimo, in molti ricordano dietro o davanti al bancone, a controllare, assaggiare, correggere, parlare.
La storia dello Chalet Ciro e il legame con la famiglia
Lo Chalet Ciro nasce negli anni Cinquanta, quando il lungomare di Mergellina ha unâaltra faccia e Napoli inizia a costruire il mito dei suoi chioschi affacciati sul mare. Nel tempo il locale cambia, cresce, si rinnova, ma resta agganciato alla stessa idea di fondo: dolci, gelati, caffè e sfizi da gustare guardando il golfo.
La gestione resta in famiglia. Da Ciro, fondatore del chiosco, il testimone passa alla figlia, e poi a Antonio De Martino, che raccoglie lâereditĂ e la porta nellâepoca contemporanea.
Non è una semplice continuitĂ di cognomi. Antonio trasforma lo Chalet Ciro in un marchio riconoscibile, senza tradirne le radici. Aggiunge prodotti nuovi, lavora sullâimmagine, rafforza lâorganizzazione, ma la base resta quella della tradizione partenopea: sfogliatelle, babĂ , graffe, cornetti caldi, caffè e gelato.
Accanto a lui, negli ultimi anni, ha cominciato a farsi vedere sempre di piĂš la nuova generazione, a partire dal figlio, che molti hanno imparato a conoscere proprio dietro quel bancone. Ă uno dei motivi per cui, nonostante il lutto, si dĂ quasi per scontato che lo Chalet non chiuderĂ , ma continuerĂ a vivere nel solco tracciato da Antonio.
Lâidea di Napoli che portava nel suo locale
Lo Chalet Ciro non è mai stato un posto neutro. à un luogo dove Napoli si è riconosciuta e continua a riconoscersi. In questo, Antonio De Martino ha avuto un ruolo decisivo.
Nel suo modo di guidare il locale câera unâidea precisa:
- il caffè deve essere un rito, non una formalità ;
- il dolce non è solo una cosa buona da mangiare, ma un pezzo di racconto sulla città ;
- il servizio veloce, lâenergia, la confusione controllata fanno parte del gioco.
Chi si è seduto ai tavolini o ha fatto la fila al banco almeno una volta lo sa: allo Chalet Ciro non si viene solo a âconsumareâ. Si viene a guardare il mare, a osservare le persone, a sentire il dialetto che rimbalza fra camerieri e clienti, a respirare quellâaria un poâ teatrale che è tipica dei luoghi molto napoletani.
Antonio, in tutto questo, era il direttore dâorchestra. Non serviva vederlo sempre in prima fila: bastava la sua presenza per far capire che lĂŹ dentro, ogni giorno, andava in scena un pezzo di Napoli.
Il lutto di Napoli per la sua scomparsa
La notizia della sua morte ha colpito la cittĂ in modo trasversale. A ricordarlo non sono solo i clienti affezionati, ma:
- commercianti della zona che lo hanno avuto come vicino di marciapiede per anni;
- lavoratori e collaboratori che hanno costruito con lui lo Chalet comâè oggi;
- napoletani emigrati che al ritorno in cittĂ avevano come tappa obbligata proprio Mergellina e il suo locale.
In tanti hanno usato la stessa espressione: âse ne va un pezzo di Napoliâ. Ă una frase che si sente spesso, ma che in questo caso ha una forza particolare. PerchĂŠ lo Chalet Ciro è uno di quei luoghi che finiscono nelle foto ricordo, nei racconti dei turisti, nei suggerimenti dati agli amici: âSe vai a Napoli, passa da Ciroâ.
Il lutto, quindi, non è solo privato o familiare. Ă un lutto che ha unâevidente dimensione pubblica, perchĂŠ riguarda un uomo che, con il suo lavoro, ha contribuito a costruire un pezzo dellâimmaginario collettivo della cittĂ .
UnâereditĂ che continua sul lungomare di Mergellina
Quando una figura cosÏ centrale viene a mancare, la domanda è sempre la stessa: che ne sarà del luogo che ha guidato per anni?
Nel caso di Antonio De Martino, la risposta sembra giĂ scritta nella storia della sua famiglia e nella presenza delle nuove generazioni accanto a lui. Lo Chalet Ciro nasce da una tradizione familiare e, con ogni probabilitĂ , continuerĂ a camminare su quella strada.
LâereditĂ che lascia non è solo unâattivitĂ avviata e di successo. Ă:
- un modo di stare nel lavoro, sempre presente e coinvolto;
- un modo di interpretare il rapporto con la cittĂ , fatto di continuitĂ e rispetto;
- unâidea molto concreta di cosa significhi fare qualitĂ in un contesto popolare, senza snaturarsi.
Per chi passerà ancora davanti allo Chalet Ciro, sarà quasi inevitabile pensare a lui vedendo il bancone pieno, la fila, il viavai di vassoi e coni. La sua figura resterà legata a lungo a quel pezzo di marciapiede, al profumo di caffè che sale dal banco, alla luce di Mergellina che cambia durante il giorno.
Domande frequenti sulla morte di Antonio De Martino
Chi era Antonio De Martino?
Era il titolare e patron dello Chalet Ciro 1952 a Mergellina, uno dei locali simbolo di Napoli. Figura centrale nella gestione del chiosco, era considerato il âcuoreâ del locale per presenza, carattere e passione.
PerchĂŠ la sua morte ha colpito cosĂŹ tanto Napoli?
PerchĂŠ lo Chalet Ciro è un luogo identitario per la cittĂ . Nel corso degli anni Antonio è diventato, di fatto, un personaggio cittadino: chi frequentava il lungomare lo conosceva di vista o di persona, e lo associava allâidea stessa di pausa golosa sul mare.
Che ruolo aveva nella storia dello Chalet Ciro?
Aveva raccolto lâereditĂ familiare del locale, nato negli anni Cinquanta, e lâaveva portato nellâepoca moderna, trasformandolo in un marchio riconosciuto senza snaturarne lâanima napoletana.
Si conoscono le cause della sua morte?
Non sono stati diffusi dettagli ufficiali sulle cause del decesso, e per rispetto è corretto limitarsi a dare notizia della sua scomparsa senza aggiungere elementi non confermati.
Lo Chalet Ciro continuerĂ la sua attivitĂ ?
Tutto lascia pensare che lâattivitĂ continuerĂ nel segno della famiglia e della tradizione. Negli ultimi anni nuove generazioni erano giĂ presenti al fianco di Antonio e il locale resta un punto di riferimento per la cittĂ , pronto a portare avanti la sua ereditĂ .
âHead Staffâ, giornalista pubblicista laureata in letteratura, amo scrivere e apprendere costantemente cose nuove. Trovo che il mestiere del giornalista sia uno dei piĂš affascinanti che esistano. Ti consente di apprendere, di conoscere il mondo, farti conoscere e di entrare in simbiosi con il lettore






