In queste ore il nome di Pasquale Minieri continua a comparire sui social di musicisti, tecnici del suono e cantautori. C’è chi posta una foto in studio, chi ricorda una notte di mixaggio infinita, chi semplicemente scrive “grazie, Pasquale”.
Fra tutti, colpisce il messaggio di Claudio Baglioni, che lo saluta con un “addio Pasquale” e torna con la memoria a un tour di quarant’anni fa e a dieci anni di lavoro condiviso. Non stiamo parlando di un personaggio da copertina: Minieri non era il volto davanti al microfono, ma uno di quelli che decidono davvero come suona un disco.
Le origini: Roma, il folk e gli anni settanta
Sul suo profilo ufficiale Minieri si presenta così: nato a Roma, classe 1949, dagli anni Settanta in poi impegnato come musicista, ingegnere del suono e produttore discografico.
Dietro questa descrizione asciutta c’è la storia di un ragazzo che entra nel cuore del folk italiano proprio nel momento in cui quel mondo smette di essere solo tradizione e diventa un laboratorio aperto.
Minieri entra nel Canzoniere del Lazio, gruppo che mescola dialetto, musica popolare, influenze africane, improvvisazione, strumenti elettrici e acustici. Dischi come Lassa sta’ la me creatura, Spirito bono e Miradas girano l’Italia e l’Europa portando sul palco un’idea di folk che guarda al rock, al jazz, alla sperimentazione.
Già lì il suo ruolo va oltre quello del semplice strumentista: non si limita a “suonare”, ma inizia a pensare il suono, a costruirlo, a organizzarlo.
Carnascialia e la voglia di mischiare mondi
Quando l’esperienza del Canzoniere del Lazio si avvicina alla conclusione, nasce Carnascialia, progetto fondato proprio da Pasquale Minieri insieme a Giorgio Vivaldi. L’idea è spingersi ancora oltre, mettere insieme linguaggi che all’epoca sembravano lontanissimi: tradizione popolare, jazz, rock, ricerca pura.
Nel disco di Carnascialia passano alcuni dei musicisti più creativi di quegli anni:
Demetrio Stratos, Mauro Pagani, Carlo Siliotto, Danilo Rea, Maurizio Giammarco, Clara Murtas e molti altri.
Non è un album pensato per le classifiche, ma per chi vuole capire dove stava andando la musica italiana più curiosa, meno accomodante. Minieri sta in mezzo a questo crocevia sonoro e tiene insieme strumenti, arrangiamenti, idee. Di fatto è già un regista del suono, anche quando è accreditato “solo” come musicista.
L’incontro con Claudio Baglioni e la rivoluzione di “Oltre”
La svolta verso il grande pubblico arriva con Claudio Baglioni. I due si incontrano ai tempi del tour La vita è adesso e da lì nasce un sodalizio che dura circa dieci anni.
Minieri entra nella macchina-Baglioni in un momento delicatissimo: quello che porta alla nascita di “Oltre”, il disco-mondo che segna uno stacco netto dal passato più immediatamente pop del cantautore.
Dietro le quinte:
- lavora sulle programmazioni MIDI quando la tecnologia non era ancora così diffusa;
- coordina suoni e arrangiamenti, contribuendo a costruire un album complesso, stratificato, in cui convivono strumenti acustici, elettronica e orchestrazioni;
- porta in studio un modo di ragionare da ingegnere del suono “totale”: niente è lasciato al caso, ogni dettaglio ha un perché.
Il suo nome compare anche in altri lavori di Baglioni, come “Io sono qui”, dove figura come produttore accanto all’artista. Per chi studia la canzone italiana tra anni Ottanta e Novanta, il suo è uno di quei nomi che ritornano ogni volta che si parla di dischi “suonati bene”, ampi, pieni ma controllati.
Capossela, Avion Travel, Almamegretta: il produttore che ascoltava davvero
La storia professionale di Minieri non si esaurisce certo con Baglioni. La sua firma appare accanto a tanti artisti che, ognuno a modo suo, hanno spostato un po’ più in là i confini della musica italiana.
Nelle schede e nei racconti che lo riguardano emergono:
- Vinicio Capossela, con i suoi mondi sospesi tra osteria, mito, letteratura e balera. Minieri lavora come produttore e contribuisce a cucire addosso ai brani un suono capace di tenere insieme radici e visione;
- la Piccola Orchestra Avion Travel, che in diverse fasi del suo percorso trova in lui una figura capace di ordinare, rifinire, valorizzare le idee della band;
- gli Almamegretta, ponte continuo fra dub, reggae, elettronica e Napoli, dove l’orecchio di un produttore così attento ai dettagli è decisivo per far convivere elementi molto diversi;
- Teresa De Sio, Elisa e altri artisti che in momenti diversi si sono rivolti a lui proprio per quella capacità di non imporre un marchio fisso, ma di esaltare il carattere di ciascuno.
Minieri è uno di quei produttori che non ti coprono con uno stile riconoscibile a chilometri di distanza, ma ti aiutano a far emergere la tua identità. E nel mondo della musica questo, spesso, vale più di qualunque trovata di moda.
Lo studio Elettra e il lavoro lontano dai riflettori
Molti musicisti, ricordandolo, non citano solo lui ma anche un luogo: lo studio Elettra, un casale tra Lazio e Umbria trasformato in sala di registrazione.
Non è lo studio di città, con neon freddi e spazi anonimi. È un posto dove ci si isola davvero:
- giornate intere chiusi fra strumenti, amplificatori, cavi, microfoni;
- pasti condivisi tra una ripresa e l’altra;
- chiacchierate infinite su un rullante, una linea di basso, una voce da spingere o da tenere indietro;
- notti in cui si riascolta lo stesso brano decine di volte, finché “suona giusto”.
Per molti, Elettra è stata una parentesi di immersione totale nel lavoro, con Minieri come guida tecnica e presenza discreta ma decisiva.
Vita privata: Rita Marcotulli ed Elettra
Sul piano personale, il nome di Pasquale Minieri è legato a quello della pianista jazz Rita Marcotulli. Da questo legame è nata la figlia Elettra, di cui la musicista ha parlato più volte come della “musica più bella” della sua vita.
Ne viene fuori l’immagine di una famiglia costruita dentro e intorno alla musica, dove prove, tour e registrazioni si intrecciano con la quotidianità. Coerente con il suo modo di lavorare, Minieri non ha mai cercato la sovraesposizione: niente vita privata esibita, niente protagonismo inutile. Preferiva restare un passo indietro, lasciando lo spazio alla musica e agli artisti.
L’addio sui social e il vuoto che resta
La notizia della sua morte non è arrivata con titoloni a caratteri cubitali, ma a onde, dai post di chi con lui ha condiviso pezzi di strada.
Il messaggio di Claudio Baglioni ha fatto da richiamo per molti: un ricordo fitto di dettagli di palco e di studio, in cui Minieri viene descritto come un compagno di viaggio prezioso, di quelli che non si sostituiscono. Poi sono arrivati i pensieri di altri musicisti, tecnici, collaboratori: foto di mixer analogici, appunti di sessioni, aneddoti di giornate passate a rincorrere “il suono giusto”.
C’è un filo comune in tutti questi saluti: la percezione di aver lavorato con un artigiano del suono, rigoroso e allo stesso tempo capace di ascoltare, correggere, proporre senza mai mettersi al centro della scena.
Non sono stati resi pubblici molti dettagli su data e cause della morte. Forse anche per questo il tono scelto da chi lo ricorda è quasi sempre sobrio: poche parole, spesso concentrate su un solo concetto, “grazie”.
Domande frequenti su Pasquale Minieri
Chi era Pasquale Minieri?
Era un musicista, ingegnere del suono e produttore discografico romano, nato nel 1949. Attivo dagli anni Settanta, ha attraversato folk, canzone d’autore, sperimentazione e pop, diventando una figura di riferimento per molti artisti italiani.
Perché viene considerato così importante nella musica italiana?
Perché ha contribuito a definire il suono di progetti chiave: dal Canzoniere del Lazio e Carnascialia ai dischi più complessi di Claudio Baglioni, passando per Vinicio Capossela, Avion Travel, Almamegretta, Teresa De Sio, Elisa e altri.
Qual era il suo rapporto con Claudio Baglioni?
I due hanno lavorato insieme per anni. Minieri ha seguito tour e album molto importanti, fra cui “Oltre” e “Io sono qui”, occupandosi di programmazioni, arrangiamenti e produzione. Baglioni lo ha salutato pubblicamente con un messaggio molto personale.
Con quali gruppi ha iniziato la sua carriera?
Ha iniziato nel Canzoniere del Lazio, uno dei gruppi centrali del nuovo folk italiano, e ha poi fondato il progetto Carnascialia, che metteva insieme tradizione, jazz, rock e ricerca con alcuni dei musicisti più innovativi della scena.
Cosa si sa della sua vita privata?
Era legato alla pianista jazz Rita Marcotulli, da cui ha avuto una figlia, Elettra. La famiglia ha sempre vissuto la musica non solo come lavoro, ma come ambiente naturale, fatto di studio, palchi, viaggi e collaborazione continua.
“Head Staff”, giornalista pubblicista laureata in letteratura, amo scrivere e apprendere costantemente cose nuove. Trovo che il mestiere del giornalista sia uno dei più affascinanti che esistano. Ti consente di apprendere, di conoscere il mondo, farti conoscere e di entrare in simbiosi con il lettore






