A Ginostra la vita scorre lenta. Poche case, una manciata di abitanti, il mare che detta i ritmi delle giornate e il vulcano che incombe sullo sfondo. È un luogo che di solito fa notizia per la sua bellezza estrema, per la sua posizione isolata alle Eolie, non per cronache nere.
Stavolta, invece, il nome di Ginostra è legato a una tragedia sul lavoro.
Un operaio poco più che trentenne, Carmelo Parisi, è morto mentre stava lavorando su un escavatore lungo la scalinata che porta al piccolo porto. Un ribaltamento improvviso, pochi secondi senza appello, e la notizia che attraversa in fretta il mare e arriva sulla terraferma come un pugno nello stomaco.
Chi era Carmelo Parisi
Di Carmelo Parisi non esistono biografie ufficiali, non è un volto noto al grande pubblico. È uno di quei lavoratori che si muovono tra cantieri, isole, porti, strade da sistemare. Gente che costruisce e mette in sicurezza i luoghi in cui gli altri semplicemente vivono o vanno in vacanza.
Le cronache locali parlano di lui come di un operaio specializzato, alle dipendenze di una ditta impegnata nei lavori di sistemazione e messa in sicurezza a Ginostra. Sull’età e sulle origini i giornali non sono del tutto concordi: c’è chi scrive trent’anni, chi trentasette; c’è chi lo indica come legato a Cefalù, chi all’area di Barcellona Pozzo di Gotto.
Una cosa però è certa: era un lavoratore esperto, abituato a guidare mezzi pesanti, chiamato su un’isola difficile proprio per intervenire in un cantiere delicato. Non un improvvisato, non uno di passaggio per caso.
Dove è accaduta la tragedia a Ginostra
Per capire che cosa è successo bisogna immaginare com’è fatta Ginostra. Non ci sono strade asfaltate, niente auto, niente lungomare con traffico. C’è una scalinata a tornanti che collega il piccolo nucleo abitato allo scalo di Pertuso e al pontile della Protezione civile. È da lì che partono e arrivano le barche, è da lì che passano persone e materiali.
Su quella scalinata, già ripida e scomoda per chi la percorre a piedi, da tempo sono in corso lavori di messa in sicurezza. Ginostra porta ancora addosso i segni dell’alluvione che l’ha colpita in passato: torrenti esondati, terreno fragile, versanti da consolidare. I mezzi, gli operai e i cantieri servono proprio a evitare che la prossima ondata di pioggia faccia altri danni.
È in questo scenario, tra scalini, tornanti e terra da spostare, che Carmelo stava lavorando al comando di un escavatore cingolato.
Come è avvenuto l’incidente
Il racconto, per quanto si possa ricostruire, segue una sequenza breve e terribile.
Carmelo è alla guida dell’escavatore, impegnato lungo il tratto di scalinata che scende verso il porto. È tardo pomeriggio, la luce comincia a calare, la visibilità non è più perfetta. Il mezzo avanza su un percorso che, già per le persone a piedi, richiede attenzione.
Secondo le prime ipotesi, sarebbe bastato pochissimo:
- una manovra sbagliata,
- lo spostamento del peso del mezzo in un punto critico,
- la combinazione con la pendenza e con i gradini a tornanti.
L’escavatore perde l’equilibrio, si ribalta, precipita da un tornante a quello sottostante. In quel movimento, inevitabile e violentissimo, Carmelo viene schiacciato dal mezzo.
Non c’è il tempo per reagire, per saltare giù, per mettersi in salvo. Il collega che si trova con lui assiste alla scena e rimane solo lievemente contuso, ma impotente di fronte a quello che sta succedendo.
I soccorsi e una morte sul lavoro senza precedenti
I primi a capire che qualcosa non va sono gli ormeggiatori e le persone presenti nella zona del porto. Scattano le chiamate, qualcuno corre verso il punto in cui è avvenuto il ribaltamento, altri cercano di avvisare la guardia medica.
Arriva il medico di turno, si cerca di liberare l’operaio, si tentano le manovre d’emergenza. Ma le lesioni riportate sono troppo gravi. Carmelo muore nel giro di pochi minuti, prima ancora che si possa organizzare un elisoccorso per portarlo su un’isola più grande o in un ospedale attrezzato.
Per Ginostra è un colpo durissimo. Chi vive lì racconta che si tratta della prima morte sul lavoro nella storia recente della frazione. Un posto che lotta da anni con i danni del maltempo e con l’isolamento, e che adesso si trova a piangere anche un lavoratore venuto fin lì per proteggerla.
Le indagini e le domande sulla sicurezza
L’incidente è stato subito classificato come infortunio mortale sul lavoro. A Ginostra arrivano i carabinieri con una motovedetta, vengono avviati gli accertamenti, il mezzo viene posto sotto sequestro, la salma messa a disposizione dell’autorità giudiziaria.
Le domande sono tante, e non riguardano solo la manovra dell’escavatore:
- quel tratto di scalinata era davvero adatto al transito di un mezzo così pesante?
- erano state prese tutte le misure di sicurezza previste per un cantiere in un contesto particolare come Ginostra?
- c’erano barriere, protezioni, sistemi di ancoraggio per ridurre il rischio di un ribaltamento?
- l’escavatore aveva problemi tecnici o difetti improvvisi?
Gli inquirenti ascolteranno il collega che era con Carmelo, gli ormeggiatori, chi ha visto o sentito qualcosa nei minuti precedenti. Le verifiche tecniche sul mezzo diranno se c’è stato un guasto o se tutto si è giocato sulla combinazione tra terreno, pendenza e una manovra finita male.
In parallelo, si aprirà con ogni probabilità anche un fronte sulle responsabilità datoriali: chi gestiva il cantiere, quali dispositivi di sicurezza erano stati predisposti, quanta formazione era stata data agli operai per operare in un contesto tanto estremo.
Ginostra e la ferita di una comunità piccola e esposta
In una grande città, un incidente sul lavoro è una notizia che scorre tra le altre. In un posto come Ginostra no. Qui la morte di un operaio in cantiere diventa una ferita che tocca tutti: gli abitanti, chi lavora in porto, chi si occupa dei collegamenti marittimi, chi da mesi convive con i disagi dei lavori per la messa in sicurezza.
La sensazione diffusa è una sola: non sarebbe dovuto succedere.
Lo si percepisce nelle parole di chi, da lontano, guarda con rispetto a chi va a lavorare in luoghi difficili come le isole minori, su terreni ripidi, in cantieri senza vie di fuga rapide.
La tragedia di Carmelo Parisi si inserisce in una storia più grande, quella di un Paese in cui troppo spesso si muore ancora sul lavoro, e in cui i cantieri non sono solo rumore di mezzi e polvere, ma luoghi dove la linea tra prudenza e tragedia è ancora troppo sottile.
Cosa resterà dopo questa tragedia
Nei prossimi giorni Ginostra continuerà a vedere passare carabinieri, tecnici, periti. La scalinata a tornanti dove l’escavatore si è ribaltato sarà misurata, fotografata, disegnata in perizie. Verranno scritti verbali, saranno depositati atti, verranno valutate eventuali responsabilità.
Per la famiglia di Carmelo, però, resterà soprattutto altro: il rimpianto per un uomo uscito di casa per lavorare e mai più tornato, il dolore di una vita interrotta lontano da casa, su un’isola che non era la sua ma che aveva bisogno delle sue braccia e del suo mestiere.
E per Ginostra resterà la consapevolezza che, dietro a ogni cantiere, dietro a ogni ruspa che si muove su una scalinata, non c’è solo un appalto, un progetto o un cronoprogramma. C’è una persona in carne e ossa, con un nome e una storia. Questa volta si chiamava Carmelo Parisi.
Domande frequenti sul caso di Carmelo Parisi
Chi era Carmelo Parisi?
Carmelo Parisi era un operaio specializzato, poco più che trentenne, impegnato nei lavori di messa in sicurezza a Ginostra, frazione dell’isola di Stromboli. Le cronache lo indicano come originario della Sicilia, tra l’area di Cefalù e il comprensorio di Barcellona Pozzo di Gotto.
Dove è avvenuto l’incidente mortale?
L’incidente è avvenuto lungo la scalinata a tornanti che collega il centro di Ginostra allo scalo di Pertuso e al pontile della Protezione civile, una zona ripida e difficile da percorrere.
Che cosa è successo esattamente?
Secondo le prime ricostruzioni, Carmelo era alla guida di un escavatore cingolato quando il mezzo ha perso l’equilibrio, si è ribaltato e lo ha schiacciato, facendolo precipitare da un tornante a quello sottostante. Le cause precise del ribaltamento sono ancora oggetto di indagine.
I soccorsi sono stati immediati?
Gli ormeggiatori e il personale presente in zona hanno dato subito l’allarme. È intervenuto il medico di guardia e sono state tentate manovre di emergenza, ma le ferite erano troppo gravi e l’operaio è morto in pochi minuti, prima che si potesse organizzare un trasferimento in elisoccorso.
Sono in corso indagini sulla sicurezza del cantiere?
Sì. I carabinieri hanno sequestrato l’escavatore e stanno raccogliendo testimonianze per verificare se siano state rispettate tutte le norme di sicurezza e se il percorso su cui il mezzo transitava fosse effettivamente idoneo. Spetterà alla magistratura stabilire eventuali responsabilità in questo infortunio mortale sul lavoro.
“Head Staff”, giornalista pubblicista laureata in letteratura, amo scrivere e apprendere costantemente cose nuove. Trovo che il mestiere del giornalista sia uno dei più affascinanti che esistano. Ti consente di apprendere, di conoscere il mondo, farti conoscere e di entrare in simbiosi con il lettore






