Per anni Lele Mora è stato il nome sussurrato nei corridoi degli studi televisivi. Se volevi entrare in tv, prima o poi passavi da lui. Oggi ha 70 anni e sta dietro un banco di pellicce vintage al mercato di Torino. Dalle prime notti nei locali della provincia alle prime serate, dai processi alla malattia, fino all’ennesima inchiesta che lo riguarda e al suo commento sul caso Signorini: la sua storia è un continuo andirivieni tra potere e caduta.
Età, origini e primi lavori
All’anagrafe si chiama Dario Giulio Alessandro Gabriele Mora, ma per tutti è Lele Mora.
È nato il 31 marzo 1955 a Bagnolo di Po, in provincia di Rovigo, in una famiglia semplice, legata alla campagna e alla parrocchia.
Da ragazzo frequenta la scuola alberghiera, lavora come cuoco e poi come parrucchiere nella zona di Verona. Proprio in quel salone iniziano a passare calciatori, signore dello spettacolo, gente di televisione: è lì che capisce quanto contino i contatti, le presentazioni, le “entrature”.
Negli anni Settanta apre a Verona il Lele Club, uno dei primi locali dichiaratamente gay in Italia. Intanto lavora come assistente per artiste come Patty Pravo e Loredana Bertè, si muove tra camerini, tour, feste private. Il passo dal retro delle quinte al ruolo di “costruttore di carriere” è più breve di quanto sembri.
Ascesa nel mondo della tv: gli anni d’oro da agente dei vip
La svolta arriva con la nascita della sua agenzia, la LM Management, a Milano, all’inizio degli anni Duemila.
In pochi anni Lele Mora diventa uno degli agenti più potenti della televisione italiana. Nella sua scuderia, in momenti diversi, compaiono:
- conduttrici e conduttori come Simona Ventura, Maria Teresa Ruta, Alda D’Eusanio
- attrici e showgirl come Sabrina Ferilli, Valeria Marini
- volti maschili amatissimi dal pubblico, come Christian De Sica e Raoul Bova
- una lunga schiera di tronisti, concorrenti di reality, aspiranti star televisive.
Il suo lavoro non è solo fissare ospitate. Organizza eventi, tratta contratti pubblicitari, gestisce l’immagine, decide chi è “caldo” per il pubblico e chi no. A un certo punto diventa lui stesso personaggio: ospite fisso nei salotti tv, confidente dei vip, amico dei potenti.
Dietro quell’immagine luccicante, però, il sistema inizia a scricchiolare. E il nome di Lele Mora comincia a comparire non solo nei lanci dei programmi, ma anche nelle cronache giudiziarie.
Processi, condanne e comunità di don Mazzi
La traiettoria giudiziaria di Mora attraversa più capitoli.
Negli anni Ottanta viene condannato per spaccio di droga, dopo un arresto a Verona. È una vicenda che lui stesso, anni dopo, definisce un errore grave e lontano nel tempo, ma resta come primo inciampo pesante nella sua biografia.
Nei Duemila arrivano i problemi con il fisco e con la sua società:
- l’agenzia LM Management finisce sotto la lente per evasione fiscale e gestione disastrosa dei conti
- le spese personali vengono imputate come costi aziendali
- il buco economico si allarga fino a sfociare nel fallimento.
Nel 2010 la società viene dichiarata fallita. Per Lele Mora scatta l’accusa di bancarotta fraudolenta ed evasione. Viene arrestato, finisce in carcere, patteggia diversi anni di pena.
A questa condanna si aggiunge quella legata al filone Ruby bis, con il reato di favoreggiamento della prostituzione in rapporto alle serate di Arcore: anche lì la pena viene poi ricalcolata in continuazione con la bancarotta.
Una parte importante degli anni di condanna Mora la sconta in affidamento alla comunità Exodus di don Antonio Mazzi. Lavora nell’orto, ai mercati, in attività semplici, mentre lentamente rientra nel mondo esterno. Racconterà più volte che proprio lì, tra terra e lavori manuali, ha cominciato a ripensare la sua vita.
Il tumore e il racconto della malattia
Nel 2019 annuncia di avere un tumore maligno in una zona tra polmoni e reni.
Lo fa in modo diretto, senza filtri, durante un’intervista: la telefonata del medico, la diagnosi confermata, le lacrime in tv.
Da quel momento parla spesso della malattia:
- racconta la paura di non vedere crescere nipoti e pronipoti
- sottolinea il ruolo della fede
- spiega come le cure abbiano cambiato il suo corpo e le sue abitudini.
Negli anni successivi continua a sottoporsi ai controlli, ma torna a comparire in programmi, podcast, servizi tv. Non è più il Lele Mora dei tempi d’oro, ma non è neppure scomparso: resta una figura in bilico fra memoria del passato e tentativo di restare, in qualche modo, nel presente.
Che cosa fa oggi: la bancarella di pellicce a Torino
Oggi la sua immagine è quasi surreale.
Invece degli uffici scintillanti e dei divani in pelle, Lele Mora passa molte giornate al mercato, dietro un banco di pellicce vintage a Torino, in zona piazza Benefica.
Sul suo stand compaiono:
- cappotti di visone e volpe, spesso di seconda mano
- capi da migliaia di euro, che lui propone a prezzi fortemente scontati
- clienti curiosi che lo riconoscono, si fermano a chiacchierare, chiedono una foto.
Lui racconta di sentirsi a suo agio:
- dice che gli basta vendere uno o due capi per sistemare la giornata
- ribadisce che “commercianti si nasce”
- insiste sul fatto che gli piace “stare in mezzo alla gente”, anche se qualcuno lo deride con il classico “dalle stelle alle stalle”.
In controluce c’è sempre l’idea che, dopo aver commerciato in sogni di fama, ora commercia in capi veri, tangibili, facendo qualcosa che sente compatibile con la sua storia familiare e con le sue origini popolari.
Podcast, carcere e tentato suicidio
Negli ultimi anni Mora ha accettato diversi inviti a podcast e interviste a lungo formato, dove ha ripercorso la sua vita senza troppi filtri.
Racconta:
- le amicizie con politici e uomini di potere
- il periodo in cella, con episodi in cui cita boss mafiosi e compagni di sezione diventati tristemente famosi
- un tentato suicidio in carcere, presentato come il punto più basso della sua parabola.
In questi racconti alterna toni diversi: a volte si dipinge come vittima di un sistema più grande, altre volte ammette di aver superato limiti che non avrebbe dovuto oltrepassare. Sullo sfondo, la figura del credente che si aggrappa alla fede e alla famiglia per ripartire.
La nuova indagine per calunnia su Berlusconi
Nel 2025 il nome di Lele Mora torna di nuovo nelle cronache giudiziarie.
La procura fiorentina lo iscrive nel registro degli indagati per calunnia e false informazioni ai pubblici ministeri.
Al centro ci sono alcune sue dichiarazioni su presunte foto che avrebbero ritratto Silvio Berlusconi insieme al boss Matteo Messina Denaro, nell’ambito delle indagini sui possibili mandanti occulti delle stragi del 1993.
Secondo gli inquirenti, quelle foto non esisterebbero, e le affermazioni di Mora avrebbero fuorviato le indagini. Da qui l’accusa di aver mentito ai magistrati e di aver calunniato l’ex presidente del Consiglio.
Quando viene convocato in procura, Mora sceglie di avvalersi della facoltà di non rispondere.
Alla data del 19 dicembre 2025 la vicenda è ancora in movimento: l’inchiesta è aperta, l’eventuale processo non è ancora definito e il suo nome rimane sospeso, ancora una volta, tra cronache giudiziarie e memoria di un passato ingombrante.
Il commento sul caso Signorini
Nel 2025 Lele Mora torna a far parlare di sé anche per un’altra vicenda molto discussa in tv: il caso Signorini.
Dopo le accuse lanciate da Fabrizio Corona su presunti “prezzi da pagare” per emergere nel mondo dei reality e del Grande Fratello, Mora viene coinvolto in una telefonata in un podcast, e poi interviene in una diretta social per dire la sua.
Il tono è quello di chi conosce bene certi meccanismi, ma sceglie di non cavalcarli fino in fondo. Alcuni passaggi colpiscono:
- sostiene che i “panni sporchi” andrebbero lavati in famiglia, non in piazza
- parla di ragazzi che, a suo dire, si “vendono” e poi usano il ricatto come arma quando le cose non vanno come sperato
- spiega che, se accetti consapevolmente certe dinamiche, poi non puoi trasformarti in accusatore pubblico
- critica apertamente lo stesso Corona, dicendo che pensa solo ai soldi e che, quando sei davvero bravo, non hai bisogno di “giochetti” mediatici.
È uno dei momenti in cui Mora riappare come vecchio insider del sistema televisivo: non più regista occulto, ma osservatore che conosce gli schemi e li commenta dall’esterno, mescolando moralismo, realismo e una certa nostalgia per il “vecchio mondo” della tv.
Vita privata, affetti e relazioni
Sul piano privato, la vita di Lele Mora è meno rumorosa, ma non meno complessa.
È stato sposato con Maria Giovanna Girardi, da cui ha avuto due figli, Diana e Mirko. La coppia si è separata negli anni Ottanta, ma il rapporto con i figli è rimasto centrale nei suoi racconti più recenti. Oggi parla spesso anche di nipoti e pronipoti, descrivendosi come un nonno e bisnonno presente, nonostante le ombre del passato.
Nel tempo ha dichiarato di essere bisessuale e ha raccontato di aver avuto una relazione sentimentale con Fabrizio Corona, definita da lui storia vera e importante. Corona ha sempre smentito, ma nella narrazione pubblica di Mora questo episodio resta uno dei più citati, soprattutto quando si parla di soldi spesi, regali, appartamenti, auto di lusso.
Accanto a tutto questo c’è la dimensione religiosa.
Mora si definisce cattolico praticante e spesso racconta di aver trovato, proprio nei momenti più bui, una forma di conforto nella preghiera, nelle messe e nella vicinanza a figure come don Mazzi.
Immagine pubblica oggi
Oggi Lele Mora è una figura a metà strada tra:
- personaggio simbolo di un’epoca televisiva fatta di reality, prime serate e sliding doors di carriera
- uomo segnato da processi, malattia e cadute, che prova a riscriversi una routine al mercato
- fonte di storie e confessioni per podcast, talk, servizi, dove il suo passato viene continuamente rielaborato.
C’è chi lo guarda con curiosità, chi con fastidio, chi con un misto di pietà e sospetto.
Lui, dal canto suo, continua a stare in mezzo alla gente, a vendere pellicce, a intervenire di tanto in tanto sui casi più scottanti della tv italiana. E a dimostrare, nel bene e nel male, che certe figure del nostro immaginario televisivo sembrano non uscire mai davvero di scena.

Sono giornalista pubblicista laureata in letteratura e content manager con una grande passione per la scrittura






