Manovra pensioni 2026 e riscatto della laurea: cosa cambia e perché la riforma fa discutere

Serena Comito

Per anni il riscatto della laurea è stato considerato una mossa intelligente: spendi oggi per guadagnare tempo domani, avvicinandoti prima alla pensione o migliorando l’assegno finale. Con la Manovra pensioni 2026, però, lo scenario cambia. E in modo piuttosto netto.

Nel testo della Legge di Bilancio compaiono modifiche che incidono direttamente sul valore degli anni universitari riscattati, soprattutto per chi punta alla pensione anticipata. A questo si aggiunge l’allungamento dei tempi di attesa tra requisiti maturati e decorrenza effettiva della pensione.

Vediamo cosa prevede la manovra, cosa cambia sul riscatto della laurea e perché la riforma sta già facendo discutere.

Il quadro generale della manovra pensioni 2026

La riforma previdenziale inserita nella Manovra 2026 non stravolge l’impianto del sistema, ma introduce correttivi pensati per contenere la spesa pubblica nel lungo periodo.

Tra i punti principali ci sono l’adeguamento graduale dei requisiti pensionistici, la rivalutazione degli assegni e interventi sulle tempistiche di accesso alla pensione. È in questo contesto che si inserisce la modifica più delicata: il nuovo trattamento del riscatto della laurea.

Riscatto della laurea: cosa cambia con la Manovra 2026

Il riscatto della laurea non viene eliminato. Chi ha già riscattato o intende riscattare gli anni di studio universitario continuerà a poterlo fare. Il cambiamento riguarda il peso di questi contributi per raggiungere la pensione anticipata.

A partire dal 1° gennaio 2031 è prevista una riduzione progressiva del valore degli anni riscattati ai fini del requisito contributivo. Una parte di questi anni verrebbe via via “sterilizzata”, fino a un massimo di 30 mesi complessivi negli anni successivi.

In termini pratici, significa che chi ha riscattato l’intero percorso universitario potrebbe trovarsi con una parte di quei contributi che non accelera più l’uscita dal lavoro come avveniva in passato.

Pensione anticipata: requisiti invariati, ma più difficili da raggiungere

I requisiti formali per la pensione anticipata restano invariati: 42 anni e 10 mesi di contributi per gli uomini e 41 anni e 10 mesi per le donne.

Il problema è pratico. Se una parte degli anni riscattati non viene più conteggiata integralmente, il traguardo si allontana. Non cambia il numero scritto sulla carta, ma aumenta il numero di anni di lavoro effettivo necessari.

Finestre pensionistiche più lunghe

Un altro aspetto poco visibile ma molto concreto riguarda le cosiddette finestre pensionistiche, cioè il tempo che passa tra la maturazione dei requisiti e l’erogazione effettiva della pensione.

La Manovra 2026 prevede un allungamento graduale di questa finestra, che negli anni successivi potrebbe arrivare fino a sei mesi. Anche raggiungendo i requisiti, quindi, l’uscita dal lavoro potrebbe slittare.

Perché la riforma sul riscatto della laurea fa discutere

Il punto critico è che il riscatto della laurea è una scelta fatta spesso molti anni prima, sulla base di regole che sembravano stabili. Una scelta costosa, sostenuta da chi contava di anticipare l’uscita dal lavoro.

Il cambio di peso contributivo degli anni riscattati viene visto da molti come un cambio di regole in corsa, ed è per questo che la misura ha acceso un forte dibattito politico e sociale.

Chi rischia di essere più penalizzato

L’impatto maggiore potrebbe riguardare chi ha iniziato a lavorare tardi dopo lunghi percorsi di studio, chi ha carriere discontinue e chi aveva costruito la propria strategia previdenziale proprio sul riscatto della laurea.

Chi è vicino alla pensione potrebbe subire effetti limitati. Chi è più giovane, invece, dovrà probabilmente rivedere i propri calcoli.

Stage e tirocini: l’ipotesi di riscatto

Accanto alla stretta sul riscatto della laurea, nel dibattito è tornata anche l’ipotesi di rendere riscattabili alcuni periodi di stage e tirocini. Al momento si tratta di proposte in discussione, non ancora di norme definitive.

Conviene ancora riscattare la laurea?

Non esiste una risposta valida per tutti. Il riscatto può restare utile per aumentare l’importo della pensione, ma diventa meno efficace come strumento per anticipare l’uscita dal lavoro.

Prima di prendere una decisione è sempre più importante valutare il proprio caso concreto, magari con una simulazione previdenziale aggiornata alle nuove regole.

Un sistema previdenziale sempre più complesso

La Manovra pensioni 2026 conferma una tendenza ormai chiara: la previdenza italiana diventa più selettiva e sempre meno prevedibile nel lungo periodo.

Il riscatto della laurea resta, ma cambia funzione. Per chi lavora oggi, soprattutto se giovane e laureato, pianificare la pensione richiede più attenzione, più numeri e meno automatismi.

Domande frequenti sulla Manovra pensioni 2026

La Manovra 2026 elimina il riscatto della laurea?
No, il riscatto resta possibile. Cambia il suo peso ai fini della pensione anticipata.

Da quando cambiano le regole sul riscatto della laurea?
Le modifiche partirebbero dal 1° gennaio 2031 e sarebbero progressive negli anni successivi.

Quanti mesi di riscatto rischiano di non contare più?
La quota non conteggiata aumenterebbe gradualmente fino a un massimo di 30 mesi complessivi.

Cosa sono le finestre pensionistiche?
Sono i mesi di attesa tra il momento in cui maturi i requisiti e quello in cui la pensione viene effettivamente erogata.

Conviene ancora riscattare la laurea nel 2026?
Dipende dal singolo caso. Può essere utile per l’importo della pensione, meno per anticiparne l’accesso.