Per molti è solo “il papà di Sal”.
Ma chi ha qualche anno in più e ama la musica napoletana lo sa bene: Mario Da Vinci è stato una voce vera, uno di quelli che riempivano teatri e piazze quando la sceneggiata era ancora un rito popolare, non una nostalgia da YouTube.
Dietro al nome d’arte c’era Alfonso Sorrentino, nato a Napoli il 14 marzo 1942 e morto sempre a Napoli, improvvisamente, il 10 maggio 2015, a 73 anni. Cantante, attore, protagonista della canzone classica napoletana e padre – artisticamente prima ancora che anagraficamente – di Sal Da Vinci, oggi amatissimo dal grande pubblico.
Gli inizi: da Alfonso Sorrentino a Mario Da Vinci
Prima di diventare “Mario Da Vinci” è un ragazzo di Napoli con una voce che spicca in mezzo agli altri.
Esordisce giovanissimo nella compagnia Cantaposillipo, una delle fucine storiche della musica partenopea. Poi, all’inizio degli anni ’60, arriva il primo vero passo nella discografia: nel 1962 firma un contratto con la storica etichetta Phonotype e incide il suo primo 45 giri, “Nun ce lassammo”.
Da lì in poi il cognome Sorrentino viene messo da parte e prende definitivamente forma il nome con cui tutti lo ricorderanno: Mario Da Vinci. Un nome che richiama il genio rinascimentale ma che, per il pubblico, diventa sinonimo di:
- canzone napoletana “di pancia”,
- melodramma popolare,
- serate in cui la gente piangeva e cantava in platea.
Il successo con la canzone napoletana e il Festival di Napoli
Tra anni ’60 e ’80 Mario diventa una presenza fissa nei festival napoletani e nelle trasmissioni dedicate alla musica partenopea.
La consacrazione arriva nel 1981, quando vince il Festival della Canzone Napoletana con “’A mamma”, un brano che gli resta cucito addosso per tutta la vita. Una dichiarazione d’amore alla madre, ma anche un manifesto del suo modo di cantare: voce piena, melodramma, sentimento portato all’estremo.
La sua discografia si riempie di:
- raccolte dedicate al canzoniere napoletano,
- dischi a tema (Piedigrotta e Festival di Napoli, Canzoni d’amore, Giustizia),
- interpretazioni di classici che lo fanno entrare nel cuore di un pubblico trasversale, tra emigrati e napoletani doc.
L’America, le tournée e la nascita di Sal
Una parte importante della storia di Mario è scritta molto lontano da Napoli.
Dagli anni ’60 in poi, infatti, Da Vinci vola spesso negli Stati Uniti:
- canta nei teatri delle comunità italo–americane,
- porta la sceneggiata e la canzone napoletana a New York, Toronto, Chicago,
- diventa, per gli emigrati, un pezzo di casa portato oltre oceano.
È proprio durante una di queste tournée che succede qualcosa che cambierà anche la storia della musica italiana di oggi:
nel 1969, mentre è in tournée, la moglie Nina lo raggiunge a New York e lì nasce Salvatore Michael, il figlio che il mondo conoscerà come Sal Da Vinci.
Sal lo racconta spesso:
“Sono nato a New York durante una tournée di mio padre. Il palco è stato letteralmente il mio primo ambiente naturale.”
Moglie, figli e la verità sulla famiglia
La moglie di Mario viene indicata in tutte le biografie come Nina, napoletana, presenza forte ma lontana dai riflettori. È lei che cresce Sal quando il marito è in giro a cantare, ed è sempre lei al fianco dell’artista nei momenti più delicati.
Sul capitolo figli le fonti non sono tutte allineate:
- diversi profili biografici e interviste degli anni scorsi parlano di Sal come unico figlio “pubblico” della coppia;
- un articolo di gossip uscito nel 2025 sostiene invece che Mario sarebbe stato padre di sei figli in totale, nati anche da relazioni successive, senza però fornire nomi o dettagli verificabili.
Quello che è certo è che, per il grande pubblico, il figlio simbolo di Mario è sempre stato Sal: lo porta sul palco, lo fa cantare, lo mette in scena. Gli altri eventuali figli, se ci sono, hanno scelto (o sono stati protetti) dal restare fuori dal cono di luce mediatico.
Mario Da Vinci attore: sceneggiate e film con il piccolo Sal
Non solo canzoni.
Mario è anche attore e volto di quella forma teatrale che ha fatto la storia popolare di Napoli: la sceneggiata.
Proprio lì, tra palcoscenico e melodramma, nasce il sodalizio padre–figlio:
- nel 1976, quando Sal ha 7 anni, incidono insieme “Miracolo ’e Natale”, brano da cui viene tratta una sceneggiata in cui il bambino recita e canta accanto al padre;
- nel 1977 sono insieme in “Caro papà” e “Senza mamma e senza padre”, titoli che raccontano già nel nome il tipo di storie che il pubblico amava: lacrime, conflitti famigliari, redenzioni finali;
- tra il 1978 e il 1979 recitano nei film “Figlio mio sono innocente!” e “Napoli… storia d’amore e di vendetta”, dove il piccolo Sal fa il figlio in scena del protagonista, in un gioco di specchi tra realtà e finzione.
È un apprendistato durissimo e privilegiato insieme: Sal impara il mestiere guardando il padre cantare, misurare i tempi con il pubblico, reggere spettacoli lunghi, girare film con pochi mezzi ma tanta passione.
La morte nel 2015 e il lutto di Napoli
Il 10 maggio 2015 Mario Da Vinci muore a Napoli per un malore improvviso. La notizia viene confermata dai familiari e rimbalza subito sui media locali: per la città è come perdere una voce di casa.
I titoli dei giornali parlano di:
- “voce storica della canzone napoletana”,
- “icona della sceneggiata”,
- “interprete amatissimo anche dagli italiani all’estero”.
Sal, negli anni successivi, racconterà spesso quella sera: la telefonata, la corsa, la sensazione di aver perso non solo un padre, ma una guida artistica.
Mario Da Vinci oggi: come vive nel racconto di Sal
Anche se non c’è più, da qualche mese il nome Mario Da Vinci è tornato forte sulla scena, quasi come se fosse di nuovo in tournée.
Merito di Sal, certo, ma anche di qualche tappa importante:
- il boom di “Rossetto e caffè” e la nuova popolarità del figlio hanno riportato i media a scavare nelle origini napoletane della sua musica;
- nella serata cover di Sanremo 2025, quando i The Kolors portano sul palco proprio “Rossetto e caffè” con Sal, diversi giornali dedicano articoli a “chi era Mario Da Vinci, padre di Sal”, ripercorrendone la carriera e il ruolo di guida;
- nelle interviste televisive 2024–2025, Sal lo cita di continuo: dice di “sentirlo vicino”, di aver iniziato a contare i suoi 50 anni di carriera proprio da quel 1976 in cui il padre lo mise per la prima volta davanti a un microfono.
In pratica, oggi Mario vive in due modi:
- nella memoria di chi lo ha ascoltato dal vivo, magari in un teatro di provincia o in un club di New York;
- nei racconti e nei palchi di Sal, che ogni volta che parla di Napoli e di musica non può fare a meno di passare da lui.
Domande frequenti su Mario Da Vinci, padre di Sal
Come si chiamava davvero il padre di Sal Da Vinci?
All’anagrafe si chiamava Alfonso Sorrentino, ma tutti lo conoscono come Mario Da Vinci, il suo nome d’arte.
Che lavoro faceva Mario Da Vinci?
Era un cantante di canzone napoletana e attore di sceneggiate, molto noto fra anni ’60 e ’80. Ha vinto il Festival di Napoli 1981 con il brano “’A mamma” ed è stato un volto importante del teatro e del cinema popolare partenopeo.
Chi era la moglie di Mario Da Vinci?
La moglie è conosciuta come Nina. Da lei ha avuto Salvatore (Sal Da Vinci) e, secondo alcune fonti di gossip, anche altri figli da successive relazioni, rimasti però lontani dai riflettori.
Quando è morto il padre di Sal Da Vinci?
Mario Da Vinci è morto il 10 maggio 2015 a Napoli, a 73 anni, per un malore improvviso.
Che rapporto c’era tra Mario e Sal Da Vinci?
Oltre al legame padre–figlio, c’era un rapporto profondamente artistico: Mario ha fatto debuttare Sal da bambino, lo ha portato nella sceneggiata, nei film e nelle tournée. Sal oggi lo considera ancora una guida e racconta spesso di sentirlo presente in ogni scelta musicale.

Sono giornalista pubblicista laureata in letteratura e content manager con una grande passione per la scrittura






