Paolo Bellosso: cos’è successo all’elettricista di Portogruaro deceduto a soli 36 anni?

Daniela Devecchi

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A Portogruaro, in questi giorni, il nome di Paolo Bellosso gira piano, quasi in punta di voce. C’è chi lo ricorda davanti al bar, chi lo nomina uscendo dal lavoro, chi semplicemente abbassa lo sguardo perché le parole non vengono. Aveva 36 anni, faceva l’elettricista e viveva una vita normale, di quelle piene di piccole abitudini che tengono insieme le giornate. È morto nella tarda serata di domenica 14 dicembre 2025, dopo una malattia che lo aveva costretto a rallentare, poi a fermarsi del tutto.

Per chi gli voleva bene, la notizia non è stata solo un lutto, ma la sensazione netta che un pezzo di quotidianità se ne sia andato con lui.

Il lavoro, le giornate, le persone

Paolo abitava a Portogruaro, ma il suo lavoro lo portava spesso in giro. Aveva lavorato anche a Teglio, entrando nelle case, nei capannoni, nei negozi, a sistemare impianti, verificare cavi, risolvere problemi che per molti erano un rompicapo e per lui routine. L’elettricista è uno di quei mestieri in cui ti affidi completamente a chi hai davanti: serve precisione, senso di responsabilità, calma.

Di lui, colleghi e conoscenti raccontano proprio questo: puntuale, serio, molto rispettoso. Non amava alzare la voce, non cercava di imporsi. Arrivava, lavorava, salutava, lasciando dietro di sé la sensazione di una persona affidabile, una presenza che non metteva in imbarazzo nessuno.

Lo sport come modo di stare al mondo

Nella vita di Paolo lo sport ha occupato uno spazio importante. Aveva praticato judo, con il suo ritmo fatto di regole e disciplina, e poi ciclismo, chilometri macinati su strada, in silenzio, con la testa che si svuota e le gambe che tengono il tempo.

In famiglia lo ricordano con la tuta addosso o con la bici pronta, sempre in movimento, ma senza ostentazione. Non aveva bisogno di raccontare i propri risultati: gli bastava allenarsi, sfogarsi, sentire il corpo che rispondeva. Chi lo conosce bene parla di una persona energica ma non invadente, capace di stare nel gruppo senza dominare la scena.

La diagnosi, le cure, i mesi difficili

Poi è arrivata la diagnosi che ha cambiato tutto. Da un certo momento in poi le giornate di Paolo non sono più state scandite solo da lavori, sopralluoghi e allenamenti, ma da visite, esami, terapie. Ha affrontato circa nove mesi di cure al Centro di Riferimento Oncologico di Aviano, seguendo il percorso che i medici gli indicavano, passo dopo passo.

Non era il tipo da raccontare in giro il proprio dolore. Ha vissuto questa fase con grande dignità, circondato dalla famiglia e dalla cerchia più stretta di amici. C’è chi ricorda il suo modo di ascoltare con attenzione, di annuire, di provare comunque a mantenere un tono normale anche quando le forze non erano più le stesse. La malattia ha cambiato il ritmo delle sue giornate, ma non il suo carattere.

La comunità di Portogruaro si stringe alla famiglia

La notizia della morte di Paolo ha attraversato Portogruaro rapidamente, passando di telefono in telefono, di messaggio in messaggio. In molti hanno sentito il bisogno di esprimere vicinanza, con una parola, un abbraccio, una presenza silenziosa.

I funerali sono fissati per venerdì 19 dicembre 2025 alle ore 15, nella Chiesa Parrocchiale Beata Maria Vergine Regina di Portogruaro. Per la famiglia, questi giorni sono fatti di preparativi che nessuno vorrebbe mai fare, di incontri, di ricordi che riaffiorano all’improvviso.

Accanto al dolore, c’è anche la riconoscenza verso i medici, gli infermieri e tutto il personale sanitario che hanno seguito Paolo durante il percorso di cura, e verso chi, in questi mesi, non ha fatto mancare un gesto concreto: un passaggio in auto, una spesa, una visita anche breve.

Un nome che resta

La sua vita si svolgeva tra casa, lavoro, sport, amici, come quella di tante persone che tengono in piedi un territorio senza far rumore. Proprio per questo, la sua assenza pesa.

Resta il ricordo di un giovane uomo perbene, che ha fatto il suo mestiere con coscienza, che ha coltivato le sue passioni senza ostentazione, che ha affrontato una prova durissima senza perdere il rispetto per sé e per gli altri. A Portogruaro, il nome di Paolo continua a circolare con delicatezza, legato a tutto ciò che ha lasciato: gesti piccoli, ma profondamente umani.