C’è una parola che in questi giorni sta girando nei municipi, nei bar di paese, nelle telefonate tra sindaci.
È una parola fredda, burocratica, ma con effetti molto concreti: declassati.
Parliamo di 1200 comuni italiani che rischiano di perdere lo status di “comune montano”. E no, non è una questione da addetti ai lavori. È qualcosa che tocca la vita quotidiana di migliaia di persone, soprattutto lungo l’Appennino, dove la montagna non è cartolina ma resistenza.
Perché si parla di declassati 1200 comuni italiani
La scintilla è la nuova legge sulla montagna e, soprattutto, i nuovi criteri con cui lo Stato decide chi può essere considerato “montano” e chi no.
Criteri più rigidi, più matematici, più legati all’altitudine e alla pendenza del territorio.
Il risultato? Secondo le stime che circolano in queste settimane, circa 1200 comuni oggi riconosciuti come montani potrebbero uscire dall’elenco. Declassati, appunto.
Ma la montagna, quella vera, non vive di numeri. Vive di strade strette, di scuole con dieci bambini, di ambulanze che impiegano mezz’ora in più ad arrivare. Vive di silenzi e di distanze che non si misurano solo in metri sul livello del mare.
Cosa significa davvero “declassamento”
La parola può sembrare astratta. In realtà è molto concreta.
Essere comune montano vuol dire poter contare su fondi dedicati, agevolazioni fiscali, contributi per i servizi essenziali, sostegni contro lo spopolamento.
Perdere questa classificazione significa rischiare di:
- avere meno risorse per strade e infrastrutture;
- faticare ancora di più a tenere aperte scuole e presidi sanitari;
- rendere meno sostenibile la vita per chi sceglie di restare.
E allora la domanda nasce spontanea: se le difficoltà restano le stesse, perché togliere gli strumenti per affrontarle?
L’Appennino che alza la voce
È soprattutto dall’Appennino che arriva la protesta più forte.
In Emilia-Romagna, ma non solo, molti sindaci parlano apertamente di una scelta che rischia di colpire territori già fragili.
Comuni che non sono pianura, ma che nemmeno raggiungono le quote alpine. Comuni che vivono una montagna diversa, meno spettacolare forse, ma non meno complessa.
Qui l’altitudine conta meno della realtà quotidiana: strade tortuose, collegamenti difficili, frazioni isolate. Eppure, sulla carta, potrebbero non essere più “abbastanza montagna”.
Non è curioso? La montagna c’è, ma non abbastanza per essere riconosciuta.
Una montagna di serie A e una di serie B
È l’espressione che torna più spesso nelle parole degli amministratori locali.
Una montagna “alta”, tutelata e finanziata. E una montagna “più bassa”, lasciata indietro.
E se ti dicessimo che questa distinzione rischia di accelerare lo spopolamento?
Perché quando togli risorse a territori già in difficoltà, il risultato è quasi sempre lo stesso: chi può se ne va, chi resta resiste finché può.
Il paradosso è evidente: si dice di voler salvare la montagna, ma si rischia di farlo scegliendo solo quella che rientra nei parametri.
La partita è ancora aperta
C’è un punto importante da chiarire: nulla è ancora definitivo.
I decreti attuativi devono essere completati e il confronto tra Governo e Regioni è in corso. Molti chiedono una revisione dei criteri, una lettura più ampia, più aderente alla realtà.
Perché la montagna non è solo una quota altimetrica. È un equilibrio fragile, fatto di comunità piccole, servizi essenziali e scelte politiche che pesano più di quanto sembri.
Perché questa storia riguarda tutti
La questione dei declassati 1200 comuni italiani non è un problema locale. È una fotografia del Paese.
Di come decide cosa vale la pena salvare. Di come misura la fragilità. Di quanto spazio concede a chi vive lontano dai grandi centri.
Dietro questa vicenda non ci sono solo leggi e tabelle. Ci sono paesi che provano a non spegnersi. E una montagna che non chiede privilegi, ma solo di non essere cancellata con un tratto di penna.
Alla fine, la domanda resta sospesa, e riguarda tutti noi:
che Italia vogliamo lasciare fuori dalla mappa?

Sono giornalista pubblicista laureata in letteratura e content manager con una grande passione per la scrittura






