A Salerno il suo nome gira da anni per due motivi che, messi insieme, fanno storia a sé: calcio dilettantistico e politica locale.
Marina Rinaldi è diventata famosa come prima allenatrice trans del calcio maschile dilettantistico e, quasi in parallelo, come candidata al consiglio comunale prima con il Partito Socialista Italiano e poi con Fratelli d’Italia.
Una figura che sfugge alle categorie facili: donna trans, cattolica praticante, allenatrice che nello spogliatoio viene ancora chiamata “mister”, candidata di sinistra in una tornata elettorale e poi in lista con la destra in un comune vicino. Nel mezzo, vent’anni di campi in terra battuta, parrocchie di collina, ragazzi di periferia e tante discussioni su diritti, inclusione e periferie dimenticate.
Dai rioni collinari ai campi di Terza Categoria
Marina nasce e cresce nella cintura di Salerno, tra rioni collinari e quartieri popolari. Il calcio arriva presto, come per molti ragazzi e ragazze del Sud: prima giocatrice, poi allenatrice nel mondo dilettantistico, quello fatto di trasferte in macchina, spogliatoi stretti e maglie lavate in casa.
La svolta arriva quando prende in mano il San Michele Rufoli, squadra di Terza Categoria legata all’ambiente parrocchiale. In panchina ci va da donna trans, dopo un percorso di transizione affrontato anni prima, sostenuta da sacerdoti che le affidano un gruppo di ragazzi difficili con l’idea che il pallone possa diventare anche educazione.
Da lì comincia a circolare la storia dell’“allenatrice trans in panchina nei dilettanti”.
Segue l’esperienza con l’Ogliarese, altre squadre della zona, quindi la chiamata più pesante: la Salernitana femminile, dove siede come allenatrice portando con sé il patentino Uefa B e un modo molto diretto di vivere lo spogliatoio.
È lei stessa a ripetere spesso che il calcio, per lei, è prima di tutto strumento educativo: disciplina, rispetto dell’avversario, niente insulti in campo, nessuna scorciatoia. In panchina resta “mister”, per abitudine e per gioco di squadra, ma fuori si presenta come Marina, donna, insegnante, persona che si è rifatta una vita senza rinnegare la propria storia.
L’insegnante che parla di sacrifici e periferie
Fuori dal campo, Marina è diplomata in ceramica e insegna in un istituto tecnico della provincia.
Contemporaneamente studia Scienze motorie, con l’obiettivo di arrivare a insegnare educazione fisica e continuare ad allenare.
In classe e nello spogliatoio, i suoi discorsi girano spesso sugli stessi temi: sacrificio, formazione, possibilità di costruirsi un futuro anche partendo dai rioni che sembrano più ai margini. I ragazzi la vedono come una figura un po’ fuori dagli schemi, ma concreta: non una teoria, una persona in carne e ossa che ha cambiato genere, ha ricominciato da capo, ha preso un patentino federale e ora prova a ritagliarsi uno spazio anche nella vita pubblica.
Da qui al passo successivo il salto non è brevissimo ma è logico: se passi metà del tuo tempo tra quartieri collinari, campetti e scuole tecniche, finisci per guardare con attenzione a chi governa Comune e servizi.
La corsa a Salerno con il PSI
Il primo ingresso ufficiale sulla scena politica cittadina avviene alle comunali di Salerno. Marina si candida al consiglio comunale nella lista del Partito Socialista Italiano, a sostegno del sindaco di centrosinistra.
Nel materiale elettorale e nelle interviste si presenta così: allenatrice di calcio, donna trans, insegnante, candidata che vuole portare in consiglio la voce dei rioni collinari e di chi si sente fuori dal centro delle decisioni.
Tra i punti che ripete più spesso:
- più attenzione ai quartieri in alto, troppo spesso considerati solo dormitori;
- politiche sociali che non si limitino agli annunci ma arrivino alle famiglie in difficoltà;
- formazione professionale seria per creare competenze tecniche, “perché le poche aziende che resistono cercano gente preparata e non la trovano”;
- coinvolgimento vero dei cittadini nelle scelte, non solo a ridosso del voto.
Nel conteggio delle schede ottiene poco più di duecento preferenze: un risultato significativo per una figura alla prima vera prova politica, ma non sufficiente per entrare in aula. Resta fuori dal consiglio, ma il suo nome rimane agganciato ai temi che ha portato in campagna elettorale.
Baronissi e il passaggio a Fratelli d’Italia
Qualche anno dopo il suo nome ricompare, questa volta non a Salerno ma a Baronissi, comune della Valle dell’Irno.
Qui Marina Rinaldi si candida di nuovo al consiglio comunale, ma in una lista diversa: Fratelli d’Italia, a sostegno del candidato sindaco del centrodestra.
Un passaggio che fa discutere chi la segue da tempo: da un simbolo storico della sinistra riformista come il PSI a un partito di destra che punta molto su identità nazionale e ordine. Lei lo vive come una scelta legata più alle persone e ai progetti locali che agli schemi ideologici, e continua a insistere sugli stessi cavalli di battaglia: sociale, periferie, lavoro, formazione.
Anche a Baronissi, però, il risultato non si traduce in un seggio: il suo nome compare nelle liste, non tra gli eletti. Resta l’immagine di una candidata di confine, che non si colloca nel cliché del volto “identitario” di un partito, ma porta sul tavolo storie personali e un vissuto che rompono le categorie tradizionali.
Tra pallone, fede e politica: una biografia che divide
Quello che rende Marina Rinaldi una figura particolare nel panorama locale è l’intreccio di elementi che di solito non stanno insieme nello stesso racconto.
- È donna trans, e non lo nasconde.
- È cattolica praticante, racconta di andare a messa, di aver trovato nelle parrocchie che l’hanno accolta il coraggio per andare avanti.
- È allenatrice di calcio, anzi “mister”, come la chiamano i suoi ragazzi, e si presenta in campo con tuta, fischietto e richiami a marcature e diagonali come qualsiasi altro tecnico.
- È candidata politica, ma legata più alla dimensione di quartiere e di comune che alle grandi strategie nazionali.
Questo mix, inevitabilmente, divide: c’è chi la vede come un simbolo positivo di integrazione e mobilità sociale, chi storce il naso per alcune scelte di partito, chi la segue solo per la curiosità legata alla sua storia di transizione, chi la considera semplicemente “il mister” che allena ragazzi di Terza Categoria da vent’anni.

Sono giornalista pubblicista laureata in letteratura e content manager con una grande passione per la scrittura






