Giuseppe “Pippo” Cifalà, scomparso il celebre artista che diede forma alle emozioni

Daniela Devecchi

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È morto Giuseppe “Pippo” Cifalà, il maestro che ha trasformato l’arte in memoria

Catania ha salutato uno dei suoi artisti più profondi e silenziosi. Giuseppe “Pippo” Cifalà è morto il 13 dicembre 2025, all’età di 83 anni, lasciando un vuoto che va oltre il mondo dell’arte. Pittore, poeta, uomo di teatro, Cifalà è stato una figura capace di attraversare decenni di cultura italiana senza mai rincorrere mode o riflettori.

La notizia della sua scomparsa si è diffusa rapidamente in città, tra chi lo conosceva come maestro e chi, magari senza saperlo, aveva incrociato le sue opere in una mostra, in un testo, in una scena teatrale.

Un artista nato e cresciuto a Catania

Cifalà era profondamente legato alla sua terra. Catania non è stata solo il luogo della sua nascita, ma la radice costante della sua ricerca artistica. Qui ha formato il suo sguardo, qui ha sviluppato un linguaggio personale che mescolava materia, parola e spiritualità, restando sempre fedele a una visione intima e mai urlata dell’arte.

La sua produzione pittorica è stata attraversata da un dialogo continuo con la memoria, con il sacro, con il tempo. Un percorso coerente, costruito passo dopo passo, lontano da scorciatoie.

Pittura, poesia e teatro: un’unica voce

Definirlo solo pittore sarebbe riduttivo. Giuseppe Cifalà ha lavorato a lungo anche con la poesia e il teatro, portando avanti una concezione dell’arte come esperienza totale. Nei suoi testi, così come nelle sue tele, emergeva la stessa urgenza: dare forma a ciò che spesso resta invisibile.

La parola non era un’aggiunta alla pittura, ma il suo naturale completamento. Così come il teatro non era spettacolo, ma spazio di riflessione. Ogni linguaggio serviva a scavare più a fondo.

Le mostre e i riconoscimenti

Nel corso della sua carriera, Cifalà ha esposto in numerose mostre personali e collettive, in Sicilia e nel resto d’Italia. La critica ha spesso sottolineato la sua capacità di unire tradizione e contemporaneità, con richiami al barocco riletti in chiave personale, mai decorativa.

Tra i riconoscimenti ricevuti, anche un professorato Honoris Causa, a testimonianza di un percorso artistico considerato autorevole e coerente nel tempo.

L’uomo dietro l’artista

Chi lo ha conosciuto parla di una persona schiva, gentile, rigorosa, poco incline all’autopromozione. Un uomo che preferiva lasciare parlare le opere, convinto che l’arte non avesse bisogno di spiegarsi troppo, ma solo di essere ascoltata.

Negli ultimi anni aveva continuato a lavorare, scrivere, riflettere. Sempre con discrezione. Sempre con quella tensione interiore che ha accompagnato tutta la sua vita creativa.

L’ultimo saluto e l’eredità

I funerali si sono svolti il 15 dicembre nella chiesa di San Luigi, a Catania. Una cerimonia composta, partecipata, segnata dall’affetto di amici, colleghi, allievi e cittadini.

Giuseppe “Pippo” Cifalà lascia un’eredità che non si misura solo in opere, ma in pensiero, in coerenza, in una visione dell’arte come strumento di memoria e identità. Una lezione che resta, soprattutto oggi, in un tempo che corre veloce e dimentica in fretta.

E forse è proprio questo il segno più forte che lascia: aver dimostrato che si può essere maestri senza fare rumore.