Antonio Polese: quando è morto Il Boss delle Cerimonie? Cosa successe?

Daniela Devecchi

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Per il pubblico italiano amante dei matrimoni in grande stile, Antonio Polese era semplicemente Don Antonio, il Boss delle Cerimonie. Il padrone assoluto del Grand Hotel La Sonrisa di Sant’Antonio Abate, il “castello” barocco diventato set fisso del programma di Real Time.

L’1 dicembre 2016, all’età di 80 anni, il suo cuore si è fermato dopo una serie di gravi problemi cardiaci che negli ultimi mesi lo avevano costretto più volte al ricovero. È la fine di un’epoca per La Sonrisa e per un certo modo di raccontare il matrimonio napoletano in tv.

Dalla macelleria al castello dei matrimoni

Prima di diventare il Boss, Antonio Polese è un giovane macellaio. Lavora nella vendita di carne e latte, conosce da vicino la fatica quotidiana e il contatto diretto con le persone. È lì che affina il suo istinto per i gusti del pubblico e per l’importanza dell’abbondanza nei giorni di festa.

Nel tempo matura un’idea precisa: trasformare la masseria di famiglia in un grande hotel–ristorante per cerimonie. Nasce così La Sonrisa, destinata a diventare un simbolo del matrimonio “alla napoletana”: sale immense, scalini di marmo, stucchi dorati, fontane, fuochi d’artificio, tavolate infinite.

Quello che per molti è “troppo”, per lui è il minimo indispensabile per un giorno indimenticabile. La Sonrisa diventa una macchina perfetta per matrimoni, comunioni, diciottesimi e feste di ogni tipo, fino a trasformarsi in un vero e proprio castello delle favole in stile pop.

La nascita del Boss delle Cerimonie

Quando le telecamere entrano a La Sonrisa, Antonio Polese diventa personaggio televisivo senza nemmeno dover recitare. Il programma costruito attorno a lui, “Il Boss delle Cerimonie”, lo mostra nel suo regno: giacca elegante, sguardo vigile, parola decisa.

È lui che controlla ogni dettaglio:

  • i menu e le porzioni,
  • la disposizione dei tavoli,
  • le entrate trionfali degli sposi,
  • la musica, le luci, perfino il taglio della torta.

In tv arriva la sua immagine di patriarca severo ma affettuoso, capace di rimproverare uno sposo per la cravatta storta e, un attimo dopo, commuoversi davanti a una coppia emozionata.

Nel giro di poche stagioni, il Boss delle Cerimonie diventa un fenomeno pop: meme, imitazioni, battute, citazioni. La Sonrisa viene percepita come un luogo quasi mitologico, esagerato, sopra le righe, ma irresistibile.

La malattia e i mesi difficili

Nell’autunno del 2016 la salute di Antonio Polese entra in una fase molto delicata. Il Boss soffre da tempo di problemi cardiaci e viene colpito da uno scompenso che rende necessario il ricovero. Viene curato, dimesso, rientra, ma le sue condizioni restano fragili.

Si alternano momenti di preoccupazione ad altri in cui sembra riprendersi. La famiglia prova a proteggere la sua privacy, mentre il pubblico, affezionato, continua a chiedersi come stia davvero.

Il quadro clinico, però, è complesso: il cuore è stanco, l’età pesa, e ogni nuovo peggioramento diventa più rischioso del precedente.

Il giorno della morte

La situazione precipita definitivamente tra la fine di novembre e il 1° dicembre 2016. Antonio Polese viene nuovamente ricoverato per un grave problema cardiaco e, nonostante i tentativi dei medici, il suo cuore smette di battere a 80 anni.

La notizia della sua morte si diffonde rapidamente. Non riguarda solo gli affezionati del programma, ma anche chi ha visto almeno una volta in tv quei matrimoni teatrali, con lui al centro della scena.

Uno dei dettagli che colpisce di più è il luogo scelto per l’ultimo saluto: la camera ardente viene allestita nella Sala Reale di La Sonrisa, proprio la sala in cui per anni ha accolto sposi e invitati. Nello stesso complesso, in un’altra sala, va avanti una cerimonia nuziale già organizzata: da una parte il lutto, dall’altra la festa. Una coincidenza che sembra riassumere perfettamente il mondo del Boss, sempre in bilico tra spettacolo e vita reale.

Funerali e ereditĂ  di Don Antonio

Ai funerali di Antonio Polese partecipano tante persone: familiari, amici, abitanti della zona, ex clienti, curiosi. Il corteo accompagna il feretro tra applausi, lacrime e l’affetto genuino di chi lo ha visto almeno una volta, in tv o di persona, muoversi tra i tavoli della Sonrisa come un vero sovrano.

Dopo la sua morte, la guida del castello passa alla famiglia. In particolare, la figlia Imma Polese e il marito Matteo Giordano raccolgono l’eredità del Boss, mantenendo vivo lo stile che ha reso famoso il locale: grandi scenografie, piatti abbondanti, cerimonie curate nei minimi dettagli.

Anche il programma televisivo cambia pelle: il nome si trasforma, ma l’anima resta la stessa. Le nuove puntate scorrono tra nuovi sposi e nuove feste, con il ricordo di Don Antonio che continua a fare da ombra benevola sui saloni del castello.

Un personaggio oltre il kitsch

Si può discutere sul gusto, sull’eccesso, sui matrimoni “troppo”: La Sonrisa divide, affascina, fa sorridere. Ma una cosa è difficile da negare: Antonio Polese è diventato un’icona pop.

Con il suo modo di fare, ha portato in tv un pezzo di cultura napoletana ed extra–lusso popolare, fatta di spettacolo, teatralità, piatti colmi e grande attenzione al rito del matrimonio.

Dietro al personaggio c’era però un imprenditore che si era costruito da solo, partendo da un banco di macelleria e arrivando a trasformare una masseria in uno dei locali per cerimonie più famosi d’Italia.

La sua figura resta legata a quel castello di marmi e lampadari. Ogni volta che una coppia entra nella Sala Reale, tra canzoni neomelodiche e fuochi d’artificio, il nome del Boss delle Cerimonie torna a risuonare. E, nel racconto collettivo, continua a vivere lì: tra una scala di marmo, una torta monumentale e un “auguri!” pronunciato con la sua inconfondibile voce roca.