Chi è Anthony Bourdain? Malattia, Netflix, film, moglie, Asia Argento

Daniela Devecchi

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Chi è Anthony Bourdain? Malattia, Netflix, film, moglie, Asia Argento

Anthony Bourdain non amava le etichette. Chef, scrittore, conduttore tv: tutto vero, ma sempre un po’ riduttivo. In realtà è stato uno sguardo sul mondo. Uno sguardo diretto, ironico, spesso malinconico. Uno di quelli che non cercano di piacere a tutti.

Anche per questo, a distanza di anni dalla sua morte, continua a tornare. Nei documentari, nei libri ristampati, nei racconti di chi lo ha conosciuto. E adesso anche in un film che prova a raccontarlo prima che diventasse “Anthony Bourdain”.

Dall’infanzia a New York alle cucine professionali

Anthony Michael Bourdain nasce a New York il 25 giugno 1956, cresce nel New Jersey, in una famiglia con radici francesi che lui sentirà sempre come proprie. La Francia non sarà solo un luogo, ma quasi un’idea: di gusto, di rigore, di libertà.

La cucina arriva presto, ma non come vocazione romantica. Piuttosto come disciplina. Studia al Culinary Institute of America e poi lavora per anni nelle cucine newyorkesi. Turni massacranti, pressione continua, un ambiente duro. Niente fama, niente riflettori.

Per molto tempo resta “uno dei tanti”.

Il libro che cambia tutto

Nel 2000 pubblica “Kitchen Confidential”. Non un manuale di cucina, ma un racconto brutale di ciò che succede davvero dietro i fornelli. Droga, ego, fallimenti, compromessi. Senza filtri, senza indulgenze.

Il successo è enorme e inaspettato. Bourdain diventa una voce riconoscibile, diversa. Uno che non idealizza la cucina e non addolcisce le storie.

Da lì in poi, nulla sarà più come prima.

La televisione, ma senza copione

La TV lo cerca proprio per quello stile. Prima “No Reservations”, poi “Parts Unknown” sulla CNN. Programmi di viaggio, sì, ma solo in superficie.

Bourdain usa il cibo per parlare di persone, di politica, di ferite aperte. Mangia nei mercati, nelle case, per strada. Ascolta più di quanto spieghi. Non fa il turista, non fa il maestro.

È questo che lo rende diverso da chi verrà dopo.

Netflix e il racconto dopo la morte

Anthony Bourdain non ha lavorato direttamente con Netflix, ma la piattaforma ha contribuito a consolidarne il mito.
Nel 2021 esce “Roadrunner: A Film About Anthony Bourdain”, documentario che mostra anche i lati più fragili, quelli meno raccontati quando era in vita.

Un film che divide, perché non protegge il personaggio. Lo espone. E forse proprio per questo resta addosso.

Il film “Tony” in arrivo

Nel 2025 prende forma “Tony”, film prodotto da A24. Non un biopic classico, ma il racconto di un’estate del 1976, quando Bourdain era ancora lontano da tutto.

A interpretarlo è Dominic Sessa, con Antonio Banderas nel cast. L’idea è raccontare l’uomo prima del successo, prima delle aspettative, prima delle etichette.

Un’operazione delicata, che ha già acceso molta curiosità.

La depressione

Bourdain non ha mai fatto mistero delle sue dipendenze giovanili. Più complesso, invece, il rapporto con la depressione. Non la esibiva, ma nemmeno la negava.

Chi gli era vicino parlava di un uomo generoso, curioso, ma durissimo con sé stesso. Il successo non ha cancellato quella tensione interna, semmai l’ha resa più silenziosa.

Nel giugno 2018, durante un viaggio di lavoro in Francia, Anthony Bourdain muore. Aveva 61 anni.

Moglie, figlia e legami privati

Si è sposato due volte. La relazione più nota è quella con Ottavia Busia, artista marziale di origine italiana. Dal loro matrimonio nasce Ariane, nel 2007.

Anche dopo la separazione, Bourdain ha sempre parlato della figlia come del suo punto fermo. La persona che dava senso a tutto il resto.

Anthony Bourdain e Asia Argento

Nel 2016, durante le riprese di “Parts Unknown” a Roma, conosce Asia Argento. La relazione diventa rapidamente pubblica, intensa, discussa.

Dopo la sua morte emergono messaggi, ricostruzioni, frammenti di un rapporto complesso. Nulla di semplice, nulla di lineare. Asia Argento, negli anni successivi, ha ricordato Bourdain più volte, parlando di amore, senso di colpa, dolore.

Il documentario “Roadrunner” affronta anche questo aspetto, senza offrire risposte definitive.

Un’eredità che non si è spenta

Anthony Bourdain conta ancora perché non cercava di insegnare. Raccontava. E nel farlo lasciava spazio al dubbio, all’imperfezione, alla contraddizione.

Non voleva essere un modello. Forse è proprio per questo che lo è diventato.