Questa mattina ci ha lasciato Franco Vaccari. Una figura luminosa e imprescindibile delle neoavanguardie storiche dell’arte. Artista dal percorso unico, iniziò la sua carriera artistica agli inizi degli anni Settanta, dopo aver completato gli studi in fisica, partecipando per diverse edizioni alla Biennale di Venezia.
Chi era Franco Vaccari?
Vaccari è stato anche docente di Iconografia fotografica al Politecnico di Milano e autore, nel 1979. Attraverso le sue installazioni composte da immagini apparentemente quotidiane e prive di orpelli, rifletteva sul valore e sul significato del segno fotografico. Proprio, all’interno della società dell’informazione.
La sua prima mostra personale risale al 1966, quando espone alla Galleria dell’Elefante di Venezia. Ma è a partire dagli anni Settanta che la sua ricerca artistica si consolida. Diventando un punto di riferimento nei libri di storia dell’arte.
Il genio dietro la fotografia
Franco Vaccari ha saputo dimostrare, come avrebbe detto Landolfi, che “non si fa fotografia con la fotografia“. Una dimostrazione esemplare la si trova nell’opera Esposizione in tempo reale n.4 – Fotografia in tempo reale presentata alla Biennale di Venezia.
Qui installò una cabina per fototessere all’interno del padiglione, invitando il pubblico a scattarsi una foto e ad attaccarla immediatamente su un muro accanto alla cabina, dando così vita a un monumentale mosaico collettivo della fotografia. Quest’opera non solo segnò una profonda riflessione sull’interazione tra tecnologia, pubblico e arte ma fu anche alla base della stesura del suo saggio fondamentale.
Negli stessi anni realizzò altre opere iconiche come Camions, che documenta un viaggio di 800 chilometri durante cui Vaccari fotografò sistematicamente i camion che procedevano nella sua stessa direzione. L’obiettivo era utilizzare la fotografia come mezzo per osservare e comprendere aspetti della realtà fino ad allora ignorati, in un esercizio di cattura del tempo, dello spazio e del processo stesso del fotografare.
Un uomo indimenticabile, un lavoro inestimabile
Il lavoro di Franco Vaccari non appartiene facilmente alla sfera dell’arte concettuale canonica sviluppatasi tra America e Francia alla fine degli anni Sessanta. Invece, si collega semmai alla tradizione dadaista, quella ricerca artistica che mette in discussione concetti fondamentali come l’autorialità , il valore semantico finito dell’opera, l’intenzionalità creativa e il linguaggio stesso.
Vaccari ha saputo mantenere uno spirito libero da condizionamenti commerciali, restando fedele all’autenticità dell’arte nella sua essenza più pura: una forma d’espressione che non tradisce mai la vita. Le opere visionarie di Franco Vaccari saranno sempre presenti per coloro che sapranno avvicinarsi a quella bellezza senza tempo chiamata ricerca artistica.

Tedesco Giorgia, classe ’95.
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