8tto Edizioni, la casa editrice che ama le storie con uno scarto laterale

Daniela Devecchi

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8tto Edizioni, la casa editrice che ama le storie con uno scarto laterale

Disegnare un otto è un gesto semplice: si parte, si curva, si ritorna al punto di partenza, ma con la sensazione di aver attraversato due mondi. Forse è per questo che 8tto Edizioni ha scelto proprio quel numero come simbolo. L’idea è chiara: pubblicare libri che non procedono in linea retta, storie che si piegano, cambiano direzione, sorprendono senza mai perdere il contatto con ciò che siamo.

Dietro il marchio c’è un gruppo di editrici che ha deciso di inseguire una precisa inclinazione: dare spazio alle voci eccentriche, alle scritture che non seguono gli schemi più prevedibili, ai romanzi che lasciano un piccolo spostamento dentro chi li legge.

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Perché proprio l’8? Un numero come dichiarazione di poetica

Il cuore dell’identità editoriale gira attorno a quel simbolo grafico, l’8, trattato quasi come un organismo vivo: idoneo, pratico, naturale, legato al respiro. Una metafora che racconta la casa editrice meglio di qualsiasi manifesto.

I libri di 8tto sembrano infatti muoversi così: curvano, rallentano, accelerano, portano il lettore in un luogo inatteso e poi lo riportano indietro, arricchito da un dettaglio, un pensiero, un’emozione che prima non c’era.

Non stupisce che molte sezioni, rubriche e iniziative interne giochino proprio su questo tema del movimento: “8 parole”, “8 passi”, come se ogni libro fosse una tappa di un percorso che continua a cambiare forma.

Un catalogo fatto di dissonanze luminose

La prima cosa che colpisce sfogliando il loro catalogo è la varietà di voci. Non una linea perfettamente dritta, ma un insieme armonico di narrazioni che osano.

C’è la narrativa straniera più laterale, spesso riportata alla luce dopo anni di silenzio: romanzi ironici, malinconici, tagliati obliquamente rispetto alle correnti mainstream.
C’è la narrativa italiana contemporanea, raccolta anche nella collana b8ttoni, dove compaiono storie radicate in temi come la memoria familiare, le relazioni, l’ambiente, la formazione interiore.

Ogni testo sembra scegliersi la propria traiettoria. Nessuno procede “facile”.
Ed è proprio questo che crea un filo rosso: la scelta di libri che non si adagiano, che non cercano la conferma immediata, che preferiscono la sfumatura alla didascalia.

Collane come tempi verbali: un modo diverso di ordinare il mondo

Un tratto distintivo è il modo in cui la casa editrice nomina le sue collane. Niente definizioni tecniche, niente categorie rigide. Qui ci sono:

  • “Presente continuo”, per le narrazioni che pulsano nel tempo di oggi
  • “Passato prossimo”, per storie che dialogano con epoche vicine
  • “Modo indefinito” e “Futuro anteriore”, per le scritture più sperimentali
  • b8ttoni, appunto, per la narrativa italiana che si attacca alla giacca come un dettaglio significativo

È un sistema che somiglia più a una grammatica poetica che a una struttura editoriale.
Ogni collana non definisce solo il tipo di libro, ma il modo in cui quel libro si posiziona nel tempo.

Recuperare voci, riaccendere sguardi

Una parte importante del progetto è dedicata alle autrici e agli autori del passato che il tempo ha messo da parte. Una sorta di contro-canone: romanzi e racconti scritti da donne che hanno attraversato fine Ottocento e primo Novecento, spesso dimenticate, ora riportate alla luce con cura.

Accanto a questo lavoro di recupero, la casa editrice coltiva nuovi autori che interrogano temi attuali come ambiente, identità, vulnerabilità, migrazione, cura. Ma lo fanno senza trasformarli in slogan: le storie arrivano prima delle idee.

La sensazione è che 8tto cerchi un equilibrio sottile: riportare al presente ciò che meritava attenzione e, allo stesso tempo, proporre narrazioni che parlano all’oggi con una voce personale.

Una relazione complice con il lettore

Il tono che si respira nei materiali editoriali interni è caldo, diretto, quasi confidenziale.
Non si parla al lettore come a un cliente da convincere, ma come a un compagno di viaggio che sa riconoscere uno spigolo interessante, un’ironia nascosta, un personaggio che non si allinea.

È un modo di immaginare la lettura come conversazione, non come consumo.
E forse è anche questo che distingue la casa editrice: la capacità di far percepire il catalogo come uno spazio in cui lasciarsi sorprendere, senza aspettarsi la storia “perfetta”, ma quella che ci muove un po’ di lato.

Una casa editrice come cerchio che si allarga

Alla fine, 8tto Edizioni sembra funzionare come un cerchio in espansione:
prima la visione delle fondatrici, poi quella degli autori, infine quella dei lettori che entrano e restano.

Un dialogo continuo tra tradizione e sperimentazione, tra narrativa anglofona e italiana, tra recupero del passato e attenzione al presente.
Un movimento che ricorda la forma dell’otto: due mondi che si incontrano al centro e si alimentano a vicenda.

Si parte da un punto, si torna lì. Solo che, se il libro ha fatto il suo lavoro, chi legge non è più esattamente lo stesso.

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