Ci sono storie che nascono in un laboratorio scolastico e finiscono per fare il giro del mondo, perché toccano un nervo scoperto: la nostra ansia per il pianeta, il bisogno di soluzioni nuove, l’idea che la tecnologia verde non debba arrivare per forza da grandi aziende o da centri di ricerca miliardari.
Quella di Jack Reichert e Rohan Kapoor somiglia proprio a questo. Due ragazzi appena maggiorenni, studenti della Unionville High School, in Pennsylvania, che hanno messo insieme biologia, stampa 3D e una buona dose di ambizione per creare un oggetto che sembra uscito da un romanzo di fantascienza: un filtro che usa microalghe per ridurre le emissioni dei motori a combustione.
La loro startup si chiama Go Green Filter, e se ne parla sempre di più perché i numeri dichiarati dai loro primi test sono impressionanti: una riduzione della CO₂ fino al 74-75%. Non è difficile capire perché la notizia abbia attirato l’attenzione.
Da un progetto scolastico a un’idea che fa discutere
Reichert e Kapoor non vengono da famiglie dell’industria automobilistica, non hanno alle spalle investitori, e non sono figli d’arte nel mondo dell’innovazione.
Sono semplicemente due ragazzi che hanno affrontato un problema a modo loro: “E se riuscissimo a rendere meno inquinanti le auto che già esistono, senza dover aspettare che tutti passino all’elettrico?”
Il loro progetto nasce così. Non per sostituire l’auto elettrica, ma per offrire un’alternativa più immediata.
Jack Reichert è quello con la mente più tecnica: ama la stampa 3D, gli esperimenti, la prototipazione.
Rohan Kapoor invece si muove con naturalezza tra biologia, sostenibilità e comunicazione. Insieme hanno creato una sinergia insolita per due diciottenni, riuscendo a portare un’idea embrionale fino alle fiere dell’innovazione e ai concorsi per giovani imprenditori.
Come funziona Go Green Filter
Provando a raccontarlo in modo semplice, il dispositivo è un piccolo “reattore” collegato allo scarico del veicolo.
Dentro c’è un mix molto specifico:
- acqua
- microalghe selezionate
- un sistema di illuminazione che permette la fotosintesi anche in condizioni non naturali
Le microalghe fanno ciò che hanno sempre fatto, da miliardi di anni: assorbono anidride carbonica e rilasciano ossigeno.
Il filtro sfrutta questo meccanismo naturale per “ripulire” in parte i gas prodotti dal motore prima che vengano rilasciati nell’aria.
L’immagine la semplifica un po’, ma rende l’idea: è come se lo scarico dell’auto passasse attraverso un micro-acquario di alghe affamate di CO₂.
Ovviamente, siamo ancora nel campo dei prototipi: test da laboratorio, non ancora da strada. Eppure l’idea ha qualcosa di magnetico, perché prende una tecnologia antica quanto la vita sulla Terra e la applica a un problema modernissimo.
Premi, riconoscimenti e una visibilità improvvisa
Non è solo l’idea a fare notizia, ma anche la velocità con cui Jack e Rohan hanno fatto parlare di sé.
Negli ultimi mesi:
- sono stati inseriti nella lista degli “Inno Under 25”, tra i giovani innovatori che stanno provando a lasciare il segno nel loro territorio;
- hanno vinto la Changemaker Challenge 2023, un concorso dedicato ai progetti capaci di generare un impatto sociale o ambientale;
- sono stati selezionati come finalisti del Gloria Barron Prize for Young Heroes 2024, un riconoscimento per chi usa le proprie competenze per migliorare la comunità.
Non è solo merito della tecnologia. C’è anche una narrativa potente: due ragazzi che inventano un filtro alle alghe nel garage di casa per provare a ridurre le emissioni globali. È una storia che piace. Le testate la raccontano volentieri. I social la amplificano.
Che futuro può avere davvero il loro filtro
È necessario essere onesti: trasformare un prototipo in un prodotto reale è tutta un’altra storia.
Un filtro per gas di scarico richiede:
- normative
- omologazioni
- compatibilità con diversi modelli di auto
- produzione industriale
- resistenza a calore, vibrazioni, cicli termici
- manutenzione delle microalghe
- valutazioni su costi e benefici reali
Niente di impossibile, ma molto lontano dall’entusiasmo dei primi test. È il percorso naturale di ogni tecnologia nuova: prima arriva l’idea, poi la realtà la mette alla prova.
Jack e Rohan questo lo sanno, e non cercano scorciatoie. Parlano del loro progetto come di un punto di partenza, non di una rivoluzione già compiuta. Forse è proprio questo che li rende credibili.
Perché la loro storia sta colpendo così tanto
La verità è che piace perché rompe uno schema.
Siamo abituati a pensare che i grandi cambiamenti debbano arrivare da aziende tecnologiche multimiliardarie o da ricercatori con decenni di esperienza.
Invece ogni tanto arriva qualcuno che ha appena finito la scuola, con un’idea tanto semplice quanto ambiziosa: ridurre le emissioni usando organismi viventi.
Non è detto che Go Green Filter diventerà un prodotto di massa.
Ma quello che Jack Reichert e Rohan Kapoor hanno già fatto è significativo: hanno provato a immaginare una soluzione diversa e l’hanno portata fuori dal laboratorio scolastico, abbastanza convincente da vincere premi, farsi ascoltare e aprire conversazioni nuove.
Ed è questo che, al di là dei numeri, rimane: la sensazione che l’innovazione possa nascere ovunque, anche da due ragazzi che guardano il mondo con occhi nuovi.
FAQ
Quanti anni hanno Jack Reichert e Rohan Kapoor?
Avevano 18 anni quando hanno presentato il progetto Go Green Filter.
Che scuola frequentano?
La Unionville High School, in Pennsylvania.
Cos’è esattamente Go Green Filter?
Un prototipo di filtro per gas di scarico che usa microalghe per assorbire CO₂ attraverso la fotosintesi.
Funziona davvero?
I test preliminari indicano riduzioni significative di CO₂, ma siamo ancora lontani da una sperimentazione su larga scala.
Hanno investitori?
Al momento risultano legati soprattutto a concorsi, premi e iniziative per giovani innovatori. La parte industriale è ancora da costruire.
“Head Staff”, giornalista pubblicista laureata in letteratura, amo scrivere e apprendere costantemente cose nuove. Trovo che il mestiere del giornalista sia uno dei più affascinanti che esistano. Ti consente di apprendere, di conoscere il mondo, farti conoscere e di entrare in simbiosi con il lettore






