C’è una frase che in queste ore sta circolando tra artisti e curatori: “Con lui se ne va un ponte”. Forse perché Luigi Bonotto, morto il 19 novembre 2025 a Bassano, quel ponte lo aveva costruito davvero. Unendo fili che di solito si tengono lontani: industria, poesia, tessitura, avanguardia.
La sua fabbrica era, allo stesso tempo, un archivio e un’opera vivente.
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Le radici: un ragazzo cresciuto tra telai, musei e la campagna veneta
Luigi Bonotto nasce nel 1941, in un Veneto che respirava già tessuti, paglia e lavoro artigianale. La sua famiglia produceva cappelli a Marostica, in una fabbrica fondata dal nonno e proseguita dal padre Giovanni.
Un ambiente operoso, concreto. Ma il padre aveva un’idea particolare di educazione: invece di lasciarlo soltanto in fabbrica, lo portava nei musei, davanti ai Tiepolo, agli Canova, alle collezioni veneziane.
A sentire le fonti della Fondazione Bonotto, fu proprio lì che nacque il suo sguardo: non in una scuola, ma nei viaggi dell’infanzia.
Dopo un passaggio nelle scuole industriali di Valdagno e un periodo all’Accademia di Belle Arti di Venezia, Bonotto insegna disegno tessile. Ma l’insegnamento gli va stretto: la sua vera vocazione è un’altra.
L’imprenditore che ha rallentato il tempo dell’industria
Quando entra nell’azienda di famiglia, all’inizio degli anni Settanta, il tessile corre a ritmo frenetico. Lui fa l’opposto: recupera i vecchi telai anni ’50, valorizza il lavoro lento, la mano dell’artigiano, l’imperfezione che dà carattere al tessuto.
Nasce così la filosofia della “Fabbrica Lenta”, un marchio di famiglia che oggi molti stilisti considerano quasi una poetica.
Non è curioso? Nel momento in cui il mondo spinge sull’acceleratore, Bonotto decide che la qualità si coltiva rallentando.
È grazie a questo approccio che l’azienda collabora con Chanel, Dior, Margiela, Rick Owens, Dries Van Noten, e molti altri. Non solo per i materiali, ma per la visione: ogni tessuto non è un prodotto, ma una storia cucita filo su filo.
Il collezionista: perché Fluxus gli ha cambiato la vita
La sua vita nell’arte nasce negli anni Sessanta, quasi in sordina. Poi scopre Fluxus, la poesia visiva, quella sonora, quella concreta. E lì tutto cambia.
La Fondazione, ricordandolo, lo definisce “sognatore visionario, tessitore di legami, esploratore di mondi”.
Bonotto non è il collezionista che mette opere in una stanza per guardarle da lontano. Le vive. Invita artisti in fabbrica, li osserva mentre lavorano, lascia che la creatività contamini gli spazi industriali.
E, in certi giorni, la fabbrica sembrava più un laboratorio performativo che un’azienda.
È così che nasce la Collezione Luigi Bonotto, oggi tra le più importanti al mondo dedicate a Fluxus e alle ricerche poetiche del secondo Novecento: migliaia di opere, documenti, libri d’artista, audio, video, tutti catalogati e digitalizzati.
La Fondazione: l’eredità che rimane
Nel 2013 Bonotto decide di dare una casa stabile alla sua visione e crea la Fondazione Bonotto.
Un luogo che non si limita a conservare, ma rilancia, dialoga, organizza mostre, produce nuovi progetti. In pochi anni diventa un riferimento internazionale per chi studia Fluxus e per chi lavora con la poesia sperimentale.
Una delle mostre più note, Fluxus. Arte per tutti al Museo del Novecento di Milano, ha mostrato la portata della sua raccolta: non una collezione polverosa, ma un organismo vivo.
Oggi il testimone passa ai figli Giovanni e Lorenzo Bonotto, già da anni coinvolti nell’azienda e nella Fondazione. Nessuna dichiarazione ufficiale su futuri cambi nella direzione, ma una cosa è chiara: la sua visione non si spegne con lui.
Un addio che parla anche del Veneto e della sua identità
Per molti, la morte di Luigi Bonotto racconta qualcosa che va oltre la sua biografia.
Racconta un Veneto che sa unire lavoro e immaginazione, artigianato e ricerca, tradizione e sperimentazione.
Bonotto ha fatto una cosa semplice e insieme difficilissima: ha ricordato a tutti che anche un’impresa può essere un gesto artistico.
E che la cultura, quando entra davvero in un territorio, lascia un segno che non si cancella.
FAQ su Luigi Bonotto
Quando è morto Luigi Bonotto?
È morto il 19 novembre 2025, a 84 anni.
Dove è morto?
A Bassano, in Veneto.
Di cosa si occupava?
Era un imprenditore tessile e uno dei più influenti collezionisti legati a Fluxus e alla poesia visiva.
Cos’è la Fondazione Bonotto?
È l’istituzione che custodisce la Collezione Luigi Bonotto e promuove ricerca, mostre e progetti dedicati alle arti sperimentali.
Chi proseguirà il suo lavoro?
I figli Giovanni e Lorenzo Bonotto, già attivi da anni sia nell’azienda sia nella Fondazione.

Sono giornalista pubblicista laureata in letteratura e content manager con una grande passione per la scrittura






