Quando si parla di artigianato alimentare ligure, vengono subito in mente pesto, olio, focaccia. Meno spesso, invece, si pensa ai liquori. Eppure, negli ultimi anni, in Liguria è emersa una piccola realtà che merita attenzione per l’approccio con cui interpreta il patrimonio botanico locale: Liquoristica Ligure, una realtà fondata da professionisti che arrivano da oltre trent’anni di esperienza nel mondo beverage.
La sua nascita risale a quattro anni fa, un periodo relativamente breve per un settore che richiede tempo, test, miglioramenti continui. Ciò nonostante, il progetto ha attirato l’interesse di addetti ai lavori e giurie internazionali. Un dato che, più che raccontare un successo commerciale, invita a osservare cosa stia effettivamente accadendo nel panorama regionale dei liquori.
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Un’idea semplice: partire dalle materie prime
Una delle caratteristiche che colpiscono è la scelta di lavorare con ingredienti radicati nel territorio o comunque vicini a una filiera controllata: basilico Genovese DOP, chinotto di Savona Presidio Slow Food, erbe, spezie e agrumi biologici. Nulla di rivoluzionario in sé, ma il modo in cui questi elementi vengono interpretati rivela un intento preciso: dare un profilo definito a ciascun prodotto, senza replicare stili già noti.
Da qui nascono tre etichette che stanno alimentando curiosità: Basanotto, M’Inchinotto e Amaro Barzotto. Ognuna segue un percorso di lavorazione diverso, dai tempi di macerazione all’affinamento, con l’obiettivo di mettere in evidenza un ingrediente o un insieme di note aromatiche.
Basanotto, tra aromaticità e freschezza
Il Basanotto è stato il primo esperimento. È costruito attorno al basilico, alle erbe aromatiche e al chinotto, un frutto profondamente legato alla costa savonese. Il risultato è un liquore che, più che spingere sulla dolcezza, cerca un equilibrio tra sensazioni erbacee e agrumate. Il profilo è fresco, diretto, e in questo ricorda certe preparazioni tipicamente liguri, dove la semplicità degli ingredienti richiede precisione nelle proporzioni.
M’Inchinotto, un omaggio all’agrume savonese
Il secondo prodotto è invece centrato quasi interamente sul chinotto. Non nella veste della nota bibita, ma in una versione più strutturata, ottenuta da macerazioni e riposi lenti. Qui emergono le caratteristiche più autentiche del frutto: l’amaro gentile, il profumo intenso, quella sfumatura leggermente resinosa che lo distingue dagli altri agrumi. È un liquore che mette in primo piano una materia prima poco conosciuta fuori regione, ma storicamente importante per la Liguria.
Amaro Barzotto, il più complesso dei tre
Il Barzotto, nato successivamente, rappresenta l’approccio più articolato della linea. L’impianto aromatico è ampio: erbe, botaniche, cereali tostati, una punta di spezie. Anche qui, compaiono ingredienti liguri come basilico e chinotto, ma inseriti in una struttura più composita. La lavorazione è lenta, con fasi di riposo e filtrazioni ripetute, segno di un metodo che privilegia la stabilità del profilo aromatico rispetto alla rapidità produttiva.
Un fenomeno da osservare
Al di là dei premi ottenuti in concorsi internazionali – che sorprendono soprattutto considerando la giovane età dell’azienda – il caso di Liquoristica Ligure è interessante perché racconta un movimento più ampio: quello di piccole realtà che cercano di costruire un linguaggio nuovo per prodotti tradizionalmente considerati “minori”.
In una regione ricca di identità gastronomiche forti, l’idea di interpretare il territorio attraverso i liquori rappresenta un percorso ancora poco battuto. Qui si incontrano tecniche moderne, ingredienti certificati e la volontà di ridare centralità a botaniche spesso relegate al ruolo di curiosità locale.
Uno sguardo al futuro
Non è facile prevedere come evolverà questo tipo di produzione nei prossimi anni. La risposta del pubblico, la presenza crescente nel settore della mixology ristorazione e l’interesse riscontrato nei concorsi indicano una direzione, ma non tracciano un destino. Quello che appare chiaro, però, è che la Liguria sta vivendo un momento di rinnovata attenzione verso i suoi frutti, reali e simbolici.
E se anche il mondo dei liquori potesse diventare un nuovo capitolo del racconto enogastronomico regionale? La strada è ancora lunga, ma Liquoristica Ligure ha iniziato a percorrerla con una coerenza che merita di essere seguita.

Sono giornalista pubblicista laureata in letteratura e content manager con una grande passione per la scrittura






