Ex Ilva: cosa sta succedendo? Il piano saltato, i sindacati, gli scioperi e le richieste al Governo Meloni

Giorgia Tedesco

Cosa sta succedendo all’Ex Ilva? A Genova, i sindacati hanno preso una posizione decisa, chiedendo l’intervento diretto di Giorgia Meloni dopo la rottura delle trattative tra il governo e gli operai dell’ex Ilva.

Lo sciopero degli operai dell’Ex Ilva

La tensione è palpabile, con i lavoratori che hanno occupato la fabbrica di Cornigliano, trasformandola in un presidio permanente. Da lì, il messaggio ha fatto eco fino a Roma: “Il piano è morto“. Questo segna una svolta significativa nella protesta, caratterizzata da occupazioni, assemblee straordinarie e un livello di tensione che non si registrava da anni. I sindacati non si limitano più a criticare il progetto proposto dal governo; ora puntano a un intervento immediato della premier, temendo che senza azioni concrete tutti gli stabilimenti possano chiudere entro il primo marzo.

Una decisione spiazzante: un governo che sembra non ascoltare

Mentre a Genova il presidio continua, Novi Ligure ha visto scioperi e cortei, e a Taranto le sigle Fim, Fiom, Uilm e Usb hanno convocato un’assemblea unitaria presso la portineria imprese per discutere le strategie future. La protesta si evolve rapidamente, correndo su due direttrici. Una contestazione sempre più netta sul campo e un confronto politico e industriale che vede il governo fermo nel difendere il piano presentato a Palazzo Chigi, bocciato senza riserve dai sindacati del settore metalmeccanico.

Nonostante le rassicurazioni del ministro delle Imprese Adolfo Urso e dei commissari di Acciaierie d’Italia, l’ultimo vertice non ha portato i risultati sperati. Non ci saranno aumenti in cassa integrazione oltre le 4.450 unità previste, mentre per altri 1.550 lavoratori è stato definito un percorso di formazione della durata minima di 60 giorni, considerato equivalente alla normale attività lavorativa per la maturazione dei contratti, ferie incluse.

La risposta dei sindacati e la constatazioni

Tuttavia, secondo i sindacati, queste misure non affrontano la vera questione: la mancanza di un piano industriale credibile e di prospettive solide. Rocco Palombella di Uilm ha espresso un giudizio netto: “Il piano presentato per l’ex Ilva non ha futuro. Se si prosegue così, dal primo marzo tutti gli stabilimenti saranno chiusi, nessuno escluso“.