Chi è Monia Bortolotti: la storia dietro l’assoluzione clamorosa, tra adozione, ombre e la verità che manca

Serena Comito

Chi è Monia Bortolotti: la storia dietro l’assoluzione clamorosa, tra adozione, ombre e la verità che manca

C’era silenzio fuori dal tribunale di Bergamo il 13 novembre 2025. Un silenzio di quelli che si tagliano. Dentro, Monia Bortolotti ascoltava la sentenza: assoluzione per la morte della piccola Alice, non punibile per quella del fratellino Mattia. Fine di un incubo? Nemmeno per sogno.

Perché Monia Bortolotti è esplosa sui giornali proprio ora

Da mesi il nome di Monia Bortolotti era uno spettro nei notiziari. Prima i sospetti, poi le accuse di infanticidio per la morte di due figli neonati in meno di un anno, nel cuore della provincia bergamasca.
Il 13 novembre arriva la svolta: la Corte d’Assise la assolve per la morte della prima figlia, Alice (4 mesi). Il fatto non sussiste, scrivono i giudici. Per il secondo figlio, Mattia (2 mesi), riconoscono l’incapacità totale di intendere e volere: Monia non è punibile, ma resta socialmente pericolosa.
Resta però il sospetto, la domanda che nessuno ha il coraggio di fare: cosa è successo davvero in quella casa?

Una misura di sicurezza la terrà per almeno dieci anni in una struttura psichiatrica tipo REMS. Nessun ergastolo, nessun isolamento diurno, ma una sentenza che non placa le voci di paese.

Chi l’ha conosciuta la descrive come una donna fragile, spaesata. Ma dietro la cronaca c’è una vicenda umana che non puoi liquidare in due righe di giornale.

Dalle origini al primo salto: tra India e Val Seriana

Monia Bortolotti nasce in India nel 1996. Una bambina senza radici che, all’età di un anno, viene adottata da una famiglia italiana di Gazzaniga, provincia di Bergamo. Da subito cresce “normale”, scuola, amicizie, una passione smodata per la danza – classica e caraibica – e una brillante maturità scientifica.

Si iscrive a Psicologia, ma qualcosa si spezza. Con la prima gravidanza, Monia lascia l’università e si butta in una vita da madre giovane. Tutto cambia, e forse nessuno capisce davvero quanto. La normalità diventa fragile, sottile.
Chi la ricorda oggi parla di una ragazza che cercava un posto nel mondo, ma che non è mai riuscita a sentirsi davvero a casa.
Il profilo di una madre qualunque, all’apparenza. Ma i dettagli che contano non si trovano nelle foto di classe.

Il momento chiave: due tragedie in un anno

15 novembre 2021. Alice Zorzi, la prima figlia, muore a quattro mesi. Si parla di rigurgito, un incidente domestico.
25 ottobre 2022. Tocca al piccolo Mattia, appena due mesi. Ma stavolta l’autopsia dice altro: asfissia meccanica da compressione sul torace. L’ombra dell’infanticidio diventa reale.

Non è solo una tragedia privata: parte un’indagine durissima, su input della procura di Bergamo.
Monia, in entrambi i casi, era sola in casa. Un dettaglio che pesa come un macigno quando arriva la seconda morte.
L’arresto arriva a novembre 2023. Da lì, per la stampa, diventa la “madre killer”.

La procura chiede l’ergastolo. La difesa punta tutto sulla fragilità psichiatrica: Monia soffriva di una patologia mentale profonda, accertata da periti nominati dal tribunale.

Il processo però prende una piega inattesa: per Alice “il fatto non sussiste”, non ci sono prove. Per Mattia, la madre “non era capace di intendere e di volere”.
La sentenza non lascia scampo alla speculazione, ma nemmeno risposte. Nessuno esce indenne da un incubo del genere.

Vita privata: quello che è pubblico

Cresciuta in provincia, aveva un compagno, Cristian Zorzi (nome comparso solo dopo l’inchiesta). Con lui, Monia aveva costruito la famiglia che non aveva mai avuto da bambina.
Vita apparentemente normale, poi la tragedia. Oggi i rapporti personali restano nel massimo riserbo, anche perché la posizione del compagno è sempre rimasta marginale nelle indagini (mai indagato, mai accusato).

Monia è stata descritta dagli psichiatri come “socialmente pericolosa”, motivo della misura restrittiva attuale.
Oggi non vive più da donna libera. La sua storia, però, resta appesa tra l’ombra dell’accusa e l’incertezza della verità.

Le critiche, le polemiche e la risposta della Corte

Molti, anche sui social, non credono all’assoluzione. “Non si può sbagliare due volte,” scrive qualcuno su Facebook.
La Corte, però, ha dovuto attenersi ai fatti: per la morte di Alice non c’è prova di omicidio. Nel caso di Mattia, la psichiatria forense ha prevalso: totale incapacità di intendere e di volere, nessun dolo accertabile.

Restano le polemiche, resta una comunità divisa. Ma la giustizia non si fa con le chiacchiere al bar.

Curiosità e dettagli minori

  • Monia Bortolotti era considerata una promessa nella danza prima dell’abbandono degli studi.
  • Il cognome Zorzi dei figli è comparso solo dopo il sequestro delle cartelle cliniche.
  • Nonostante le gravidanze ravvicinate e la giovane età, i servizi sociali non avevano mai segnalato nulla di anomalo prima delle tragedie.

FAQ reali (verificate e datate)

Quanti anni ha Monia Bortolotti?
Nata nel 1996, oggi ha 29 anni.

Perché è stata assolta?
Per la morte di Alice, il fatto non sussiste. Per Mattia, non era capace di intendere e volere.

Dove vivrà ora?
In una struttura psichiatrica (REMS) per almeno dieci anni, salvo rivalutazioni.

Qual è il ruolo del compagno Cristian Zorzi?
Mai indagato né accusato, il suo nome emerge solo nelle carte processuali.

Ci saranno altri sviluppi giudiziari?
Al momento no, ma eventuali ricorsi non sono esclusi.