Alla scoperta di Noventa: il cuore del vino di Botticino

Daniela Devecchi

Alla scoperta di Noventa: il cuore del vino di Botticino

Quando si parla di eccellenza inaspettata, capita che sia proprio lì dove meno la si attende: tra le colline di Botticino, a pochi chilometri da Brescia, dove il marmo è celebre in tutto il mondo ma il vino ha ancora molto da raccontare. È qui che l’azienda agricola Noventa ha riscritto il destino di un territorio, portandolo ai vertici dell’enologia nazionale.

Un traguardo che cambia tutto

Il Pià de la Tesa 2022 è il simbolo di questa rinascita. Non un vino qualsiasi, ma il primo rosso bresciano a conquistare i Tre Bicchieri del Gambero Rosso. Un risultato che, da solo, basterebbe a far parlare. Ma non finisce qui: il vino è stato anche nominato “Vino Rivelazione” dalla guida Vitae dell’AIS — un riconoscimento riservato a soli cento vini in tutta Italia —, oltre a essere premiato come Top Wine – vino slow da Slow Wine e insignito della Rosa Oro dalla guida Viniplus di Lombardia.

Un successo collettivo, potremmo dire, perché il trionfo del Pià de la Tesa trascina con sé un intero territorio, quello di Botticino, che torna finalmente sotto i riflettori.

La forza della terra e del marmo

Ma cos’ha di speciale questa zona? I vigneti Noventa si trovano sulle colline di Botticino, a circa 400 metri di altitudine, esposti a sud-est: la luce è costante, l’aria asciutta, il vento frequente. Un microclima perfetto per la viticoltura biologica, dove l’umidità è ridotta e la vite respira libera.

Sotto i piedi, invece, c’è il marmo. Lo stesso che ha costruito palazzi e monumenti in tutto il mondo, ma che qui regala al vino la sua mineralità distintiva. È come se la pietra trasmettesse un’eco minerale al calice: un filo conduttore che lega Botticino al suo vino più rappresentativo.

Un vino che racconta la pazienza

Il Pià de la Tesa è un rosso di struttura, ma non aggressivo. Ha eleganza, profondità e un equilibrio che si sente sin dal primo sorso. Al naso emergono note balsamiche e floreali, sfumature speziate, un finale lungo e sapido che resta nella memoria.

Ma dietro questa armonia c’è un lavoro lento e meticoloso. La viticoltura qui è quasi interamente manuale: potatura invernale, scelta del germoglio in primavera, cimatura, diradamento estivo dei grappoli, fino alla vendemmia di ottobre. Ogni pianta è seguita come un individuo, con attenzione e rispetto.

Dopo la raccolta, il lavoro si sposta in cantina. Anche qui la parola d’ordine è delicatezza: l’uva viene diraspata e lavorata con cura per preservare quanto più possibile la qualità del frutto. Tutto è pensato per valorizzare ciò che la natura offre, senza forzature.

Una filosofia che nasce da una promessa

Chi lavora in questa azienda sa che il vino è un messaggio del territorio. Il Pià de la Tesa non nasce per stupire, ma per raccontare — con sincerità — l’anima di Botticino. È il frutto di un percorso di ricerca continua, di un amore autentico per la terra e di un rispetto profondo per la materia prima.

E se oggi questo vino viene riconosciuto come uno dei migliori d’Italia, è perché riesce a fare esattamente questo: esprimere l’identità del luogo da cui proviene, con trasparenza e orgoglio.

Botticino, terra di rinascita

Fino a poco tempo fa, Botticino era sinonimo quasi esclusivo di marmo. Oggi, grazie a Noventa, diventa anche sinonimo di vino d’eccellenza. Un territorio piccolo, ma capace di parlare il linguaggio dei grandi.

E forse è proprio questo il bello: vedere come, tra le pieghe bianche del marmo e le vigne pettinate dal vento, un’azienda familiare abbia saputo trasformare una tradizione silenziosa in un racconto di passione, costanza e autenticità.

Il Pià de la Tesa non è solo un vino premiato. È la prova che la grandezza non ha bisogno di clamore, ma solo di radici profonde e mani che sanno aspettare.