Tibaldi, il Roero raccontato da due sorelle

Daniela Devecchi

Tibaldi, il Roero raccontato da due sorelle

C’è un punto del Roero in cui il paesaggio smette di essere solo sfondo e diventa racconto. È Pocapaglia, una collina che profuma di sabbia e di vento, dove le vigne si affacciano sulle Rocche come balconi naturali. Qui, tra i filari che respirano la luce chiara del Piemonte, due sorelle – Monica e Daniela Tibaldi – hanno deciso di dare forma concreta a un’eredità di famiglia, costruendo una cantina che somiglia a loro: essenziale, sincera, senza sovrastrutture.

Appena si entra nel loro mondo si avverte subito una cosa: tutto ruota intorno alla verità del vino. Nessun linguaggio patinato, nessuna corsa al superlativo. Solo la volontà di raccontare il territorio con rispetto, lasciando che siano le vigne e le annate a parlare. “Siamo Monica e Daniela, due sorelle nate e cresciute respirando l’amore per la viticoltura nel Roero”, dicono di sé. Una presentazione semplice, quasi timida, ma che racchiude una filosofia precisa: il vino come memoria vivente della terra.

Due sorelle e uno stesso passo

Il legame familiare è il cuore di tutto. Le due sorelle lavorano fianco a fianco con un equilibrio raro, ciascuna con il proprio carattere ma unite da una visione condivisa. Danielasegue la parte agronomica, Monica si occupa della cantina e della comunicazione. Insieme hanno dato un volto contemporaneo a un’eredità contadina, interpretando la tradizione con sguardo pulito e pratico.

Il loro modo di raccontarsi è asciutto, quasi piemontese: poche parole, molti fatti. Le immagini della loro cantina mostrano mani che lavorano, grappoli che maturano, botti e acciaio. Nessuna scena costruita, solo la verità quotidiana del mestiere. Ogni vendemmia è vissuta come un tempo irripetibile, con la consapevolezza che nella vita di una persona il numero di vendemmie è limitato. Un pensiero che sa di saggezza antica.

Il respiro delle colline

Il Roero è la loro casa e la loro misura. Le colline di Pocapaglia, colorate e ondulate, raccontano una biodiversità che incanta: boschi, noccioleti, sabbie dorate e marne grigie che si alternano in un paesaggio cangiante. Le celebri Rocche, con i loro dirupi e canyon naturali, sembrano custodire i segreti di un suolo che dà ai vini una personalità tutta sua. Qui l’Arneis cresce libero, trovando un equilibrio sottile tra freschezza e mineralità; il Nebbiolo, invece, respira profondità e precisione.

Passeggiando tra i filari si avverte la cura con cui ogni pianta viene seguita. Non c’è nulla di casuale. Tutto nasce dall’osservazione e dall’ascolto del terreno. È un ritmo lento, quello delle sorelle Tibaldi, fatto di gesti ripetuti e di scelte misurate. Ogni dettaglio – dalla potatura alla raccolta – diventa un atto d’amore verso la terra.

I vini come specchio

La produzione è essenziale, concentrata sull’identità del territorio. Il Roero Arneis D.O.C.G. è il punto fermo, vino bianco simbolo della zona, interpretato con eleganza e sobrietà. Accanto a lui, il Langhe Nebbiolo e la Barbera d’Alba raccontano la parte più calda e sanguigna del Roero, mentre la selezione “Bricco delle Passere” e il Roero D.O.C.G. “Roccapalea” offrono un approfondimento sul carattere dei singoli cru[CT1] .

Curiosa e affascinante è anche la scelta di produrre un Metodo Classico da Arneis, “RitaStè”, un esperimento riuscito che unisce la finezza delle bollicine alla struttura del vitigno. È la dimostrazione che si può innovare restando fedeli alle proprie radici, con rispetto e curiosità.

Ogni vino ha una sua voce distinta, ma tutti condividono la stessa impronta: pulizia, equilibrio, autenticità. Non cercano l’effetto, ma la verità del frutto.

Il valore della semplicità

C’è una parola che torna spesso quando si parla di Tibaldi: sobrietà. È un valore raro nel mondo del vino, e qui diventa stile. Non serve gridare per farsi ricordare. L’eleganza silenziosa, la cura nei dettagli, la misura nei gesti: tutto contribuisce a creare un’identità forte e riconoscibile.

Anche la comunicazione segue questa linea: nessun artificio, nessun invito insistente all’acquisto. Solo l’invito gentile a scoprire, a visitare, a lasciarsi guidare dalla curiosità. Perché il vino, per Monica e Daniela, non si spiega: si vive.

Un Roero che resta nel cuore

Tibaldi è una di quelle realtà che parlano sottovoce, ma restano impresse. Il loro lavoro restituisce al Roero il ruolo che merita: non solo una denominazione, ma un paesaggio dell’anima. Un luogo dove la sabbia diventa vino, e il vino diventa racconto.

Chi ha la fortuna di assaggiare le loro bottiglie sente tutto questo: la fatica delle mani, la dolcezza del sole sulle colline, l’equilibrio tra forza e delicatezza che solo il Roero sa dare. È un viaggio che inizia nel bicchiere e finisce tra le vigne, con il profumo di una terra che, ancora oggi, sa parlare piano ma chiaro.