Nella suggestiva fascia collinare tra Conegliano e Valdobbiadene si trova un luogo unico, a San Pietro di Feletto, dove la brezza marina incontra le pendici delle Alpi, che sembrano vegliare su ogni vigneto dove il vento arriva dalla laguna e le Alpi sembrano custodire ogni vite. È qui, a San Pietro di Feletto, che la famiglia Ceschin ha trasformato un sapere contadino in un progetto enologico chiamato Il Colle. Non uno slogan, ma un racconto di territorio: radici antiche, scelte nette e un’idea di Prosecco che va oltre la bolla.
Lo sapevi che le “Rive” – le menzioni geografiche più ripide della DOCG – obbligano alla vendemmia esclusivamente a mano e a riportare sempre l’annata? Una fatica che diventa linguaggio del luogo.
Una famiglia e una cantina sotterranea
Tutto nasce dall’intuizione di Fabio Ceschin, condivisa con la moglie Gianna e oggi portata avanti dai figli Andrea, Sara e Francesco.
La vocazione della famiglia all’uva Glera risale all’800: tra la fine dell’Ottocento e i primi del Novecento, il bisnonno Ceschin commerciava vino, come testimonia un documento risalente ai primi anni del 1900.
La svolta vera arriva nel 1978, quando Fabio decide di lasciare l’allevamento per dedicarsi completamente al Prosecco.
La produzione annua è arrivata a circa 2.000 tonnellate di uve. Più di un terzo proviene dai vigneti di famiglia, il resto da piccoli conferitori locali, con vendemmia rigorosamente manuale.
La cantina, ampliata di recente, è quasi completamente interrata. Una scelta che riduce l’impatto sul paesaggio e mantiene costante la temperatura durante la vinificazione. In più sfrutta persino la forza di gravità per il trasporto dell’uva: dettaglio che racconta molto più di tante dichiarazioni di principio.
Le vigne e i loro nomi
Il territorio è un mosaico: Collalbrigo, conosciuto come “Riva dei Perer”, Borgo America nascosto tra le colline, la Costa sotto il castello di Conegliano e Follina, primo acquisto della famiglia, oggi in regime biologico.
Ogni appezzamento racconta un microclima diverso: qui la Glera convive con varietà antiche come Verdiso, Bianchetta e Perera.
Dal 2019 queste colline sono Patrimonio UNESCO. E se ti dicessimo che, nonostante i riflettori internazionali, ciò che fa davvero la differenza resta l’inclinazione del terreno, l’esposizione al sole, il vento che gira da un versante all’altro?
Un metodo che porta il nome della casa
Il Prosecco de Il Colle segue il Metodo Martinotti, con una sosta in autoclave di trenta o quaranta giorni. Ma sulle Rive entra in gioco un processo esclusivo, il “Metodo Il Colle®”, che prevede un passaggio unico da mosto a spumante: un modo per contenere i solfiti e preservare la fragranza naturale della Glera.
Non solo bollicine
Non mancano le versioni di Conegliano Valdobbiadene – Brut, Extra Brut ed Extra Dry – ma accanto c’è una piccola collezione di vini fermi. Dal Masello al Refrontolo Passito (entrambi Colli di Conegliano DOCG), fino al Prosecco Tranquillo, al Verdiso e ai rossi Merlot e Cabernet.
Produzioni limitate, quasi di memoria, che raccontano una tradizione più ampia della sola presa di spuma.
La scuola, il contesto, il tempo lungo
La denominazione Conegliano Valdobbiadene è tra le più storiche d’Italia e ospita la Scuola Enologica, attiva dal 1876. È qui che la Glera ha trovato la sua espressione più riconoscibile, in un paesaggio che vive a metà strada tra Venezia e le Dolomiti.
Piccoli gesti, segni dei tempi
Sul sito della cantina c’è una pagina dedicata al corretto smaltimento di bottiglie, capsule, gabbiette, tappi e cartoni. E l’etichetta del Colle Baio è stampata su carta riciclata al cento per cento.
Sono dettagli, certo, ma raccontano una coerenza silenziosa più che mille slogan sulla sostenibilità.
Visite e degustazioni
Il Colle apre regolarmente le porte con degustazioni e percorsi guidati. Non esperienze da catalogo turistico, ma occasioni per capire davvero come nasce un calice, tra vigneti e vasche di vinificazione.

Sono giornalista pubblicista laureata in letteratura e content manager con una grande passione per la scrittura






