Non aveva nemmeno sette anni quando vide la notte trasformarsi in incubo. Era il 21 agosto del 1968, e a Castelletti di Signa, alle porte di Firenze, il piccolo Natalino Mele si svegliò in un’auto insanguinata. Accanto a lui, la madre Barbara Locci e l’amante Antonio Lo Bianco erano stati uccisi a colpi di pistola.
Quel bambino — che camminerà scalzo nella notte fino a bussare alla porta di un casolare — è diventato, senza volerlo, il primo e unico sopravvissuto della lunga scia di delitti del Mostro di Firenze.
Età e origini di Natalino Mele
All’epoca aveva circa sei anni, quindi Natalino Mele è nato intorno al 1962, figlio (o almeno così si credeva) di Stefano Mele, marito di Barbara Locci. Vivevano a Lastra a Signa, una piccola comunità dove tutti sapevano della relazione della donna con Antonio Lo Bianco.
Nella notte del 21 agosto 1968, Barbara e l’amante uscirono in auto con il bambino. A trovarsi ancora vivo, ore dopo la strage, fu solo lui.
Il bambino del delitto di Signa
La sua testimonianza — confusa, infantile, segnata dallo shock — non bastò a chiarire chi avesse ucciso i due amanti.
Stefano Mele, il padre “ufficiale”, venne condannato per il duplice omicidio, ma non convinse mai del tutto gli inquirenti. Quella notte rimase un mistero: perché il killer risparmiò il bambino?
E soprattutto, chi accompagnò Natalino per oltre due chilometri, lasciandolo bussare da solo a una casa sconosciuta?
La dinamica, la posizione dei corpi, l’arma usata e la scena del crimine mostravano elementi che, anni dopo, sarebbero tornati nei delitti del Mostro di Firenze. Quel delitto di Signa viene oggi considerato il primo episodio della serie.
La nuova verità: il DNA cambia tutto
Dopo più di mezzo secolo, la storia di Natalino Mele è tornata a riempire le prime pagine.
Nel luglio 2025 la Procura di Firenze ha disposto un test del DNA che ha ribaltato tutto: Natalino non è figlio di Stefano Mele, ma di Giovanni Vinci, fratello di Francesco e Salvatore, due uomini già coinvolti negli anni Ottanta nella cosiddetta pista sarda.
Una scoperta che ha rimesso in discussione l’intera indagine. Se il padre biologico apparteneva a quel gruppo, la domanda diventa inevitabile: il bambino fu risparmiato proprio per quel legame di sangue?
Gli investigatori ora ipotizzano che la parentela possa spiegare alcune incongruenze dell’epoca e rilanciare l’ipotesi di una rete più ampia dietro i delitti.
La vita nell’ombra
Oggi Natalino Mele vive lontano dai riflettori, in una casa modesta in Toscana. È un uomo riservato, segnato da un trauma che non lo ha mai abbandonato.
In alcune interviste recenti, ha raccontato di non ricordare quasi nulla di quella notte, ma di sentire ancora il peso di qualcosa che “non si può dimenticare”. Ha parlato del desiderio di sapere dove sia sepolta sua madre, di trovare pace dopo decenni di silenzio e sospetti.
Negli anni, il suo nome è tornato nei documentari e nelle inchieste giornalistiche sul Mostro di Firenze, ma lui non ha mai cercato notorietà.
È diventato, suo malgrado, il simbolo del mistero che non muore mai: il bambino sopravvissuto a una strage che nessuno ha mai davvero spiegato.
I dubbi ancora aperti
Dopo 57 anni, restano domande che neppure la scienza può chiudere del tutto.
Perché Natalino fu risparmiato? Chi lo portò via dall’auto? E cosa significava davvero quel legame con i Vinci, scoperto solo ora?
Gli investigatori parlano di “coincidenze che non esistono”. Alcuni cronisti, invece, pensano che la storia di Natalino possa contenere la chiave del primo anello di una catena lunga vent’anni di sangue.
Curiosità e retroscena
- Dopo l’omicidio, fu lo stesso Natalino a indicare la strada di casa a chi lo trovò nel buio.
- Per anni, i giornali lo descrissero come “il bambino del mostro”, ma lui non amava quella definizione.
- Solo nel 2025 è stato sottoposto al test genetico, dopo che la Procura ha riesumato campioni biologici d’archivio.
- Con la conferma della paternità Vinci, molti osservatori hanno chiesto la revisione di vecchi fascicoli giudiziari, rimasti in sospeso.
FAQ
Chi era davvero il padre di Natalino Mele?
Per decenni si è pensato fosse Stefano Mele, ma il DNA del 2025 ha stabilito che il padre biologico è Giovanni Vinci, figura legata alla pista sarda.
Perché Natalino sopravvisse?
Non c’è una risposta certa. Potrebbe essere stato risparmiato proprio per il legame familiare con gli autori o testimoni dell’omicidio.
Che fine ha fatto oggi Natalino Mele?
Vive una vita discreta, lontana dai riflettori. Non ha mai cercato visibilità, ma le nuove indagini lo hanno riportato suo malgrado al centro del caso.
Cosa cambia con la scoperta del DNA?
La scoperta ha riaperto il filone investigativo sulla pista sarda, mettendo in discussione la versione ufficiale di 57 anni fa.

“Head Staff”, giornalista pubblicista laureata in letteratura, amo scrivere e apprendere costantemente cose nuove. Trovo che il mestiere del giornalista sia uno dei più affascinanti che esistano. Ti consente di apprendere, di conoscere il mondo, farti conoscere e di entrare in simbiosi con il lettore






