Chi era Fulvio Grande Fotografo, l’uomo che ha fotografato l’anima di Venezia

Serena Comito

Chi era Fulvio Grande Fotografo, l’uomo che ha fotografato l’anima di Venezia

A raccontare Venezia con una macchina fotografica ci hanno provato in molti. Eppure, pochissimi ci sono riusciti davvero. Fulvio Roiter è uno di quei nomi che, per chi ama le immagini e la poesia nascosta tra le calli, è diventato un riferimento assoluto. Ma chi era davvero questo artista silenzioso, sempre in cammino con la sua Leica, pronto a cogliere la magia di un riflesso nell’acqua o la malinconia di una giornata di nebbia?

Un’infanzia normale e la scintilla della fotografia

Nato a Meolo, vicino Venezia, il 1° novembre 1926, Fulvio Roiter cresce senza sospettare che un giorno i suoi scatti avrebbero fatto il giro del mondo. Studia da perito chimico, una strada solida, ma poco emozionante. E invece, nel 1947, la sua vita prende una direzione diversa. Scopre la fotografia e ne resta folgorato.

Nel 1949 trova la sua “tribù” entrando nel circolo La Góndola di Venezia, insieme a Paolo Monti e ad altri pionieri dell’immagine. Sono anni di sperimentazione, amicizie, notti passate in camera oscura. Nel 1953, un viaggio in Sicilia segna l’inizio della sua avventura da professionista: la fotografia non è più solo un passatempo, ma una vocazione.

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Libri, successi e il mito di “Essere Venezia”

Fulvio Roiter inizia a farsi notare. Nel 1954 pubblica Venise à fleur d’eau, il suo primo libro: sono foto che raccontano la laguna senza cliché, con una delicatezza che colpisce subito. Ma è nel 1956 che arriva la svolta: il Prix Nadar, uno dei premi più importanti della fotografia mondiale, lo premia per il volume Umbria. Terra di San Francesco.

Da quel momento, Roiter non si ferma più. Pubblica libri su libri, scatta reportage in Italia e all’estero. Nel 1977 esce il suo capolavoro, Essere Venezia: duecento fotografie che ritraggono la città da dentro, senza filtri. Il volume viene stampato in quattro lingue e vende oltre un milione di copie, diventando un piccolo miracolo editoriale.

In carriera firmerà più di cento volumi, facendo conoscere il suo stile in tutto il mondo.

L’occhio poetico di Fulvio

Quello che rende unico Roiter è la sua capacità di andare oltre la tecnica. Sperimenta, certo: bianco e nero, composizioni geometriche, tagli inaspettati. Poi passa anche al colore, ma resta fedele a un’idea: la fotografia deve emozionare.

Per lui, Venezia è più di un soggetto. È una compagna di viaggio. Le sue foto sono un omaggio alle atmosfere rarefatte della laguna, agli scorci dimenticati, alla luce che cambia di minuto in minuto.
Non a caso si dice che Roiter appartiene al neorealismo fotografico: racconta la vita vera, ma lo fa sempre con una delicatezza che sfiora la poesia.

Premi, eredità e ultimi giorni

Nel corso degli anni, Roiter riceve tanti riconoscimenti: oltre al Prix Nadar, si porta a casa il Premio Cangrande della Scala, la Maschera d’Argento, l’Osella d’Oro e altri ancora. Ma il vero premio, per lui, è stato rimanere fedele al proprio sguardo, senza mai cedere alle mode.

Si spegne a Venezia il 18 aprile 2016, all’età di 89 anni. La sua eredità è oggi custodita dalla Fondazione Fulvio Roiter, voluta dalla figlia Jessica, che continua a valorizzare il suo straordinario archivio di immagini.

Cose da sapere (anche se non sei un fotografo)

  • Nei cruciverba italiani, se trovi “Fulvio, grande fotografo”, la risposta è sempre Roiter.
  • Il suo libro Essere Venezia è ancora oggi uno dei più venduti della storia della fotografia.
  • Diceva che ogni scatto era un “atto d’amore”: basta guardare le sue immagini per capire che era vero.

Domande frequenti su Fulvio Roiter

Dove è nato Roiter?
A Meolo, vicino Venezia.

Qual è il suo lavoro più famoso?
“Essere Venezia”, pubblicato nel 1977.

Quando è morto?
Nel 2016, a 89 anni.

Ha ricevuto premi?
Molti: il Prix Nadar, il Premio Cangrande, la Maschera d’Argento, l’Osella d’Oro.

C’è una fondazione a lui dedicata?
Sì, la Fondazione Fulvio Roiter, nata per volontà della figlia.