Smotrich, chi é? Ministro, Israele, gay, razzismo, supremazia, Gaza City

Giorgia Tedesco

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Il ministro delle Finanze israeliano é Bezalel Smotrich. Ed è tornato al centro delle polemiche con dichiarazioni che non solo esprimono forti posizioni estremiste, ma che hanno suscitato indignazione: sia a livello nazionale che internazionale. Figura emblematica di una destra ultraconservatrice, Smotrich interpreta la politica come una missione religiosa. Sovrapponendo visioni ideologiche alla legislazione. Si autodefinisce infatti difensore della sovranità israeliana su Giudea e Samaria.

Gaza non è un genocidio: è il luogo ideali per costruire palazzi

Secondo Smotrich, Gaza non rappresenta un dramma umanitario, bensì un’opportunità immobiliare. Parlando della situazione attuale, ha affermato che la demolizione è solo il primo passo per il “rinnovamento” di Gaza City. Annunciato come un progetto che “si finanzia da solo”; proprio grazie alle “macerie manna” dei conflitti precedenti. Prese di posizione come questa consolidano l’immagine di un politico che tratta temi estremamente delicati con un tono quasi provocatorio. Materiale di discussione che non si limita alla questione palestinese.

Smotrich: omofobo e razzista, rischia sanzioni penali

Nel corso degli anni, Smotrich ha accumulato dichiarazioni che continuano a sollevare polemiche. Dai bambini palestinesi definiti come potenziali minacce future, agli attacchi verbali. Quelli fatti contro le comunità cristiane e Lgbt. Persino le donne che partoriscono gli sono diventate oggetto di opinioni divisive, sostenendo che sua moglie non dovrebbe condividere la stanza con chi mette al mondo quella che lui considera una minaccia in divenire. Questa retorica ha generato ripercussioni anche fuori dai confini israeliani. Alcuni Stati europei lo hanno dichiarato persona non grata, ovviamente. E l’Unione Europea sta valutando sanzioni personali. Tuttavia, Smotrich non demorde, anzi, intensifica la sua narrativa ultranazionalista.

Un nuovo reich: ma tutto Israeliano

Considera il 2025 un anno cruciale per la cosiddetta “sovranità totale” israeliana. Rifiutando ogni ipotesi di due Stati e promuovendo nuovi insediamenti nei territori occupati. Per lui, Hamas sarebbe più funzionale dell’Autorità Palestinese, poiché il loro terrorismo impedisce un riconoscimento internazionale per uno Stato palestinese. Le sue parole sembrano essere una chiusura definitiva a qualsiasi dialogo pacifico. Chi cerca di opporsi ai suoi progetti viene liquidato. Come parte di movimenti radicali o comunità marginalizzate. E per chi resiste prefigura un destino estremo, con richiami alla pena di morte. Un linguaggio che non lascia spazio alla diplomazia, ma rinforza il profilo di un politico che polarizza ogni suo intervento. Dentro e fuori Israele.