Chi era Tonino Malossi: storia di un partigiano che ha attraversato un secolo

Serena Comito

Chi era Tonino Malossi: storia di un partigiano che ha attraversato un secolo

Se entri in un circolo ANPI nel bolognese, il suo nome circola ancora sottovoce. Tonino Malossi non è mai stato tipo da grandi discorsi o passerelle, ma la sua storia racconta più di quanto mille cerimonie possano dire. Classe 1922, nato a Bentivoglio, in una campagna che all’epoca era più polvere che asfalto, è stato falegname, partigiano, e – soprattutto – un uomo che la libertà l’ha scelta quando era tutto fuorché facile.

Dal banco da falegname alle montagne della Resistenza

Prima della guerra, la sua vita era semplice: lavoro in bottega, famiglia, amici di paese. Ma arriva la chiamata alle armi, e per Tonino è solo l’inizio. Viene assegnato al settore sanitario, fa il sergente, e l’8 settembre 1943 lo trova spaesato, come tanti. Rientra di nascosto a casa, prova a passare inosservato mentre tutto il mondo sembra crollare. E invece, proprio in quei mesi di paura, trova la sua strada.

Nel 1944 decide che non basta più nascondersi: entra nel battaglione Cirillo della 4ª Brigata Venturoli Garibaldi, tra Bentivoglio e Castel Maggiore. Inizia così la doppia vita da “Fracassa” – il suo nome di battaglia – fatta di notti all’addiaccio, corse nella nebbia, sabotaggi delle linee telefoniche nemiche, paura che ti scava dentro ma che non ti fa scappare.

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Il rischio e la fiducia, i giorni che non passano mai

Le sue memorie sono piene di piccoli dettagli che solo chi c’era può capire. Raccontava dei falsi fidanzatini che in realtà erano spie, delle staffette che rischiavano la vita ogni giorno, di una solidarietà che nasceva dalla fame e dalla paura. A volte capitava perfino di salvare piloti nemici, dopo i bombardamenti. “Certe scelte – diceva – si fanno in silenzio, con la coscienza, non con la divisa.”

La fine della guerra non lo ha trovato cambiato: tornato in paese, ha ripreso il mestiere di falegname. Non cercava medaglie o onori. Festeggiava il compleanno ogni 17 gennaio con la famiglia e chi voleva ballare, perché sì, era anche un ballerino appassionato, e sapeva divertirsi come pochi.

Un testimone silenzioso, ma mai neutrale

Tonino Malossi non si è mai pentito della scelta fatta. Era consapevole dei rischi, delle notti passate sveglio, delle occasioni in cui ha rischiato la pelle. La Resistenza per lui non è stata una pagina di libro: era vita vissuta, fatta di fame, paura, ma anche di coraggio e speranza. “Non si porta la libertà come una bandiera, ma come una responsabilità” – amava ripetere ai ragazzi delle scuole che, ogni tanto, lo invitavano a raccontare.

La comunità, gli anni lunghi, la memoria che non si spegne

Quando ha compiuto 103 anni, la sua casa si è riempita di nipoti, amici, vecchi compagni e amministratori locali. Era considerato “l’ultimo partigiano di Bentivoglio”, memoria vivente di un tempo che sembra lontanissimo e invece è ancora qui, nelle storie di chi ha il coraggio di ascoltare.

La sua scomparsa nel 2025 ha lasciato un vuoto vero. Il funerale è stato discreto, come era stato lui per tutta la vita, ma sentito. Non solo dal paese, ma da tutta la provincia di Bologna che gli ha reso omaggio con messaggi, bandiere e ricordi. “Era uno di quelli che non dimentichi, perché sapeva parlare senza alzare la voce”, hanno detto in tanti.

Domande più cercate su Tonino Malossi

Quanti anni aveva Tonino Malossi?
Aveva 103 anni.

Dove era nato?
A Bentivoglio, in provincia di Bologna.

Cosa faceva prima della guerra?
Faceva il falegname.

Qual era il suo ruolo nella Resistenza?
Era partigiano nella 4ª Brigata Venturoli Garibaldi, nome di battaglia “Fracassa”.

Cosa ha fatto dopo la guerra?
È tornato al suo mestiere, ha continuato a vivere in paese, sempre legato alla memoria della Resistenza.

Come veniva ricordato dalla comunità?
Come uomo semplice, coraggioso, allegro e sempre pronto a raccontare – senza mai vantarsi – il vero significato della libertà.