Luciana Castellina è nata a Roma il 9 agosto 1929, in una famiglia borghese che non lasciava presagire un futuro di militanza radicale. Da giovane frequenta il liceo classico e poi l’università, dove si forma un pensiero critico che la spinge verso la politica. A soli diciotto anni, mentre l’Italia usciva dalle macerie della guerra, decide di iscriversi al Partito Comunista Italiano. Non è una scelta facile né scontata, ma per lei significa stare dalla parte dei più deboli e immaginare un Paese nuovo.
Oggi, a 96 anni, racconta ancora di quel momento come di una rottura con la sua origine borghese. Quell’adesione fu l’inizio di una lunga fedeltà, non tanto a un partito, quanto a un’idea di giustizia sociale che non l’ha mai abbandonata.
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La frattura del 1969 e la nascita del “manifesto”
Il 1969 è una data scolpita nella storia personale di Castellina e della sinistra italiana. Insieme a Rossana Rossanda, Luigi Pintor, Aldo Natoli e Valentino Parlato fonda il manifesto, rivista prima e giornale poi, che rappresenta la voce della sinistra critica. Quel gesto costa a tutti i fondatori la radiazione dal PCI: un’espulsione che poteva segnare la fine della carriera politica, ma che si trasforma in una nuova avventura.
Castellina non arretra. Anzi, rivendica la libertà di dire ciò che pensa. Il manifesto diventa negli anni Settanta un punto di riferimento per intellettuali, studenti e movimenti. E lei è lì, tra le colonne portanti, a raccontare la politica italiana e internazionale con uno sguardo mai scontato. Ancora oggi, quando il giornale la invita sul “carro del 25 aprile”, è evidente che non si tratta solo di celebrazione, ma di un legame viscerale con un pezzo di storia.
Da Montecitorio a Bruxelles
La militanza giornalistica non le impedisce di entrare nelle istituzioni. Castellina viene eletta deputata alla Camera dei Deputati e, nel 1979, approda al Parlamento europeo, dove resterà per vent’anni. Un arco di tempo che le permette di vivere da protagonista l’allargamento dell’Unione e le trasformazioni politiche che seguono la caduta del Muro di Berlino.
Non è un ruolo di facciata. In Europa si occupa di politica estera, diritti civili, questioni sociali. Riporta nell’aula di Strasburgo la voce di un’Italia inquieta e critica, e spesso si scontra con i grandi blocchi di potere. Vent’anni di incarico significano decine di dossier, battaglie, viaggi e negoziati. Lei stessa, più volte, ha ricordato come Bruxelles sia stata una palestra politica diversa da Roma, ma non meno dura.
Libri, idee e dialoghi
Scrivere è sempre stato per Castellina un secondo modo di fare politica. I suoi libri non sono semplici memorie: sono riflessioni vive, spesso nate dal confronto con altre voci. Tra i titoli più recenti spicca Il femminismo della mia vicina, scritto insieme a Ginevra Bompiani. Non è un saggio accademico, né un pamphlet militante in senso stretto, ma un dialogo fitto che intreccia esperienze diverse.
In quelle pagine si discute di femminismo, guerra, rivoluzioni mancate e possibili. Castellina porta la sua esperienza di novant’anni di lotte, Bompiani la sensibilità di scrittrice e editrice: insieme riescono a tenere aperto un discorso che parla alle generazioni più giovani. Il libro è stato presentato in tutta Italia e ha dato vita a incontri che sembrano più conversazioni familiari che conferenze ufficiali.
Oggi, a 96 anni
Nonostante l’età, Luciana Castellina continua a girare l’Italia. Nel 2025 l’abbiamo vista al meeting di Alleanza Verdi e Sinistra a Roma, in libreria a Molfetta per presentare il suo ultimo libro, e a Milano sul carro del manifesto per il 25 aprile. A ottobre sarà a San Miniato per un incontro dedicato a Gaza e alla cultura della pace.
Le sue prese di posizione restano nette. Ha criticato l’idea di “celebrare con sobrietà” la Liberazione, ricordando che il 25 aprile non è un rituale ma un invito ad agire con lo stesso coraggio dei partigiani. Ha parlato di referendum come “strumenti buoni usati male”, denunciando chi li sfrutta come armi politiche. E non ha esitato a puntare il dito contro il maschilismo online, definendo “barbarie” l’abitudine di certi uomini di esporre le compagne sui social senza consenso.
Vita privata e compagno
Se sul piano pubblico la sua storia è nota, la vita privata è sempre rimasta discreta. Castellina è stata legata a Lucio Magri, figura di spicco della sinistra italiana e tra i fondatori del manifesto. Un legame profondo, che ha unito politica e sentimenti. La morte di Magri nel 2011 ha rappresentato per lei un dolore immenso, ma non l’ha allontanata dall’impegno civile.
Oggi vive a Roma, continua a scrivere e a muoversi per incontri e dibattiti. Nonostante l’età, non ha mai scelto il silenzio. Chi la conosce dice che è rimasta curiosa, pronta a confrontarsi anche con chi non la pensa come lei.
Una voce che resiste
A novantasei anni, Luciana Castellina resta una figura rara: testimone di una stagione politica irripetibile e al tempo stesso protagonista del presente. Per alcuni è la memoria vivente della sinistra, per altri la bussola morale che indica ancora una direzione possibile. Forse è entrambe le cose.
Quando parla, non lo fa per nostalgia. Usa la memoria come radice per spingere a guardare avanti.
FAQ su Luciana Castellina
Quanti anni ha?
È nata a Roma il 9 agosto 1929, oggi ha 96 anni.
Chi è stato il suo compagno?
Lucio Magri, fondatore del manifesto, scomparso nel 2011.
Che cariche ha ricoperto?
Deputata alla Camera e soprattutto europarlamentare dal 1979 al 1999.
Cosa ha scritto di recente?
Il femminismo della mia vicina, dialogo con Ginevra Bompiani.
È ancora attiva oggi?
Sì, partecipa a eventi pubblici, scrive articoli e prende posizione sui temi politici e sociali più attuali.

Sono giornalista pubblicista laureata in letteratura e content manager con una grande passione per la scrittura






