Olga Stepanova, 60enne, educatrice in un asilo di Slantsy cittadina nella regione di Leningrado, è stata arrestata con l’accusa di aver avuto un ruolo nella catena di distribuzione dell’alcol contraffatto che ha provocato la morte di almeno 25 persone.
Un avvelenamento di massa che la stampa russa descrive come uno dei piĂą gravi della storia recente del Paese.
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Chi è Olga Stepanova
Fino a poche settimane fa, Stepanova era conosciuta semplicemente come una maestra d’infanzia, una “defectologist” (insegnante specializzata nel lavoro con bambini con difficoltà ) nell’asilo n. 10 di Slantsy. Una vita ordinaria, un profilo lontanissimo dalle cronache nere.
Secondo l’accusa, però, sarebbe stata proprio lei a fornire l’alcol “grezzo” o “tecnico” che un suo conoscente, Nikolai Boitsov, avrebbe poi imbottigliato e venduto come vodka o distillato artigianale. Una catena che si è trasformata in tragedia: decine di persone morte, altre ricoverate in condizioni critiche, famiglie intere distrutte in poche ore.
L’inchiesta e gli arresti
La procura della regione di Leningrado ha aperto tre procedimenti penali. Ad oggi, almeno 14 persone risultano arrestate, tra cui Boitsov, 79 anni, e la stessa Stepanova.
Le accuse sono pesanti, ma non parlano di omicidio volontario: il capo d’imputazione è “causa di morte per negligenza” (articolo 109 del codice penale russo). Significa che, allo stato attuale, gli inquirenti ipotizzano condotta colposa e non premeditata.
Durante le perquisizioni sono stati sequestrati oltre 1.300 litri di alcol sospetto, bottiglie pronte per la vendita e taniche industriali. Una quantitĂ impressionante che lascia pensare a una distribuzione su larga scala, non a un episodio isolato.
Una comunitĂ sotto shock
A Slantsy, la cittadina dove viveva e lavorava Stepanova, la notizia ha fatto l’effetto di una bomba. Colleghi e conoscenti parlano di lei come di una donna tranquilla, dedita al lavoro con i bambini. Alcuni residenti hanno persino dichiarato ai media russi che “non sapeva neppure come si produce l’alcol”.
Il figlio, Anton, ha preso posizione pubblicamente, dicendosi certo che la madre non c’entri nulla con la catena che ha portato alla strage. Un coro di dubbi che contrasta con la versione degli inquirenti, convinti invece di un suo coinvolgimento diretto.
Una strage evitabile?
Il caso ha sollevato un dibattito enorme in Russia. Com’è possibile che alcol adulterato con metanolo circoli in quantità così vaste senza controlli efficaci? Perché nessuno si è accorto prima della rete illegale che riforniva interi villaggi?
Le autorità hanno promesso “tolleranza zero” e una revisione delle procedure di vendita. Intanto, però, resta il dolore delle famiglie che hanno perso i propri cari per un bicchiere di vodka avvelenata.
Cosa rischia Olga Stepanova
Se riconosciuta colpevole, Stepanova potrebbe affrontare una condanna pesante, anche se non per omicidio volontario. La legge russa prevede pene severe per i casi di morte causata da negligenza, soprattutto se plurime.
Il processo è ancora agli inizi e la sua posizione resta ambigua: è davvero parte attiva della catena criminale, oppure un anello minore sacrificato come capro espiatorio? Le prossime settimane saranno decisive per chiarire il suo ruolo.
Domande frequenti
Quante persone sono morte nell’avvelenamento di Slantsy?
Almeno 25, secondo le autoritĂ regionali.
Chi sono gli altri arrestati insieme a Olga Stepanova?
Tra i principali, Nikolai Boitsov, 79 anni, indicato come colui che imbottigliava e rivendeva l’alcol adulterato.
Olga Stepanova era davvero una maestra?
Sì, lavorava come educatrice d’infanzia in un asilo di Slantsy.
Qual è l’accusa formale contro di lei?
“Causa di morte per negligenza”, non omicidio premeditato.
Il processo è già iniziato?
No, siamo ancora nella fase delle indagini preliminari e della custodia cautelare.

Sono giornalista pubblicista laureata in letteratura e content manager con una grande passione per la scrittura






