Chi era Vito D’Amato, l’allenatore di calcio, morto a ottant’un anni?

Giorgia Tedesco

Ci lascia quest’oggi, dopo una vita nei campi da calcio, l’allenatore D’Amato. Conosciuto per la sua carriera da attaccante, Vito nacque nel Luglio del ’44, a Gallipoli. Numerosi gli elogi e le parole spese quest’oggi nei riguardi di quest’uomo. Un uomo che sarà per sempre ricordato come il bomber del calcio nazionale.

La carriera di Vito D’Amato

Vito cresce a Roma. Ci si è trasferito insieme alla sua famiglia. Suo padre è un portiere in uno stabile locale. Inizia a giocare nel Lazio ed è qui che cresce calcisticamente. Si guadagna da subito la stima dell’allenatore Mannocci che spinge per farlo giocare in seria A. Quando ha appena vent’anni infatti esordisce nella partita contro la Sampdoria.

Quell’anno segna tre gol e conferma sedici presenze durante la stagione. Si afferma come titolare della squadra con un numero di ben dieci reti segnate. La sua carriera è probabilmente contrassegnata dal ricordo di un derby in particolare. Quando il suo gol decise la vittoria del Lazio contro la Roma. Non è da dimenticare certamente neppure quando riuscì a sconfiggere l’Inter. Quella guidata da Herrera. E quando la Lazio retrocederà l’anno successivo, verrà ceduto proprio all’Inter.

Arriva poi nella Roma, dove si distingue nella trasferta contro il Palermo. Vince la Coppia Italia nella stagione del ’69. A venticinque anni arriva al Cesena e poi al Verona. Termina la sua carriera nel Catania. Nel ’66 viene convocato in Nazionale, per una partita con il Lussemburgo. Quando ha smesso di giocare, l’uomo ha deciso di diventare un allenatore, occupandosi della squadra femminile del Lazio.

I commiati di Roma e Lazio per D’Amato

Roma e Lazio sono costernate in questo momento. Partecipano entrambe commosse al dolore dei familiari dello storico giocatore biancoceleste. Il suo nome, come gli stessi comunicati esprimono, rimarrà nella storia delle due squadre della Capitale.

Anche in questa occasione Vito ha creato una profonda unità. Due squadre così simili e così rivali, oggi, piangono insieme, lo stesso uomo, la stessa tenacia, gli stessi ideali. Le dirigenze, le squadre e tutte le società si uniscono in un cordoglio affranto, mentre un pezzo di storia calcistica ci lascia.

Il ricordo dell’uomo: gli elogi spesi per Vito

Sono numerose le parole spese nelle ultime ore. Il calciatore non sta venendo ricordato solo per la carriera, ma anche e soprattutto per l’umanità che l’ha contraddistinto. Vito è spiccato nel panorama soprattutto per l’atteggiamento umile e corretto con i compagni e con gli avversari.

Rappresentando un punto di riferimento e un esempio di come si giochi correttamente. Negli anni molti sono stati gli avversari ad averlo omaggiato per le sue peculiarità professionali e umane. D’Amico è un esempio perfetto di come il calcio fosse una realtà anche positiva. Un posto in cui era possibile instaurare legami profondi e duraturi, nonostante la rivalità nota. D’Amato ha sempre rispettato sé stesso, la sua maglia e gli uomini.