Se ieri siamo andati a dormire con la notizia del suicidio di Stefano Argentino, oggi ci siamo alzati con l’ennesimo caso che rassegna una sconfitta sociale.
E’ di stamane la notizia del decesso di una donna marocchina, assassinata questa notte nel centro storico di Foggia. La vittima era tutelata dal codice rosso. Vediamo insieme cos’è accaduto.
Omicidio nel cuore della notte: cos’è successo?
Sembra che la donna lavorasse come cuoca in una mensa scolastica e il suo decesso si stima essere avvenuto fra l’una e le due della notte del sei agosto. Le prime ricostruzioni suggeriscono che la donna fosse rientrata da poco a casa per poi uscire immediatamente, incontrando quello che si è rivelato essere il suo assassino.
Il motivo che ha allontanato la donna da casa non è ancora molto chiaro: qualcuno ipotizza possa essere uscita proprio per incontrare l’ex compagno, altri sostengono che abbia intravisto dall’uscio della porta l’assassino e, riconoscendolo, fosse scappata per chiedere aiuto.
La quarantaseienne marocchina, di cui non è stato ancora divulgato il nome, viveva al primo piano di un palazzo nel centro storico di Foggia; la donna è stata brutalmente uccisa a coltellate e ritrovata poco distante dalla sua abitazione, nel Quartiere Settecenteschi di Foggia, precisamente in vico Cibele, all’interno della via Nicola Parisi. La strada è stata immediatamente chiusa con i sigilli per poterla sottoporre alle indagini e agli opportuni rilievi della scientifica.
Ad allertare il Comando Mobile della Polizia sono stati i residenti della zona, attirati dalle urla che hanno squarciato la notte. E’ proprio uno dei vicini a descrivere le grida della quarantaseienne come disumane, seguite solo da quelle di un’altra donna, accorsa fuori per recare soccorso. Per il resto del tempo rimane il silenzio di una notte che inghiotte l’ennesima speranza. Perché? Non c’è stato nulla da fare per la vittima, nonostante le forze dell’ordine siano arrivate tempestivamente
La denuncia di pochi giorni fa: la donna aveva il Codice Rosso
La donna aveva presentato una denuncia contro l’ex compagno, anche lui marocchino ed era protetta dal codice rosso, ma questo sembra non essere bastato a salvarle la vita. Ma cos’è il codice rosso?
Il Codice Rosso diventa legge nel 2019: l’obiettivo è la necessità di adottare misure urgenti volte a prevenire e contrastare la violenza domestica e di genere; questa misura nasce dall’aumento esponenziale del numero dei femminicidi in Italia e soprattutto per garantire una tutela più efficace nei riguardi delle vittime, snellendo l’iter burocratico per le denunce e gli accertamenti. Il codice si applica in caso di violenza sessuale, costrizione matrimoniale, deformazioni corporee e stalking. Questo comporta un aumento considerevole per gli anni da attribuire all’imputato in caso di condanna.
Si sta lavorando anche per fornire una maggiore formazione per le forze dell’ordine incaricate di procedere contro i reati sopramenzionati.
La legge prevede inoltre una tutela superiore per i centri antiviolenza, incentivandone la creazione, e per chi offre assistenza alle vittime attraverso percorsi psicologici e legali. Difatti è stato istituito un fondo apposito per chiunque si occupi di violenza domestica, di genere e di abusi familiari.
I numeri da chiamare per richiedere aiuto sono il 112 e il 1522, entrambi a piena disposizione per chiunque avesse bisogno di assistenza, anche in forma anonima.
Un episodio che getta dubbi sulla validità del Codice Rosso
Se questo verrà confermato come l’ennesimo caso di femminicidio potrebbero sorgere non pochi dubbi sulla tutela che offre la nuova legge alle vittime di violenza. Come ogni caso simile anche quest’ultimo macchia il nuovo Codice Rosso.
L’intera comunità di Foggia è scossa da quanto accaduto nelle ultime ore: è necessario capire e comprendere le falle all’interno del sistema di prevenzione per chi denuncia vessazioni e prepotenza. Bisogna che la protezione riservata alle vittime aumenti e che vengano monitorati adeguatamente gli individui a cui viene imposta una restrizione o un allontanamento. E’ importante che vengano rispettate le distanze imposte per tutelare la parte offesa.
Questo delitto ci rammenta quanto possa essere fragile il confine che divide vittima e carnefice. La lotta al femminicidio sembra essere ancora una strada lunga e in salita, che ha bisogno di strategie adeguate per mettere al riparo chi ha il coraggio di denunciare.
Questa falla rappresenta soprattutto il motivo principale per cui ancora molti, donne e uomini, scelgono la strada dell’omertà : soffrendo ed evitando le denunce. Aleggia nell’aria una convinzione aspra: non possono proteggerci. E’ quanto può risultare amara questa conclusione? E’ davvero possibile rassegnarsi a ciò?
Vi terremo aggiornati su tutti gli sviluppi del caso, certi che presto l’assassino verrà consegnato alla giustizia.

Tedesco Giorgia, classe ’95.
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